News

Burioni "consiglia" il rimedio miracoloso: perché è un video fake e come difendersi

Sui social circolano video manipolati con l’intelligenza artificiale nei quali medici famosi sembrano consigliare farmaci, integratori e rimedi “miracolosi”. Quello con protagonista (suo malgrado) Roberto Burioni è diventato virale, ma si tratta di un deepfake che sfrutta la fiducia nei camici bianchi per vendere prodotti dall’efficacia non dimostrata. Ecco perché è importante stare attenti, come riconoscerli e quali contromisure ci sono.

21 settembre 2026
Deepfake video Burioni

Roberto Burioni lo ha ripetuto più volte: i video nei quali sembra promuovere farmaci, integratori e terapie sono falsi. «Ho fatto tutto quello che potevo per bloccare questi video, però non ci sono riuscito. Il risultato è stato zero. È frustrante», ha spiegato il virologo dopo la comparsa su TikTok di filmati manipolati con l’intelligenza artificiale.

La truffa parte spesso da una vera intervista, ne altera voce e immagini e conduce a una pagina di vendita. Il punto da ricordare è semplice: la pubblicità sanitaria è sottoposta a regole piuttosto precise, stabilite dal codice comunitario dei medicinali per uso umano. Un medico famoso che “raccomanda” al pubblico un medicinale rappresenta già di per sé un forte campanello d’allarmePrima di fidarsi e acquistare il farmaco, meglio verificare il video, facendo qualche ricerca sia sul prodotto e sia sul venditore.

Torna all'inizio

Video fake di Burioni: non un caso isolato

I falsi video con Roberto Burioni hanno assunto forme diverse. In alcuni filmati il virologo sembrava consigliare rimedi contro artrosi, prostatite o disturbi dell’erezione; in altri, diffusi attraverso un account TikTok non riconducibile a lui, suggeriva di assumere moringa contro presunti sintomi dovuti a livelli elevati di cortisolo. Un profilo, ormai chiuso, che però aveva raccolto circa 26 mila follower e 71 mila “mi piace”.

Post Facebook di Roberto Burioni sui video fake

Per realizzare i filmati vengono recuperate online immagini autentiche, per esempio una partecipazione televisiva, sulle quali sono sovrapposte una voce sintetica e nuove parole. Burioni ha raccontato di ricevere richieste sulla posologia dei prodotti, ma anche messaggi di persone che li avevano già ordinati e non ricevuti. Il fenomeno, quindi, non si limita alla diffusione di informazioni false: può trasformarsi in una vera vendita fraudolenta.

Il virologo è in buona compagnia

Burioni non è l’unico medico coinvolto. Nel dicembre 2023 circolò un falso video della trasmissione Elisir nel quale Michele Mirabella sembrava intervistare il professor Carlo Francesco Selmi, medico di Humanitas. Immagini e audio di una vera apparizione televisiva erano stati manipolati per attribuire al medico la promozione di un unguento presentato come capace di curare artrite, artrosi e altri problemi articolari. La trasmissione e Humanitas smentirono pubblicamente il contenuto.

Non è neppure indispensabile rubare l’identità di uno specialista conosciuto. Come rilevato nella nostra indagine sulla pubblicità online dei rimedi anti-truffa, alcune campagne mostrano presunti professionisti in camice bianco dei quali non si trova traccia negli albi professionali.

Torna all'inizio

Perché è un deepfake e da cosa si riconosce

Un deepfake è un contenuto nel quale l’intelligenza artificiale viene utilizzata per modificare volto, voce o parole di una persona. Nei casi più semplici si parte da un filmato vero e si sostituisce l’audio; in quelli più sofisticati vengono sincronizzati anche i movimenti delle labbra, facendo sembrare che il medico abbia pronunciato frasi mai dette.

Qualche anomalia può tradire la manipolazione: voce monotona o con accenti innaturali, labiale non perfettamente sincronizzato, espressioni rigide, contorni del volto instabili e bruschi cambi di qualità. Burioni stesso ha raccontato di riconoscere errori nella pronuncia delle vocali toniche che non commetterebbe. Questi difetti, però, diventano sempre meno evidenti: non bisogna affidarsi soltanto all’aspetto del video, ma verificare soprattutto chi lo pubblica e che cosa sta vendendo.

Un medico non può fare il testimonial

C’è poi un indizio ancora più importante. Il decreto legislativo 219/2006 stabilisce che possono essere pubblicizzati al pubblico soltanto i medicinali utilizzabili senza l’intervento del medico per diagnosi, prescrizione o sorveglianza del trattamento. La pubblicità dei medicinali soggetti a ricetta è invece vietata e, anche per i prodotti pubblicizzabili, il messaggio deve essere preventivamente autorizzato dal Ministero della Salute.

Soprattutto, l’articolo 117 vieta che la pubblicità di un medicinale comprenda la raccomandazione di scienziati, operatori sanitari o persone largamente note al pubblico. Un medico, quindi, non può essere impiegato come testimonial per accreditare presso il pubblico un farmaco, neppure quando si tratta di un medicinale di automedicazione che può essere pubblicizzato.

Per integratori e altri prodotti sanitari la disciplina non è identica a quella dei medicinali, ma resta il divieto deontologico. L’articolo 57 del Codice di deontologia medica stabilisce che il medico non può concedere il proprio patrocinio a pubblicità promozionali finalizzate a favorire la commercializzazione di prodotti sanitari o di qualsiasi altra natura. Vedere un camice bianco non basta dunque a dimostrare che il prodotto sia efficace, autorizzato o realmente consigliato dal professionista mostrato.

Torna all'inizio

Su cosa fa leva e perché è pericolosa questa truffa

La truffa sfrutta prima di tutto il principio di autorità: una cura sembra più credibile se a presentarla è un medico noto, magari ripreso nello studio di una trasmissione televisiva riconoscibile. Il truffatore non deve costruire da zero la fiducia del pubblico, perché si appropria di quella già associata al professionista e al programma.

A questo si aggiungono promesse studiate per intercettare persone alle prese con disturbi cronici o difficili da trattare: acufene, dolori articolari, problemi alla prostata, caduta dei capelli o disfunzioni sessuali. Il prodotto è spesso descritto come “naturale”, privo di rischi e capace di risolvere rapidamente il problema, mentre medici e aziende farmaceutiche sarebbero interessati a nasconderne l’esistenza. Recensioni entusiastiche, finte prove scientifiche, sconti in scadenza e quantità limitate servono infine a spingere all’acquisto prima che il consumatore possa fare verifiche.

Non solo soldi: a rischio c'è la salute

Il pericolo non riguarda soltanto la perdita di denaro o la mancata consegna. Un prodotto dalla composizione incerta può provocare effetti indesiderati o interazioni con altri trattamenti. Chi crede alla promessa può inoltre rinviare una visita, interrompere una terapia efficace o trascurare sintomi che richiedono una diagnosi. La parola “naturale”, inoltre, non equivale a innocuo e non dimostra né l’efficacia né la sicurezza di ciò che viene venduto.

Torna all'inizio

Quali verifiche si possono fare

  • La prima verifica riguarda la fonte. Bisogna controllare se il filmato compare sul sito o sui profili ufficiali del medico, dell’ospedale, dell’università o della trasmissione televisiva citata. Il nome visualizzato su TikTok, Facebook o YouTube non basta: un account può usare fotografia, qualifica e nome di un’altra persona pur avendo un indirizzo completamente diverso.
  • Conviene poi fermare il video su un’inquadratura significativa ed effettuare una ricerca per immagini. In questo modo si può scoprire che la scena proviene da una vecchia intervista dedicata a tutt’altro argomento. Una ricerca con il nome del medico, quello del prodotto e parole come “truffa”, “falso” o “smentita” può far emergere avvisi pubblicati dal diretto interessato o dalla struttura sanitaria.
  • Anche il prodotto deve essere controllato. I medicinali autorizzati in Italia possono essere cercati nella banca dati dei farmaci dell’Aifa; gli integratori notificati sono invece raccolti negli elenchi del Ministero della Salute. La presenza di un integratore nell’elenco, però, non certifica che sia in grado di curare una malattia: gli integratori non sono medicinali e non possono vantare proprietà terapeutiche.
  • Infine, occorre esaminare la pagina di vendita: ragione sociale, indirizzo, contatti, condizioni di vendita e diritto di recesso devono essere chiaramente indicati. Traduzioni approssimative, timer che ripartono, diagnosi basate su poche domande, testimonianze non verificabili, promesse di guarigione e un prodotto disponibile soltanto attraverso quella pagina sono segnali che consigliano di non procedere.
Torna all'inizio

Cosa si può fare se si è cascati nel tranello

Se il prodotto è già stato ordinato, bisogna interrompere ogni ulteriore contatto con il venditore e non effettuare altri pagamenti, neppure se vengono richiesti per sbloccare la spedizione, ottenere il rimborso o pagare presunte spese doganali. È utile salvare subito il video, l’indirizzo della pagina, la conferma d’ordine, le e-mail, gli screenshot e la prova del pagamento: inserzioni e siti possono scomparire rapidamente.

Se sono stati comunicati dati della carta o credenziali bancarie, è necessario contattare immediatamente la banca o l’emittente, controllare i movimenti e chiedere quali strumenti di contestazione o blocco siano disponibili. Se è stata riutilizzata una password già impiegata altrove, va cambiata anche sugli altri account e, dove possibile, deve essere attivata l’autenticazione a due fattori.

Il prodotto non dovrebbe essere assunto senza averne parlato con il medico o il farmacista. Se lo si è già utilizzato, bisogna conservare confezione, etichetta e composizione e riferire al professionista quantità e tempi di assunzione. In presenza di sintomi o reazioni avverse occorre rivolgersi tempestivamente a un medico; nei casi urgenti bisogna chiamare il 112.

Il video va segnalato anche alla piattaforma social e, se si ritiene di essere stati truffati, alla Polizia Postale. Una pubblicità sanitaria ingannevole può inoltre essere sottoposta all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, allegando tutti i documenti disponibili.

Torna all'inizio

Video fake? Segnalalo agli altri utenti

Le truffe che sfruttano i deepfake, cioè falsi video creati con l’intelligenza artificiale, sono ormai più comuni di quanto si possa pensare. Il video fake del governatore della Banca d’Italia e la falsa lite tra Lilli Gruber e John Elkann puntavano a convincere le persone a investire su piattaforme poco trasparenti. I falsi filmati di medici sono ancora più preoccupanti, perché possono condizionare decisioni che riguardano direttamente la salute.

Entrambi i fenomeni fanno parte di un quadro più ampio di raggiri digitali legati alle potenzialità dell’AI. Per aiutare i consumatori a reagire, nell’ambito del progetto Digitalizzati, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, abbiamo creato una piattaforma per segnalare le truffe online. Puoi inviarci il link del video o del sito sospetto e allegare gli screenshot. Segnalare un tentativo di truffa serve a proteggere anche gli altri cittadini.

Fai una segnalazione

Torna all'inizio
Glass.Mapper.Sc.Fields.Image
IL CONSIGLIO DELL'ESPERTO
Daniele Caldara - Microbiologo medico
Se un medico famoso sembra consigliare sui social un farmaco, un integratore o una cura “miracolosa”, non acquistare dalla pagina collegata al video. Controlla prima i canali ufficiali del professionista e cerca il prodotto nei registri del Ministero della Salute o dell’Aifa. Ricorda soprattutto che un medico non può fare da testimonial per raccomandare al pubblico un medicinale: già questo basta per trattare il messaggio come sospetto.