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Gruber, Elkann e i soldi facili con l’AI: anatomia di una falsa notizia

Un post su Facebook racconta la notizia di uno scontro in Tv tra Lilli Gruber e John Elkann. Il collegamento porta a una pagina che imita RaiNews, ma la notizia è inventata: il litigio, le dichiarazioni e il testimone diventato ricco servono a rendere credibile una piattaforma che promette guadagni facili grazie all’intelligenza artificiale. Ecco come funziona il meccanismo e come smascherarlo.

articolo di:
10 luglio 2026
Falsa lite Gruber Elkan

La lite televisiva non è mai avvenuta, l’articolo non appartiene a RaiNews e il piccolo investitore diventato ricco quasi certamente non esiste. È una messinscena pubblicitaria costruita per accompagnare il lettore verso una piattaforma di investimento: prima la notizia sensazionale, poi le presunte rivelazioni sui privilegi dei miliardari, infine la promessa che la stessa tecnologia sarebbe accessibile a tutti.

Lo schema ricorre in molte fake news online di tipo finanziario: personaggi famosi, loghi di giornali, fonti anonime, guadagni eccezionali e algoritmi di intelligenza artificiale vengono usati per dare autorevolezza a un’offerta che, in realtà, non è stata verificata. Ma vediamo nel dettaglio come funziona questo schema prendendo d'esempio la fake news della finta lite tra Lilli Gruber e John Elkann che sta circolando su molti social network.

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La notizia fake che compare su Facebook

Tutto comincia scorrendo Facebook. Tra fotografie, video e aggiornamenti compare un contenuto che sembra provenire da RaiNews. Nell’immagine si vedono Lilli Gruber e John Elkann nello studio di Otto e mezzo. Il testo promette una scena clamorosa: una domanda apparentemente semplice avrebbe messo in difficoltà l’ospite, costringendolo ad abbandonare la trasmissione.

È un’esca costruita bene. Ci sono un volto noto dell’informazione, uno degli imprenditori più conosciuti del Paese e un presunto incidente avvenuto in diretta televisiva. Il post non spiega che cosa sia successo: invita a premere sul pulsante “Scopri di più”.

Un particolare, però, è già visibile prima di aprirlo: sotto il contenuto compare la parola “Sponsorizzato”. Non stiamo quindi guardando una notizia pubblicata spontaneamente da una testata, ma un’inserzione acquistata da qualcuno per raggiungere un pubblico più ampio.

Fake news Facebook 1 

Personaggi veri, storia falsa

L’immagine della trasmissione può sembrare autentica e i protagonisti sono persone reali, ma questo non dimostra che il fatto raccontato sia avvenuto. In questo caso si tratta con ogni probabilità di un'immagine creata con l'AI, ma è proprio la mescolanza tra elementi riconoscibili e informazioni inventate a rendere efficace la manipolazione.

Fotografie, spezzoni televisivi e loghi possono essere prelevati da contenuti autentici e inseriti in una storia completamente diversa. Per questo non basta riconoscere i personaggi o lo studio televisivo: bisogna verificare chi ha pubblicato il contenuto e dove conduce il collegamento.

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Il finto articolo di RaiNews: occhio all’indirizzo

Premendo sull’inserzione si apre una pagina che, almeno a prima vista, sembra appartenere a RaiNews. Il logo è nella posizione giusta, il carattere tipografico ricorda quello di una testata giornalistica e compaiono menu come “News regionali Tgr” e “Rai News 24 · LIVE”.

Ma basta guardare la parte superiore dello schermo per scoprire l’inganno: l’indirizzo visualizzato dal browser non appartiene alla Rai e termina con un dominio del tutto estraneo all’azienda. Non siamo quindi davanti a un articolo pubblicato da RaiNews, ma a una pagina che ne copia l’aspetto grafico per appropriarsi della sua credibilità.

Screenshot_2_RaiNews 

Il logo non prova l’autenticità di un sito

Copiare un logo, un colore o un’impaginazione è relativamente semplice. L’elemento decisivo è il dominio del sito: prima di fidarsi di una pagina bisogna controllare la parte dell’indirizzo immediatamente precedente all’estensione, per esempio “.it” o “.com”.

La presenza di parole come “Rai”, “news”, “sicuro” o “ufficiale” in altre parti dell’indirizzo non basta. Un sito può mostrare perfettamente il marchio di una testata e, nello stesso tempo, essere gestito da soggetti che non hanno alcun rapporto con essa.

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Uno scontro Tv, ma senza fonti

L’articolo sostiene che quella con Elkann dovesse essere una normale intervista, ma che si sarebbe trasformata in uno dei momenti più tesi della televisione italiana. La conduttrice avrebbe mostrato documenti preparati per settimane e l’ospite, incalzato dalle domande, avrebbe infine lasciato lo studio.

La narrazione è ricca di particolari: dialoghi riportati tra virgolette, reazioni emotive, fotografie della trasmissione e riferimenti a una puntata successivamente scomparsa dal sito dell’emittente. È una tecnica utile a dare al lettore la sensazione di trovarsi davanti a una ricostruzione giornalistica molto documentata.

Manca però l’elemento fondamentale: una fonte verificabile. Non viene fornito un filmato consultabile, un comunicato dell’emittente o un collegamento a una registrazione autentica. La puntata sarebbe stata rimossa e le spiegazioni ufficiali non esisterebbero. In questo modo l’assenza di prove viene trasformata in una presunta conferma dell’insabbiamento.

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Niente video, niente prove: è un complotto

Il meccanismo è circolare: il video non si trova perché qualcuno lo avrebbe cancellato; non ci sono dichiarazioni perché qualcuno avrebbe imposto il silenzio; la mancanza di riscontri diventa così la prova che la storia sarebbe troppo scomoda per restare online.

È un espediente efficace perché impedisce al lettore di verificare il racconto e, contemporaneamente, lo fa sentire in possesso di una notizia riservata che “i potenti” vorrebbero nascondere.

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Un algoritmo AI per arricchirsi

Dopo aver catturato l’attenzione con il litigio, la storia cambia improvvisamente argomento. Le domande non riguardano più Stellantis o il futuro dell’industria automobilistica, ma il modo in cui la holding della famiglia Elkann gestirebbe il proprio patrimonio. La falsa intervista attribuisce all’imprenditore l’uso di sofisticati sistemi algoritmici capaci di analizzare i mercati ininterrottamente ed eseguire operazioni automatiche. Il messaggio implicito è semplice: i ricchi diventano sempre più ricchi perché dispongono di tecnologie finanziarie segrete, potenti e irraggiungibili per le persone comuni. La contrapposizione non è casuale. Prima si suscita indignazione per il privilegio dei grandi capitalisti (perché Elkann fa i soldi e io no?); subito dopo si offre al lettore la possibilità di accedere allo stesso presunto vantaggio.

Screenshot_4_Algoritmo

A questo punto arriva la vera finalità della pagina. La giornalista, secondo il dialogo inventato, rivelerebbe che esiste una piattaforma capace di offrire alle persone comuni gli stessi sistemi utilizzati dai grandi patrimoni. L’accesso partirebbe da una cifra molto più bassa rispetto ai capitali necessari agli investitori istituzionali. Il contrasto tra migliaia di euro e poche centinaia è studiato per far percepire l’offerta come un’occasione democratica, conveniente e irripetibile.

È qui che il lettore dovrebbe rendersi conto che non sta più leggendo un articolo di cronaca. La presunta inchiesta televisiva si trasforma in un messaggio commerciale, con il nome della piattaforma (che nel nostro articolo non riportiamo per non dargli ulteriore visibilità) ripetuto e collegato a una pagina di registrazione. La trasformazione avviene gradualmente. All’inizio il lettore è attratto da uno scontro televisivo; soltanto dopo molti paragrafi scopre che il contenuto vuole convincerlo a investire. Una pubblicità tradizionale che promettesse migliaia di euro partendo da una piccola somma susciterebbe subito diffidenza. Una lunga storia, invece, crea curiosità, emozione e una falsa sensazione di autorevolezza prima di presentare l’offerta.

L’intelligenza artificiale come parola magica

Nel testo l’intelligenza artificiale non viene spiegata. Non sono indicati il funzionamento del modello, i rischi, i costi, l’intermediario che eseguirebbe le operazioni o le autorizzazioni necessarie. L’AI serve soltanto come formula capace di rendere plausibile un rendimento eccezionale.

La tecnologia, da sola, non elimina il rischio finanziario e non può garantire guadagni. Quando viene presentata come un sistema autonomo, infallibile e capace di produrre denaro senza competenze né controllo, bisogna interrompere la navigazione e verificare con attenzione l’identità e le autorizzazioni dell’operatore.

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Il finto uomo comune che diventa ricco

La storia ha ancora bisogno di un ultimo passaggio. Dopo i personaggi famosi e la tecnologia esclusiva compare un uomo qualunque: un ex operaio, rimasto senza lavoro, che avrebbe deciso di provare la piattaforma con una piccola somma.

Il testimone racconta di non conoscere la finanza e di essersi fidato soltanto perché aveva sentito parlare dello strumento durante la falsa trasmissione. È il personaggio nel quale il lettore dovrebbe riconoscersi: non un esperto o un milionario, ma una persona con problemi economici e una famiglia da sostenere.

Seguono risultati straordinari: un primo guadagno già nel giorno iniziale, il capitale aumentato rapidamente in una settimana e migliaia di euro prelevati dopo un mese. Non vengono mostrati estratti conto verificabili, contratti, movimenti bancari completi o documenti che permettano di accertare l’identità e l’esperienza dell’uomo.

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La testimonianza serve ad abbassare la percezione del rischio

Il racconto non si limita a promettere un rendimento: costruisce una giustificazione emotiva per investire. Il testimone ammette di essere stato avvertito da un familiare, ma decide comunque di rischiare perché la somma iniziale gli sembra sostenibile.

È il comportamento che la pagina vuole riprodurre nel lettore: “provo con poco e vedo che cosa succede”. Ma spesso in questi casi, il primo versamento può essere soltanto l’inizio. La vittima può visualizzare guadagni inesistenti all’interno della piattaforma ed essere poi spinta a versare altre somme, spesso con la promessa di poter sbloccare o ritirare il denaro già accumulato.

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Come riconoscere subito la finta informazione

In questo caso gli indizi non sono nascosti: sono presenti dall’inizio alla fine del percorso. Presi singolarmente potrebbero sembrare errori o stranezze; osservati insieme mostrano un copione costruito per promuovere un investimento.

  1. Il primo segnale è la dicitura “Sponsorizzato” sotto il post. Non significa automaticamente che il contenuto sia fraudolento, ma chiarisce che qualcuno ha pagato per diffonderlo. Quando un’inserzione usa il volto di personaggi famosi e promette una rivelazione finanziaria, la prudenza deve aumentare.
  2. Il secondo indizio è l’indirizzo del sito. La grafica imita RaiNews, ma il dominio non appartiene alla Rai. Prima ancora di leggere l’articolo sarebbe quindi possibile individuare l’inganno e interrompere la navigazione.
  3. Il terzo elemento è la struttura del racconto, che rimane quasi sempre identica: una notizia sensazionale; una registrazione misteriosamente scomparsa; fonti interne anonime; una rivelazione sui sistemi utilizzati da miliardari e grandi aziende; la promessa che la stessa tecnologia sia ora disponibile a tutti; un testimone comune diventato ricco; infine, un collegamento per registrarsi.

Un ulteriore segnale è l’assenza di informazioni essenziali: non sono spiegati i rischi dell’investimento, le possibili perdite, le commissioni, l’identità dell’intermediario e l’autorità che dovrebbe vigilare sul servizio.

Controlla sempre chi è autorizzato a raccogliere i tuoi soldi

Prima di investire è necessario verificare che il soggetto sia autorizzato a offrire servizi finanziari in Italia. Il controllo può essere effettuato attraverso il sito della Consob, consultando gli elenchi degli intermediari autorizzati e gli avvisi relativi ai siti abusivi.

Un nome convincente, una pagina ben costruita o la presenza di recensioni positive non sostituiscono l’autorizzazione. Bisogna inoltre diffidare delle offerte che promettono guadagni molto elevati, non descrivono chiaramente i rischi o spingono a decidere in pochi minuti.

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Cosa fare se si è cascati nel tranello

Chi ha soltanto aperto la pagina deve chiuderla senza inserire dati personali, numeri di telefono, documenti, credenziali bancarie o informazioni sulla carta. È utile anche segnalare l’inserzione alla piattaforma social, indicando che utilizza una falsa testata giornalistica per promuovere un investimento.

Se sono stati comunicati dati personali, bisogna prestare attenzione alle telefonate successive. Spesso il modulo serve a raccogliere contatti che verranno utilizzati da falsi consulenti o broker. Non installare programmi di controllo remoto e non consentire a nessuno di accedere al computer, allo smartphone o all’app bancaria.

Chi ha effettuato un pagamento dovrebbe contattare immediatamente la propria banca o il gestore della carta, spiegando di essere stato coinvolto in una possibile frode e chiedendo se sia possibile bloccare o richiamare l’operazione. È importante conservare screenshot, ricevute, messaggi, numeri di telefono, indirizzi dei siti e ogni altra prova, quindi presentare una segnalazione alla Polizia postale e alla Consob.

Non bisogna inoltre fidarsi di chi promette, dietro pagamento, di recuperare con certezza il denaro perduto (o di diventare ricchi come John Elkann): potrebbe trattarsi di una seconda truffa rivolta proprio alle vittime della prima. Chi ha subito una frode finanziaria può rivolgersi agli esperti di Altroconsumo Investi, che offre indicazioni utili per capire come comportarsi, quali documenti raccogliere e quali verifiche effettuare.

Qualcosa non ti torna? Segnalalo

Fake news finalizzate a promuovere servizi a pagamento e i finti finti siti (più o meno istituzionali) sfruttati per i più comuni raggiri digitali, stanno vivendo (in questo periodo di AI) un momento di grande proliferazione. Proprio per aiutare i consumatori a reagire, abbiamo creato una piattaforma per segnalare le truffe online nell’ambito del progetto Digitalizzati, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha proprio il compito di promuovere un utilizzo consapevole delle tecnologie, e allo stesso tempo rafforzare la capacità dei cittadini di difendersi proprio dalle frodi online. E ricordati sempre che segnalare un tentativo di truffa serve a proteggere anche gli altri cittadini.

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IL CONSIGLIO DELL'ESPERTO
Luca Cartapatti - Giornalista, esperto di Ai e sicurezza digitale
Una notizia che promette di svelare come i ricchi guadagnano grazie a un algoritmo non è una scorciatoia per investire: è un motivo per fermarsi. Anche perché lo schema di questo meccanismo è sempre lo stesso: una notizia sensazionalistica lanciata sui social, un articolo pubblicato su un finto sito di una nota testata giornalistica, fonti che spariscono dalla rete (tanto che il racconto si basa su fantomatiche fonti interne anonime), il discorso che vira improvvisamente su guadagni milionari ottenuti grazie a sofisticate tecnologie AI riservate a pochi, e infine la rivelazione che uno di questi strumenti per fare soldi è a disposizione di tutti, con la testimonianza di un finto uomo comune divenuto milionario grazie a questa dritta. Ora che sai come funziona, sai anche cosa fare.