Desidero segnalare una situazione che ritengo particolarmente grave relativa ad Accademia Fitness.
Il mio primo contatto con l’Accademia risale al 29 luglio 2025. In quell’occasione mi fu richiesto il pagamento di 20 euro, spiegandomi espressamente che tale somma serviva esclusivamente a bloccare eventualmente un posto per il corso e che avrei dovuto successivamente confermare la mia effettiva partecipazione a settembre, in prossimità dell’inizio delle attività. Mi fu chiarito che, qualora avessi deciso di non partecipare, avrei semplicemente perso i 20 euro versati, senza ulteriori obblighi.
A settembre fui contattato telefonicamente più volte, almeno quattro o cinque. In tutte queste occasioni comunicai chiaramente di NON voler partecipare al corso e di essere consapevole di perdere i 20 euro versati.
Non ho mai frequentato alcun corso, non ho mai confermato la volontà di iniziare il percorso e non ho sottoscritto alcun contratto che mi obbligasse al pagamento delle somme oggi richieste.
Nonostante ciò, dal 3 giugno 2026 ho iniziato a ricevere richieste di pagamento tramite WhatsApp ed e-mail. Nel primo messaggio, proveniente da una persona presentatasi come Sofia dell’amministrazione di Accademia Fitness, mi veniva comunicato un presunto saldo di €7.549 relativo a un “percorso yoga”.
Risposi immediatamente: “Non mi risulta aver aperto nessun saldo, non ho mai frequentato nessun corso, preferirei non essere più contattato, grazie”.
L’Accademia rispose confermando espressamente che non avrei più ricevuto comunicazioni.
Nonostante tale risposta, il 20 giugno ricevetti un’ulteriore richiesta per €2.719. Il 4 luglio la cifra era ancora €2.719; il 31 luglio diventava €2.329 e il 6 agosto venivano nuovamente richiesti €2.329.
Infine, a settembre, ho ricevuto una comunicazione definita “diffida formale”, con richiesta di €2.329 oltre interessi, penali e spese e con l’avvertimento che, in mancanza di pagamento, la pratica sarebbe stata trasmessa allo Studio Legale Pavia e Ansaldo per il recupero del credito.
Parallelamente ai messaggi WhatsApp sono state inviate diverse e-mail. Ho formalmente contestato la pretesa e richiesto la documentazione idonea a dimostrare l’esistenza del presunto rapporto contrattuale e del credito vantato, nonché gli elementi dai quali risulterebbe una mia adesione/conferma al corso e il dettaglio delle somme richieste. A tali richieste non è mai stato fornito un riscontro documentale adeguato.
Nelle comunicazioni ricevute vengono inoltre menzionati corsi, anche relativi alla sicurezza, rispetto ai quali non ricordo di aver ricevuto convocazioni né di aver manifestato alcuna volontà di partecipazione.
Trovo particolarmente preoccupante che, a fronte di un unico pagamento di €20 effettuato con le modalità sopra descritte, mi vengano richieste somme di migliaia di euro, peraltro variate più volte nel tempo, senza che mi sia stata fornita, nonostante le mie richieste, la documentazione che dimostri l’origine e la legittimità del presunto credito.
Ho inoltre riscontrato online segnalazioni di altri consumatori che descrivono esperienze che presentano elementi analoghi.
Chiedo pertanto ad Altroconsumo di valutare il mio caso e di indicarmi come tutelarmi e se sia opportuno procedere anche con una segnalazione o denuncia alle Autorità competenti.
Contesto integralmente la somma richiesta e ribadisco di non aver mai confermato la partecipazione al percorso né frequentato i corsi per i quali mi vengono richiesti tali pagamenti.
Sono in possesso delle conversazioni WhatsApp, delle e-mail intercorse, delle richieste di pagamento ricevute e della documentazione relativa al versamento iniziale di €20, che posso mettere a disposizione.