Salve,
In data 2 giugno 2026, ho acquistato presso il punto vendita Mediaworld presso il c.c. Porta di Roma, un monitor ASUS al prezzo di 289,00 €. A soli tre mesi, il 19 settembre, il dispositivo ha improvvisamente presentato pixel bruciati nell'angolo in alto a sinistra, un palese difetto di fabbricazione. Lo stesso giorno ho riportato il monitor in negozio per usufruire della garanzia legale. L'operatore MediaWorld ha accettato il prodotto certificando sul documento di presa in carico che lo stato del bene era "Integro". Ci tengo a segnalare un dettaglio grave sulle modalità di accettazione: l'operatore mi ha fatto apporre la firma su un piccolo pad/schermo digitale di pochi centimetri, limitandosi a indicarmi dove firmare. Non mi è stata data alcuna possibilità materiale di leggere le condizioni contrattuali relative alla garanzia (che ho poi potuto leggere solo a posteriori nell'email ricevuta), né mi sono state in alcun modo illustrate a voce. Mi sono quindi trovato a "sottoscrivere" clausole a me del tutto ignote.
In data 25 settembre 2026, ho ricevuto una comunicazione da MediaWorld con un preventivo di riparazione emesso dal loro CAT (Ingram Micro S.r.l.) per un importo di ben 316,96 €. La garanzia mi è stata negata con la generica motivazione "Pannello lcd rotto", senza alcuna prova tecnica fotografica o perizia dettagliata che dimostri un uso improprio da parte mia o un danno accidentale (assolutamente incompatibile con il loro stesso verbale, che dichiarava il prodotto "integro").
Inoltre, MediaWorld pretende il pagamento di 90,00 € a titolo di spese di diagnosi e trasporto nel caso in cui io rifiuti il preventivo e rivoglia indietro il mio monitor non riparato.
Ho già inviato un reclamo via email contestando l'assurdità di un preventivo che supera il prezzo di acquisto (289,00 €) e il diritto al ripristino gratuito, ma mi hanno risposto ribadendo la richiesta dei 90,00 € in virtù delle condizioni generali che io avrei "sottoscritto".
La condotta di MediaWorld viola palesemente il Codice del Consumo:
- Presunzione del difetto: Il malfunzionamento si è verificato entro il primo anno dalla consegna. Spetta a Mediaworld provare in modo inconfutabile che il difetto derivi da un mio danno (cosa impossibile, e la generica dicitura del CAT non è una prova).
- Gratuità della garanzia: L'art. 135-bis impone che i rimedi in garanzia avvengano "senza spese". La richiesta dei 90,00 € è illegittima e vessatoria, aggravata dal fatto che la mia accettazione di tali penali è stata carpita senza mettermi in condizione di leggere cosa stessi firmando sul pad digitale.
- Eccessiva onerosità: Poiché la riparazione supera il valore del bene (316,96 € contro 289,00 €), l'unica strada percorribile ex lege è la sostituzione del monitor o la risoluzione del contratto con rimborso integrale.
Chiedo pertanto ai consulenti legali di Altroconsumo di prendere in carico la pratica e di inviare una formale diffida a MediaWorld affinché annulli immediatamente e desista dal pretendere l'illecito pagamento dei 90,00 € per la restituzione del bene e proceda, ai sensi del Codice del Consumo, alla sostituzione gratuita del monitor con uno nuovo/equivalente oppure, in subordine, al rimborso integrale dei 289,00 € originariamente spesi.
Grazie