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Ladozione punta sui bisogni del bambino non su quelli dei genitori

04 febbraio 2011

04 febbraio 2011

Le coppie che decidono di adottare un bimbo devono affrontare non pochi problemi: ostacoli psicologici, costi alti e tempi lunghi. Lo conferma la nostra inchiesta. Come affrontare e vivere al meglio un momento così importante? Parla Graziella Teti, responsabile del settore adozioni del Ciai (Centro italiano aiuti all'infanzia).

Come si sceglie un'associazione?
"Il primo criterio è banalmente la vicinanza a casa, ma molte coppie si avvicinano anche ad associazioni che permettono di adottare bambini di una specifica nazionalità. Le coppie non sanno come orientarsi all'inizio, ma alla fine è soprattutto una questione di affinità nell'approccio all'adozione che li lega a un'associazione. Molti iniziano col dare un'occhiata al sito, ma è decisivo il contatto personale."

Quali informazioni fornite subito alle coppie?
"Tutte le settimane il Ciai organizza almeno un gruppo informativo sulle procedure necessarie per avviare una pratica di adozione. Si inizia con un'introduzione di tipo normativo sulle regole nazionali e internazionali, per poi spiegare chi sono gli interlocutori di riferimento: il Cai, la Commissione per le adozioni internazionali, che coordina e controlla tutte le associazioni, gli enti, i tribunali. Devono avere chiaro chi sono i loro riferimenti istituzionali. Le coppie devono conoscere da subito un principio portante: l'adozione è focalizzata sui bisogni del bambino, non su quelli dei genitori. Nessuna normativa sancisce il diritto all'adozione, esiste solo il diritto di mettersi a disposizione di un bambino che ha bisogno. Questo è un punto di partenza fondamentale, che li libera da tanti pregiudizi."

Quali sono i pregiudizi dei genitori?
"Le coppie pensano che i tempi lunghi di attesa siano dovuti a un cattivo funzionamento dell'iter adottivo oppure credono che ci sia resistenza a far adottare i bambini. La verità è che oggi ci sono pochi bimbi e molte coppie, il contrario di quello che accadeva in passato. Ci sono tantissime domande per bimbi piccoli e sani, che tutti vorrebbero. Questo è il vero motivo dell'imbuto. Diverso è il discorso per i bambini con bisogni speciali, per i quali è difficile trovare una famiglia idonea. E comunque va ricordato che è vero che le famiglie aspettano, ma è vero che anche i bambini aspettano: sono due mondi che faticano a incontrarsi."

Quali requisiti deve avere una coppia adottiva?
"A parte i requisiti previsti dalla legge, cerchiamo coppie con un approccio child oriented: genitori con capacità speciali. Adottare un bambino non è come farne uno, intendo dire che nel tempo emergono problematiche molto difficili. Le coppie devono avere le risorse per accogliere un bambino con un bagaglio spesso traumatico. Il primo requisito, dunque, è poter sanare la ferita del bambino. Molti genitori rinunciano per questo, altre coppie vengono scremate da noi."

Che aiuto fornite dopo l'adozione?
"Vogliamo essere un punto di riferimento costante. Ci sono persone che vengono da noi da 10-20 anni, abbiamo anche gruppi di auto aiuto di figli adulti. Sono persone magari già sposate, con figli, che comunque vengono ancora qui. Un'organizzazione seria deve mettere a disposizione questo tipo di supporto, a volte anche clinico."

Sono tanti i casi di insuccesso?
"I casi di rinuncia all'adozione, cioè di vera chiusura del rapporto tra genitori e bambino, sono pochissimi. Però ci sono tanti casi di difficoltà, che richiedono un supporto esterno.Le famiglie pagano una quota associativa e godono di alcuni servizi di base, ma se la famiglia richiede un supporto professionale, come una terapia familiare, lo deve pagare. Cerchiamo di pesare poco, ma non possiamo fare altrimenti, dobbiamo anche noi pagare le consulenze dei nostri psicologi. Vorremmo tanto avere dei finanziamenti per fare gratuitamente questa attività."

Che informazioni vengono date sul bimbo?
"Alcuni paesi danno informazioni molto complete, penso per esempio alla Colombia. Altre realtà sono più carenti. Noi colmiamo queste lacune attraverso i nostri professionisti in loco. Per esempio sullo stato di salute del bimbo bisogna fornire alla famiglia più informazioni possibili. Abbiamo attivato un servizio di counseling, psicologi e assistenti sociali, che seguono i bambini nel periodo dell'attesa e li preparano all'incontro con la nuova famiglia."

L'adozione è sempre una scelta opportuna?
"Non sempre, soprattutto quando il bimbo è grandicello. Bisogna ragionare caso per caso. C'è un grande lavoro di preparazione sui due versanti, genitori e figli, mediato dalle associazioni. Il rapporto tra viene coltivato già prima dell'incontro. Appena c'è l'abbinamento, ci facciamo dare dai genitori del materiale per farsi conoscere: le foto della casa, dei nonni, lettere e disegni. Lo stesso accade con la coppia, che viene aggiornata circa ogni tre mesi con un report dello psicologo. Nel frattempo, tutto può accadere: anche che il bimbo non risulti pronto."


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