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Inflazione e consumi: gli italiani tagliano le spese

L’inflazione continua a pesare sui consumi degli italiani e i redditi non tengono il passo con l’aumento dei prezzi. Negli ultimi tre anni le famiglie hanno aumentato soprattutto le spese per cibo e salute, riducendo quelle per il tempo libero fuori casa. Cambia  lo stile di vita, la società dei consumi è messa in discussione: acquisti più ponderati e più attenzione alla sostenibilità. La nostra indagine sui consumi degli italiani.

Con il contributo esperto di:
articolo di:
11 settembre 2026
uomo-supermercato

L’inflazione morde e i redditi non stanno al passo, così gli italiani negli ultimi tre anni hanno aumentato i consumi necessari (cibo e salute) e diminu­ito quelli legati al tempo libero fuo­ri casa, come ristoranti, bar, eventi e spettacoli. Non solo. Molti tra coloro che negli ultimi tre anni avevano pia­nificato spese straordinarie importan­ti (ristrutturazioni, auto, casa) sono stati costretti a rinviarle o annullarle del tutto per motivi eco­nomici. Oltre la metà de­gli italiani che avevano programmato l’acquisto della casa ci ha rinun­ciato per i prezzi troppo elevati (71%) e per la mi­nore disponibilità eco­nomica (41%).

In questo contesto in cui molte voci di consumo sono ridimensiona­te o rinviate, restano in positivo quel­le considerate indispensabili come cibo e salute che sono tra l’altro quel­le che pesano di più sul bilancio delle famiglie. Infatti, la persistente alta inflazione rende più onerosa la spe­sa al supermercato e i tempi di atte­sa biblici della sanità pubblica co­stringono troppi italiani a rivolgersi al privato per curarsi pagando visite ed esami.

E' quanto emerge dalla nostra indagine sui consumi degli italiani negli ultimi tre anni che ha coinvolto 1.230 persone di età compresa tra i 18 e i 74 anni iscritte alla nostra piattaforma Qualify (agosto 2026). Il campione è stato ponderato per sesso, età, area geografica e titolo di studio in modo a riflettere la distribuzione della popolazione italiana. Questa indagine è stata ripresa dal Rapporto Coop 2026.

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La società dei consumi è in crisi?

La congiuntura economica e il clima di incertezza che si respira a livello mondiale hanno spinto molti italiani a ripensare il proprio stile di vita basato sul consumismo. Infatti, anche se la causa principale della riduzione degli acquisti è la minore disponibilità economica, una quota non indifferente li ha ridotti per scelta personale motivata dalla volontà di evitare acquisti inutili e impulsivi (83%), di risparmiare per il futuro (63%), di comprare meno ma meglio (63%) e di stare più attenti all’ambiente e agli sprechi (38%). C’è anche un interessante 27% che preferisce fare esperienze invece di comprare prodotti. 

La società dei consumi è sempre più messa in discussione, gli acquisti sono più ponderati e c’è più attenzione alla sostenibilità. Infatti, nove Italiani su dieci confrontano prodotti e servizi prima di acquistare e otto su dieci comprano soprattutto quando hanno un bisogno pratico e preferiscono usare ciò che hanno piuttosto che sostituirlo di frequente. Non solo. L’81% degli italiani ha venduto, regalato o donato oggetti nel corso dell’ultimo anno e oltre due terzi ha fatto riparare almeno una volta un prodotto invece di comprarlo nuovo. Sembrano, però, in disuso le pratiche della sharing economy visto che la condivisione è poco praticata: nell’ultimo anno l’84% degli italiani non ha mai preso in prestito o noleggiato un prodotto invece di comprarlo e il 52% non ha mai condiviso o dato in prestito qualcosa. 

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Un orizzonte più sostenibile

Lo sguardo sul futuro conferma la messa in discussione della società dei consumi. Infatti, guardando ai prossimi cinque anni, gli italiani ritengono che gli acquisti saranno sempre più decisi in base all’utilità pratica e al­la sostenibilità. Il ruolo dei consumi come strumento di espres­sione dell’identità personale o di rico­noscibilità sociale appare destinato a rimanere stabile o addirittura a ridur­si. 

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Più famiglia, meno movida

Le principali fonti di gratificazione personale sono legate alle relazioni e alle esperien­ze: stare con familiari e amici (55%), viaggiare (45%) e dedicarsi ai propri hobby (38%). Invece, la movida, cioè uscire in locali, ristoranti e bar non è così gratificante visto che è in fon­do alla classifica (9%).
Gli acquisti che soddisfano di più sono quelli di viag­gi e vacanze (42%), seguiti da cibo, bevande (27%) e consumi culturali (26%).

Sono soprattut­to le esperienze vissute, la famiglia, gli hobby e gli interessi personali a definire l’identità degli italiani.
Il la­voro e, ancora di più, ciò che si pos­siede o ci si può permettere hanno un peso minore nel modo in cui le per­sone descrivono se stesse. Anche la dimensione religiosa e spirituale appare poco centrale: solo un italia­no su dieci la considera un elemen­to fondamentale della propria identi­tà. Un quadro simile emerge quando si passa dall’immagine che abbiamo di noi stessi a quella che pensiamo di trasmettere agli altri.

Secondo gli italiani, a renderci riconoscibili sono soprattutto il modo in cui parliamo, le opinioni che esprimiamo e il no­stro comportamento verso gli altri. Anche ciò che sappiamo e sappiamo fare contribuisce a definire la nostra posizione agli occhi degli altri. Quello che si possiede, l’abbigliamen­to e le possibilità di spesa sembrano avere un ruolo più marginale. Essere conta più di avere. Lo sta­tus sociale, almeno nella percezione degli italiani, non passa principal­mente dalla professione o dall’esibi­zione di ciò che si possiede, ma dal modo di comportarsi, di esprimersi e dalle proprie conoscenze e capacità. Non conta tanto che lavoro fai, quali abiti indossi o che cosa puoi permet­terti, quanto come ti poni nei confron­ti degli altri, cosa pensi e cosa sai fare.

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Meno peso al prezzo, più attenzione all’affidabilità

Le scelte di acquisto degli italiani sono guidate per lo più dal rapporto qualità-prezzo, ma rispetto al 2017, questo aspetto appare meno impor­tante, c’è più attenzione per le caratte­ristiche, le funzionalità e l’affidabilità dei prodotti. Gli italiani si rivolgono so­prattutto alla marca che ritengono più affidabile per scegliere i dispositi­vi tecnologici e gli elettrodomestici. Per abbigliamento e calzature la scel­ta si basa su gusto personale e quali­tà, il prezzo passa in secondo piano.

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