Diritto alla riparazione: che cos’è, come funziona, quando si applica
Scade il 31 luglio 2026 il termine per il recepimento della direttiva europea sul diritto alla riparazione, ma in Italia l’iter parlamentare è in ritardo e le nuove regole non sono ancora in vigore. Ecco cosa cambierà per consumatori e produttori quando il decreto sarà operativo.
In questo articolo
- Che cos'è il diritto alla riparazione?
- Vale per qualsiasi prodotto?
- Quali obblighi avrà il produttore per favorire le riparazioni di questi prodotti?
- Quali comportamenti sono esplicitamente vietati al produttore?
- Quali sono i costi delle riparazioni?
- Entro quando la riparazione deve essere effettuata?
- Queste regole valgono anche per i prodotti provenienti da paesi extra Ue?
- Cosa si prevede per i pezzi di ricambio?
- Come potranno orientarsi i consumatori nella scelta del riparatore?
- Per quali prodotti può essere chiesto il modulo europeo di informazioni?
- Cosa cambia per i prodotti nuovi?
- Cosa cambia se il prodotto è in garanzia o se non lo è più?
- Alcuni riparatori rifiutano di riparare un pezzo che sia stato "manipolato da terzi". Cosa cambia?
- Quali incentivi alla riparazione sono previsti?
- Quando entrano in vigore le nuove regole?
- Cosa chiede Altroconsumo
Entro il 31 luglio 2026 tutti gli Stati membri dell’Unione europea avrebbero dovuto recepire la direttiva sul diritto alla riparazione, pensata per rendere più semplice e conveniente riparare i prodotti invece di sostituirli. In Italia, però, il percorso non è ancora concluso: il decreto legislativo di recepimento è ancora all’esame del Parlamento e l’entrata in vigore delle nuove regole è attesa non prima della seconda metà di agosto.
Con l’obiettivo di allungare la vita dei prodotti, ridurre gli sprechi e limitare il ricorso alla sostituzione di beni ancora riparabili, il decreto legislativo all’esame del Parlamento introduce un regime favorevole che si applica solo alla riparazione dei prodotti elettrici ed elettronici più diffusi obbligando i produttori a ripararli gratuitamente o a prezzi ragionevoli, a mettere a disposizione i pezzi di ricambio e a condividere le informazioni tecniche con riparatori indipendenti e consumatori. Regole di trasparenza su costi, tempi e modalità dell’intervento, riguardano invece tutti i prodotti fuori garanzia.
Le nuove regole renderanno più trasparente il mercato delle riparazioni, prevedendo strumenti che aiuteranno i consumatori a confrontare costi, tempi e modalità degli interventi. Tra questi c’è una piattaforma europea che consentirà di individuare facilmente riparatori, venditori di prodotti ricondizionati, operatori che acquistano beni difettosi per recuperarli e iniziative come i repair café. La piattaforma, però, non sarà disponibile prima del luglio 2027.
La direttiva invita inoltre gli Stati membri ad adottare misure per incentivare la riparazione, come voucher, contributi o agevolazioni fiscali. Al momento, tuttavia, il decreto legislativo italiano non prevede alcun incentivo economico per incoraggiare i consumatori a scegliere la riparazione anziché l’acquisto di un nuovo prodotto.
Torna all'inizioChe cos'è il diritto alla riparazione?
Il diritto alla riparazione punta a rendere più semplice riparare i prodotti anche dopo la scadenza della garanzia legale, favorendo la riparazione rispetto alla sostituzione.
È il diritto di ottenere la riparazione anche nei casi in cui il difetto non è coperto dalla garanzia legale. I produttori dovranno quindi rendere possibile la riparazione oltre il periodo di garanzia, gratuitamente oppure a un prezzo e in tempi ragionevoli, mettendo inoltre a disposizione le informazioni tecniche e i pezzi di ricambio necessari.
Torna all'inizioVale per qualsiasi prodotto?
No. Gli obblighi riguarderanno, almeno inizialmente, solo alcune categorie di prodotti elettrici ed elettronici individuate dalla normativa. Si tratta di:
- lavatrici;
- lavasciuga;
- frigoriferi;
- lavastoviglie;
- aspirapolveri;
- display elettronici;
- telefoni cordless;
- cellulari;
- tablet;
- asciugatrici per uso domestico;
- apparecchiature di saldatura;
- server e prodotti di archiviazione dati;
- beni che incorporano batterie per mezzi di trasporto leggeri;
- apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale a uso domestico.
Per ciascuna di queste categorie le norme europee stabiliscono specifici requisiti di riparabilità, che consentiranno di smontare e riparare il prodotto in modo più semplice ed efficiente. Definiscono inoltre quali pezzi di ricambio dovranno essere resi disponibili e per quanto tempo i produttori saranno tenuti a fornirli.
L’elenco dei prodotti soggetti a questi obblighi è destinato ad ampliarsi progressivamente, man mano che saranno approvati nuovi regolamenti europei. Altroconsumo chiede che l’estensione riguardi al più presto anche altre categorie di beni di largo consumo.
Torna all'inizioQuali obblighi avrà il produttore per favorire le riparazioni di questi prodotti?
Per i prodotti soggetti alla normativa, i produttori dovranno garantire la riparazione anche dopo la scadenza della garanzia, direttamente oppure tramite altri professionisti. Dovranno inoltre pubblicare, in un sito liberamente accessibile ai consumatori e ai riparatori, le informazioni sul servizio di riparazione e i prezzi indicativi degli interventi più comuni.
Saranno inoltre tenuti a mettere a disposizione dei consumatori e dei riparatori indipendenti le informazioni tecniche, i pezzi di ricambio e gli strumenti necessari per effettuare le riparazioni. Non potranno rifiutare una riparazione per motivi esclusivamente economici, ad esempio sostenendo che l’intervento sarebbe troppo costoso. Se la riparazione risulterà impossibile, potranno proporre al consumatore un prodotto ricondizionato.
Infine, non potranno rifiutare la riparazione soltanto perché il bene è già stato riparato in passato da un tecnico indipendente o dallo stesso consumatore.
Torna all'inizioQuali comportamenti sono esplicitamente vietati al produttore?
I produttori non potranno inserire nei propri prodotti sistemi hardware o software che ostacolino la riparazione, ad esempio componenti non smontabili oppure codici e password proprietari che impediscano la diagnosi del guasto. Il divieto non si applicherà quando queste limitazioni saranno giustificate da esigenze legittime e oggettive, come la sicurezza o la tutela della proprietà intellettuale.
Il decreto legislativo chiarisce inoltre che il produttore non può vietare, neppure attraverso clausole contrattuali, che il consumatore o un tecnico indipendente effettuino la riparazione. Per favorire la concorrenza, i produttori non potranno neppure impedire ai riparatori indipendenti di utilizzare ricambi originali, usati, compatibili o realizzati mediante stampa 3D, purché rispettino le norme sulla sicurezza e sulla proprietà intellettuale.
Torna all'inizioQuali sono i costi delle riparazioni?
La direttiva non stabilisce un prezzo massimo per le riparazioni né per i pezzi di ricambio. Prevede però che il costo dei ricambi e degli strumenti necessari non debba scoraggiare la riparazione e che gli interventi siano offerti gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole.
L’obiettivo è favorire una maggiore concorrenza tra i riparatori. Quando le nuove regole entreranno in vigore, i produttori dovranno infatti rendere più accessibili le riparazioni, condividendo informazioni tecniche, ricambi e strumenti anche con i riparatori indipendenti. Un mercato più aperto dovrebbe contribuire a ridurre i costi per i consumatori.
Torna all'inizioEntro quando la riparazione deve essere effettuata?
Un termine preciso non è fissato: le riparazioni dovranno essere eseguite entro un periodo di tempo ragionevole dal momento in cui il produttore prenderà fisicamente in carico il bene o ne otterrà l’accesso.
Se la riparazione dovesse richiedere tempi incompatibili con le esigenze del consumatore, il produttore potrà mettere a disposizione un bene sostitutivo, gratuitamente oppure a un costo ragionevole, per tutta la durata dell’intervento.
Torna all'inizioQueste regole valgono anche per i prodotti provenienti da paesi extra Ue?
Se il produttore ha sede fuori dall’Unione europea, gli obblighi del fabbricante previsti dalla direttiva ricadranno sul suo rappresentante autorizzato nell’Unione. Se questo manca, la responsabilità passerà all’importatore e, in ultima istanza, al distributore del bene.
Torna all'inizioCosa si prevede per i pezzi di ricambio?
Le nuove regole rafforzeranno anche il diritto di accesso ai pezzi di ricambio. I produttori dovranno renderli disponibili non solo ai riparatori e ai ricondizionatori indipendenti, ma anche ai consumatori finali, nei casi previsti dalla normativa. I ricambi dovranno inoltre poter essere sostituiti utilizzando attrezzi di uso comune, senza provocare danni permanenti al prodotto.
Per ciascuna delle categorie di prodotti soggette agli obblighi di riparazione, le norme europee stabiliscono per quanto tempo i ricambi dovranno rimanere disponibili. Nella maggior parte dei casi il periodo minimo sarà compreso tra sette e dieci anni dalla commercializzazione dell’ultima unità del modello. La durata varierà in base al tipo di prodotto e, in alcuni casi, anche a chi effettua la riparazione. Ad esempio, le maniglie dei frigoriferi dovranno essere disponibili anche per i consumatori per almeno sette anni, mentre i motori delle lavatrici dovranno essere forniti esclusivamente ai riparatori professionisti per almeno dieci anni dalla commercializzazione dell’ultima unità del modello.
I produttori non possono impedire ai riparatori indipendenti di utilizzare ricambi originali, usati, compatibili o realizzati mediante stampa 3D, purché rispettino le norme europee sulla sicurezza e sulla proprietà intellettuale. Nel rispetto dei brevetti e dei segreti industriali, dovranno inoltre mettere a disposizione le informazioni tecniche e gli strumenti necessari per effettuare le riparazioni, compresi quelli per la diagnosi dei guasti, a condizioni ragionevoli e non discriminatorie e per il periodo previsto dalla normativa europea applicabile al prodotto.
Torna all'inizioCome potranno orientarsi i consumatori nella scelta del riparatore?
I consumatori possono consultare direttamente i siti dei produttori e dei riparatori per confrontare costi, servizi e condizioni offerte. Inoltre, entro il 31 luglio 2027 la Commissione europea dovrà attivare una piattaforma online dedicata alla riparazione, con una sezione specifica per ciascuno Stato membro. L’accesso sarà gratuito e consentirà di individuare più facilmente riparatori, venditori di prodotti ricondizionati, operatori che acquistano beni difettosi per recuperarli e iniziative come i repair café.
In Italia il punto di contatto sarà il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che supporterà la registrazione degli operatori, collaborerà con la Commissione europea e verificherà le informazioni pubblicate nella sezione nazionale della piattaforma.
Prima di accettare un’offerta di riparazione, il consumatore potrà inoltre chiedere il modulo europeo di informazioni sulla riparazione, un documento standard che il professionista potrà fornire gratuitamente prima della conclusione dell’accordo. Si tratta di una sorta di preventivo standardizzato, che contiene tutte le informazioni essenziali per valutare l’offerta. Potrà essere richiesto sia online sia presso il punto vendita e dovrà essere fornito su un supporto durevole. L’offerta contenuta nel modulo avrà una validità di 30 giorni e il professionista non potrà ritirarla prima della scadenza.
Torna all'inizioPer quali prodotti può essere chiesto il modulo europeo di informazioni?
Il modulo europeo di informazioni sulla riparazione può essere richiesto per la riparazione di qualsiasi prodotto fuori garanzia.
Il professionista non è obbligato a fornirlo. Se deciderà di utilizzarlo, però, dovrà compilare il modulo con tutte le informazioni essenziali sull’intervento proposto, tra cui il tipo di riparazione, il prezzo, il tempo necessario per completarla, l’eventuale disponibilità di un bene sostitutivo e i relativi costi, il luogo di consegna del bene, gli eventuali servizi di rimozione e installazione e tutti i costi a carico del consumatore. Se non sarà possibile indicare fin da subito un prezzo preciso, il modulo dovrà riportare le modalità di calcolo del costo e l’importo massimo che potrà essere richiesto. Una volta accettato dal consumatore, il modulo avrà valore contrattuale e vincolerà entrambe le parti.
Torna all'inizioCosa cambia per i prodotti nuovi?
Con il recepimento della direttiva, la riparabilità diventa un requisito di conformità del prodotto. Ciò significa che un bene dovrà essere progettato in modo da poter essere smontato e riparato e che dovranno essere disponibili i pezzi di ricambio e gli strumenti necessari per effettuare gli interventi.
Se un prodotto non rispetterà questi requisiti, il consumatore potrà far valere la garanzia legale di conformità anche in assenza di un vero e proprio difetto di funzionamento.
Torna all'inizioCosa cambia se il prodotto è in garanzia o se non lo è più?
La differenza principale riguarda i costi della riparazione. Se il prodotto è coperto dalla garanzia legale di conformità, il consumatore ha diritto alla riparazione senza alcuna spesa. Se invece il bene è fuori garanzia, la riparazione, pur essendo favorita dalle nuove regole, resterà nella maggior parte dei casi a pagamento.
Cambia anche il soggetto a cui rivolgersi. Durante il periodo di garanzia il referente resta il venditore, che è responsabile della garanzia legale di conformità. Una volta scaduta la garanzia, invece, il consumatore dovrà rivolgersi al produttore o a un riparatore di propria scelta.
Se un prodotto si guasta in garanzia, spetta la venditore offrire la garanzia di conformità che consente al consumatore di ottenere la riparazione, o la sostituzione senza affrontare nessun costo. La garanzia di conformità, infatti, copre anche i costi di traporto, i pezzi di ricambio e la manodopera.
La riparazione fuori garanzia, invece, non è necessariamente gratuita. Per i prodotti soggetti a specifiche norme europee di riparabilità, il produttore deve offrirla gratuitamente o a un prezzo ragionevole. Per tutti gli altri prodotti, invece, non esiste un obbligo di riparazione del produttore, per cui costi e disponibilità dei ricambi dipendono dal tipo di bene e dalle condizioni applicate dal singolo produttore o riparatore.
Il decreto introduce anche alcune novità per i prodotti ancora coperti dalla garanzia legale. Il consumatore continuerà a poter scegliere tra riparazione e sostituzione del bene non conforme nei primi due anni dalla consegna. Se però opterà per la riparazione, la garanzia legale sarà prorogata di un ulteriore anno.
Sarà inoltre possibile chiedere, in sostituzione del prodotto non conforme, un bene ricondizionato. Infine, quando la riparazione richiederà tempi particolarmente lunghi, il venditore potrà mettere gratuitamente a disposizione un bene sostitutivo, che il consumatore dovrà restituire al termine dell’intervento.
Torna all'inizioAlcuni riparatori rifiutano di riparare un pezzo che sia stato "manipolato da terzi". Cosa cambia?
Rifiutare una riparazione soltanto perché il prodotto è stato in precedenza riparato da un tecnico indipendente o dallo stesso consumatore è una pratica ancora piuttosto diffusa.
Con le nuove regole si stabilisce chiaramente che questa pratica non è lecita. Il produttore potrà rifiutare la riparazione solo se il precedente intervento avrà causato danni tali da rendere impossibile effettuare una nuova riparazione.
Torna all'inizioQuali incentivi alla riparazione sono previsti?
Ogni stato dell’Unione dovrebbe adottare almeno una misura per incentivare la riparazione dei prodotti dopo la scadenza della garanzia legale. Tra gli strumenti indicati figurano voucher o contributi per le riparazioni, agevolazioni fiscali, campagne informative, corsi dedicati alla riparazione e il sostegno a iniziative come i repair café. Al momento, però, il decreto legislativo italiano di recepimento non prevede alcun incentivo economico a favore dei consumatori.
Altroconsumo ritiene che, senza misure concrete capaci di ridurre il costo delle riparazioni, il diritto alla riparazione rischi di rimanere solo parzialmente efficace. Per questo chiede al Governo di introdurre strumenti che rendano la riparazione una scelta realmente conveniente e accessibile, in linea con gli obiettivi della direttiva europea.
Torna all'inizioQuando entrano in vigore le nuove regole?
La direttiva europea sul diritto alla riparazione prevedeva che tutti gli Stati membri la recepissero entro il 31 luglio 2026. In Italia, però, l’iter parlamentare non è ancora concluso.
Alla data di pubblicazione di questo articolo il decreto legislativo di recepimento è ancora all’esame del Parlamento e non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Di conseguenza, le nuove regole non sono ancora applicabili nel nostro Paese. Salvo ulteriori ritardi, l’entrata in vigore è attesa non prima della seconda metà di agosto 2026.
Alla stessa data risultano aver recepito la direttiva soltanto tre dei ventisette Stati membri dell’Unione europea: Finlandia, Croazia e Slovacchia.
Torna all'inizioCosa chiede Altroconsumo
Altroconsumo considera il diritto alla riparazione un passo avanti importante per ridurre gli sprechi, contenere i rifiuti e allungare la vita dei prodotti. Perché queste nuove regole siano davvero efficaci, però, occorre accompagnarle con misure che rendano la riparazione una scelta concreta e conveniente per i consumatori.
In particolare, chiediamo di:
- estendere progressivamente l’obbligo di riparazione a un numero maggiore di prodotti;
- introdurre incentivi economici efficaci, come voucher, contributi per le riparazioni, agevolazioni fiscali, corsi dedicati alla riparazione e sostegno ai repair café;
- garantire prezzi trasparenti e realmente accessibili per riparazioni, ricambi e diagnosi;
- valorizzare la rete dei riparatori indipendenti, assicurando un accesso non discriminatorio alle informazioni tecniche, agli strumenti e ai pezzi di ricambio;
- rendere la sezione italiana della futura piattaforma europea semplice da utilizzare e integrata con le iniziative già presenti sul territorio;
- rafforzare il coinvolgimento dei consumatori e delle loro associazioni nell’Osservatorio nazionale;
- consentire al consumatore di rivolgersi direttamente al produttore anche quando il prodotto è ancora coperto dalla garanzia legale, superando l’attuale distinzione tra responsabilità del venditore durante la garanzia e obblighi del produttore dopo la sua scadenza.
Chiediamo inoltre di rafforzare la garanzia legale sui prodotti. Oggi, se un difetto emerge entro il primo anno dall’acquisto, si presume che fosse già presente al momento della consegna. Vogliamo che questa presunzione sia estesa a tutti i due anni di durata della garanzia, evitando che, dopo il primo anno, sia il consumatore a dover dimostrare l’origine del difetto.
Torna all'inizioArticolo realizzato o aggiornato nell’ambito del progetto REPper, finanziato dal programma Interreg Euro-MED dell'Unione europea e volto a incentivare la riparazione dei prodotti.
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