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DoveVivo trattiene € 500 dopo aver annullato il contratto e promesso il rimborso per iscritto

In lavorazione Pubblico

DoveVivo S.p.A.

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Reclamo

A. B.

A: DoveVivo S.p.A.

16/09/2026

Nel febbraio 2025 ho preso in sublocazione da DoveVivo S.p.A. (marchio Joivy) una camera in Viale Nazario Sauro 4, Milano – contratto CNT-DET-000071601, durata febbraio–maggio 2025, codice cliente C000202169. Sin dalle prime settimane ho segnalato per iscritto infiltrazioni d'acqua dal soffitto della camera, che in occasione delle piogge bagnavano il letto. Ho segnalato formalmente il 10 febbraio 2025 e ripetutamente nei mesi successivi, inviando anche documentazione video. Il guasto non è mai stato riparato per l'intera durata del contratto. Ho segnalato inoltre l'ascensore fuori servizio per oltre un mese, la connessione internet praticamente assente, il riscaldamento della camera non funzionante e la serratura di un bagno rotta. La società ha riconosciuto per iscritto i disservizi e ha applicato due riduzioni del canone (€ 131,00 e € 65,50), imputandole entrambe alla sola mensilità di marzo, pur proseguendo i vizi fino al termine del rapporto. Il 30 aprile 2025 mi ha offerto una riduzione di € 200,00 subordinata al previo pagamento integrale dell'insoluto: ho rifiutato tale condizione, dichiarando per iscritto la mia disponibilità a pagare il canone pieno a fronte della riparazione. Il 5 maggio 2025 la società mi ha trasferito in un'altra camera della stessa unità "in attesa della riparazione". Il 19 maggio 2025 sono rimasto chiuso all'interno di quella camera per circa due ore, non essendomi mai state consegnate le relative chiavi, con gli uffici della società chiusi. A fronte del mancato intervento ho sospeso il pagamento del canone, contestando formalmente la posizione per iscritto il 14 luglio 2025. La società ha trattenuto l'intero deposito cauzionale di € 1.500,00 e mi ha addebitato ulteriori € 350,00 per "sgombero stanza" (€ 250,00) e "pulizie straordinarie" (€ 100,00), pur avendo io riconsegnato la camera libera da ogni bene e pur non avendo la società redatto alcun verbale di riconsegna né documentazione fotografica dello stato dei luoghi. L'admin fee di check-out di € 225,00, già addebitatami, comprende del resto – secondo le stesse FAQ della società – la pulizia finale della camera. Il problema attuale. Nel giugno 2026 ho prenotato una nuova camera presso la stessa società (contratto CNT-DET-000096823, Via Privata Reggio 3, Milano) versando € 500,00 a conferma della prenotazione. La società ha annullato il contratto di propria iniziativa il 24 giugno 2026 e mi ha confermato per iscritto, in quella data e nuovamente il 27 luglio 2026, che la somma mi sarebbe stata restituita e che non veniva trattenuta. L'art. 4 del contratto prevede la restituzione entro 15 giorni lavorativi. Dopo quasi tre mesi di rinvii motivati con "errori di sistema", il 14 settembre 2026 la società mi ha comunicato di aver deciso di trattenere i € 500,00, imputandoli al debito del 2025 – che contesto formalmente da oltre un anno – e mi richiede ora il pagamento di ulteriori € 343,50, prospettando il ricorso al decreto ingiuntivo. Ho inviato una diffida a mezzo PEC il 5 agosto 2026, con ricevuta di avvenuta consegna, rimasta priva di ogni risposta. Ritengo che l'imputazione dei € 500,00 sia inammissibile, non essendo il credito contestato né certo, né liquido, né esigibile, e avendo la società espressamente e ripetutamente rinunciato per iscritto a tale imputazione. Chiedo la restituzione di € 500,00 e l'annullamento integrale della posizione debitoria contestata di € 843,50. Dispongo di documentazione completa: contratti, fatture, note di credito, quietanze di pagamento, l'intera corrispondenza dal febbraio 2025 a oggi, la documentazione video delle infiltrazioni e le ricevute PEC.


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