Nel pomeriggio di venerdì 5 luglio u.s. mi sono recata in una concessionaria auto a Bari (Gruppo Marino - Renauto Spa - gruppomarino.it) in cerca di una Fiat Panda usata.
L’impiegato che mi ha seguita (sig. Carbone) mi ha proposto subito una vettura, a suo dire, in ottime condizioni, precisamente una Fiat Panda a GPL del 2019 con circa 70.000Km di colore rosso metallizzato al costo di € 10.400.
Tuttavia non era possibile visionare l’auto poiché si trovava presso un’altra sede.
Quindi l’impiegato mi ha sollecitato, agendo con quella che ritengo essere stata una pratica commerciale scorretta nei miei confronti, a “bloccare l’auto” senza poterla prima vedere, firmando una proposta di acquisto e lasciando contestualmente una caparra di 400 euro.
Nonostante mi mostrassi titubante l’impiegato ha insistito molto, rassicurandomi circa le ottime condizioni dell’auto e dicendomi anche che diversamente avrei rischiato di non trovarla più disponibile.
Così purtroppo mi sono ritrovata a firmare una proposta di acquisto per un'auto usata senza neanche averla vista, pagando i 400 euro richiesti tramite bancomat.
Tengo a precisare che ho firmato senza essere stata informata che la caparra versata con la proposta di acquisto sarebbe stata in ogni caso trattenuta da loro.
Ritenevo infatti che visionando l'auto, nel caso l'auto non mi fosse andata bene per qualche motivo, avrei potuto recedere riottenendo la caparra.
Lunedì 8 luglio mattina, dopo aver telefonato alla concessionaria, mi sono recata all’altra filiale per poter vedere l’auto e lì mi sono resa conto che oltre a non essere proprio del colore che mi era stato proposto (rosso pastello invece del rosso metallizzato) l’auto aveva una evidente ammaccatura vicino alla ruota posteriore destra che interessava anche la parte sotto la portiera, a mio avviso un danno non certo da poco.
Ho cercato quindi di contattare subito l’impiegato dell’altra sede (il sig. Carbone) che mi aveva proposto l’acquisto, per dirgli che non ero più interessata a quell’auto, ma non trovandolo, dopo un rinvio ad appuntamento nello stesso pomeriggio, vengo ricevuta da un altro impiegato, il quale oltre a comunicarmi che il sig. Carbone proprio da quel lunedì non lavorava più con loro, mi informa che, pur essendo possibile recedere dalla proposta di acquisto, la caparra versata non può essermi restituita, ma che comunque l’avrei potuta utilizzare per l’acquisto di un’altra auto o di servizi presso la loro concessionaria.
Faccio inutilmente presente all’impiegato che non mi era stato detto nulla a riguardo e non mi erano stati nemmeno forniti i termini o le condizioni della proposta di acquisto, ma l’unica cosa che ottengo è la stampa delle condizioni di vendita, da dove si evince che in caso di recesso non ho diritto alla restituzione della caparra.
Io adesso non ho intenzione di acquistare quell’auto né un’altra auto da loro, soprattutto perché non hanno avuto un comportamento corretto e onesto.
E non ritengo corretto che possano trattenere i miei 400 euro, considerato il modo con cui mi hanno "costretto" a firmare la proposta di acquisto.