Pasta e origine del grano: italiano significa davvero migliore?
La pasta con grano 100% italiano è davvero migliore di quella prodotta con grano estero? Abbiamo confrontato i risultati dei nostri ultimi test su spaghetti e penne, dalla qualità complessiva alla presenza di pesticidi e micotossine, fino alle prove di assaggio. Ecco cosa abbiamo scoperto e perché la provenienza del grano non è sempre una garanzia di qualità e sicurezza.
In questo articolo
- Grano italiano o estero: quali paste sono risultate migliori nel test?
- Proteine, pesticidi e micotossine: cosa abbiamo trovato
- La prova di assaggio: l'origine fa la differenza?
- Il grano italiano è davvero più sicuro?
- Pasta, da dove arriva il grano delle marche più note?
- Perché la provenienza del grano può cambiare
- Come controllare l'origine del grano in etichetta
Pasta con grano 100% italiano o pasta prodotta anche con grano estero: quale sceglieresti? Se la prima ti sembra automaticamente migliore, i risultati dei nostri test potrebbero sorprenderti. Negli spaghetti analizzati nel 2026, Garofalo, prodotta con grano italiano e americano, ha ottenuto una qualità ottima. Barilla Spaghetti n. 5, realizzata con grano italiano, si è invece fermata alla qualità media. Significa che il grano estero è migliore? Niente affatto: tra le prime classificate troviamo anche La Molisana, prodotta con grano italiano. È proprio questo il punto: la provenienza, da sola, non basta per capire quanto è buona una pasta. E lo stesso vale per la sicurezza, come mostrano le nostre analisi su pesticidi e micotossine.
Torna all'inizioGrano italiano o estero: quali paste sono risultate migliori nel test?
Il grano italiano è ben rappresentato tra le paste migliori dei nostri test, ma non è l'unico a ottenere ottimi risultati. Lo dimostrano le analisi condotte su spaghetti e penne, che restituiscono un quadro meno scontato di quanto si potrebbe pensare.
Nel test sugli spaghetti pubblicato a gennaio 2026, ai primi due posti si sono classificate Alce Nero e La Molisana, entrambe prodotte con grano italiano. Anche Esselunga, premiata come Migliore acquisto, utilizzava esclusivamente grano nazionale. Ma tra i prodotti di qualità ottima troviamo anche Garofalo, realizzata con grano italiano e statunitense. Buoni risultati anche per Divella e De Cecco, che utilizzavano grano di diversa provenienza.
E poi c'è il caso di Barilla Spaghetti n. 5: nonostante il grano italiano, la sua qualità complessiva si è fermata nella fascia media.
Lo stesso scenario si ripete nel test sulle penne del gennaio 2025. Conad e La Molisana, entrambe con grano italiano, sono arrivate ai primi posti, ma sul podio è salita anche Garofalo, che in quel caso utilizzava grano italiano e australiano. Buone valutazioni anche per Rummo e De Cecco, mentre alcune paste con grano italiano, come Tre Mulini di Eurospin, Coop e Felicetti, hanno ottenuto risultati meno brillanti. Felicetti, in particolare, è stata penalizzata dalla presenza di micotossine.
Non si tratta, quindi, di stabilire se sia meglio il grano italiano o quello estero. I risultati mostrano che entrambi possono essere utilizzati per produrre paste di buona o ottima qualità. E le differenze emergono anche quando si entra nel dettaglio delle analisi di laboratorio.
Torna all'inizioProteine, pesticidi e micotossine: cosa abbiamo trovato
Una pasta con grano italiano contiene più proteine? E presenta meno residui di pesticidi o micotossine? Nei nostri test non emerge un legame diretto tra la provenienza del grano e questi parametri. I risultati delle analisi mostrano, infatti, che sia le paste prodotte con grano italiano sia quelle realizzate con grano estero possono avere caratteristiche nutrizionali e livelli di contaminanti differenti.
Proteine: il grano italiano non ne garantisce di più
Tra gli spaghetti più ricchi di proteine troviamo Le Stagioni d'Italia, con il 15%, e Liguori, con il 14,5%, entrambi prodotti con grano italiano. Ma anche Rummo, che utilizzava grano italiano e australiano, raggiungeva il 14,5%. Un quadro analogo emerge dal test sulle penne, dove i valori più elevati e quelli più bassi non erano associati a una specifica provenienza.
Pesticidi: pochi residui, indipendentemente dall'origine
Abbiamo trovato residui di pesticidi soltanto in pochi campioni, sempre in quantità molto basse e ampiamente inferiori ai limiti di legge. Le tracce erano presenti sia in paste con grano italiano sia in quelle prodotte con grano estero. E in entrambi i gruppi c'erano numerosi prodotti senza residui rilevabili.
Micotossine: cosa rivelano le analisi
Anche i risultati sulle micotossine, sostanze tossiche di origine naturale prodotte da alcune muffe che possono contaminare i cereali, riservano qualche sorpresa. Negli spaghetti, tutti i livelli di DON (deossinivalenolo), una micotossina che a dosi elevate può provocare disturbi gastrointestinali, erano molto inferiori al limite di legge. I valori più bassi sono stati rilevati in Armando e Le Stagioni d'Italia, entrambe con grano italiano. Ma De Cecco, prodotta con grano UE e non UE, conteneva 25 microgrammi di DON per chilo, contro i 50 microgrammi per chilo di Felicetti, realizzata con grano italiano.
Ancora più significativo il confronto nel test sulle penne: nella pasta De Cecco, prodotta con grano UE e non UE, il DON non è stato rilevato, mentre Le Stagioni d'Italia e Felicetti, entrambe con grano italiano, figuravano tra i prodotti con i valori più elevati. Sempre nelle penne, in due paste con grano nazionale abbiamo rilevato anche ocratossina A, un'altra micotossina potenzialmente cancerogena, comunque in quantità ampiamente inferiori al limite di legge.
Attenzione, però: questo non significa che il grano estero sia più sicuro. Significa che non possiamo prevedere la presenza di contaminanti semplicemente conoscendo il Paese in cui il grano è stato coltivato.
Torna all'inizioLa prova di assaggio: l'origine fa la differenza?
E il gusto? Una pasta con grano italiano è più buona? Anche in questo caso, le nostre prove di assaggio non mostrano un vantaggio sistematico legato alla provenienza.
Tra gli spaghetti più apprezzati figuravano soprattutto paste con grano italiano, ma anche Garofalo, realizzata con grano italiano e statunitense. Barilla Spaghetti n. 5, invece, pur utilizzando grano nazionale, era tra le meno gradite. Anche Selex, prodotta con grano UE e non UE, ha raccolto giudizi migliori di alcune paste realizzate esclusivamente con grano italiano.
Risultati simili per le penne: La Molisana e Conad, con grano italiano, hanno ottenuto valutazioni elevate, ma ottimi giudizi sono arrivati anche per Rummo e Garofalo, prodotte con grano di diversa provenienza. Tra le meno apprezzate figurava invece Voiello, realizzata con grano italiano.
Il risultato è che una pasta con grano estero può essere apprezzata quanto, o anche più, di una prodotta esclusivamente con grano italiano. La provenienza, insomma, non è sufficiente per prevedere il gradimento all'assaggio.
Torna all'inizioIl grano italiano è davvero più sicuro?
Non ci sono elementi per affermare che il grano italiano sia più sicuro di quello estero soltanto perché coltivato nel nostro Paese. A fare la differenza sono la presenza effettiva di eventuali contaminanti e il rispetto dei limiti previsti dalla legge.Per i pesticidi, gli alimenti venduti nell'Unione europea devono rispettare gli stessi limiti massimi di residui, indipendentemente dal fatto che siano prodotti in Europa o importati da Paesi terzi. Lo stesso vale per le micotossine, contaminanti naturali la cui presenza nei cereali può dipendere anche dalle condizioni climatiche, di coltivazione e di conservazione. Ma il grano importato è controllato? Sì, anche quello proveniente da Paesi extra-UE deve rispettare i requisiti europei di sicurezza alimentare ed è soggetto al sistema dei controlli ufficiali. In presenza di rischi particolari o ripetute non conformità, per determinati prodotti e Paesi di origine i controlli possono essere rafforzati. Questo non significa che ogni partita venga analizzata alla frontiera, ma che anche gli alimenti importati devono rispettare le regole europee. I risultati delle nostre analisi vanno nella stessa direzione: abbiamo trovato paste con grano italiano con livelli molto bassi di micotossine, ma anche prodotti con grano estero con valori inferiori rispetto ad alcune paste realizzate con grano nazionale. Lo stesso vale per gli eventuali residui di pesticidi, che non risultavano associati a una specifica provenienza.Scegliere grano italiano può essere una preferenza del tutto legittima, per esempio per sostenere la filiera nazionale. Ma non equivale automaticamente a scegliere un prodotto più sicuro.
Torna all'inizioPasta, da dove arriva il grano delle marche più note?
La provenienza del grano cambia da una marca all'altra e può variare anche tra prodotti della stessa marca. Lo abbiamo verificato confrontando le etichette delle penne rigate analizzate nel gennaio 2025 e degli spaghetti testati nel gennaio 2026. I risultati permettono di rispondere ad alcune delle domande più frequenti sulla provenienza del grano utilizzato dalle marche di pasta più conosciute.
Partiamo da La Molisana, Voiello, Armando e Barilla, che nei prodotti analizzati dichiaravano di utilizzare grano italiano. La stessa indicazione compariva sulle confezioni di Granoro, nella linea Dedicato, e di Felicetti.
Diversa la situazione per chi cerca informazioni sulla provenienza del grano della pasta Rummo: nelle confezioni esaminate era indicato grano proveniente da Italia e Australia. Anche Divella utilizzava grano di diversa origine, riportando la dicitura "Italia e Paesi UE e non UE". Per De Cecco, invece, l'indicazione era "Paesi UE e non UE", la stessa presente sulle confezioni Selex.
Il caso di Garofalo è particolarmente interessante. Nelle penne del 2025, l'etichetta indicava grano italiano e australiano; negli spaghetti del 2026, invece, grano italiano e statunitense, in particolare proveniente dall'Arizona. Dunque, anche all'interno dello stesso marchio, non è detto che la materia prima abbia sempre la medesima origine.
Lo dimostra anche Tre Mulini, la pasta venduta da Eurospin , ma in questo caso è la linea che è diversa: nelle penne analizzate nel 2025 della linea Bronzo il grano era italiano, mentre negli spaghetti del 2026 a marchio Tre Mulini classico proveniva da Paesi UE e non UE. Una differenza riscontrata anche per Conad, che nelle penne della linea Conad Sapori e idee indicava grano italiano e negli spaghetti classici una miscela di grano italiano e di altri Paesi UE e non UE.
La provenienza del grano, quindi, non è necessariamente la stessa per tutti i prodotti di una marca: può variare tra le diverse linee e anche nel tempo, in base alle scelte di approvvigionamento del produttore.
Per questo, conoscere la marca non basta per sapere da dove arriva il grano. Il riferimento da controllare è sempre l'etichetta della confezione che si sta acquistando.
Torna all'inizioPerché la provenienza del grano può cambiare
La stessa marca di pasta può utilizzare grano di provenienza diversa perché la disponibilità della materia prima cambia da un raccolto all'altro. A influenzarla sono soprattutto il clima, la produzione agricola e le condizioni del mercato.
Secondo Ismea, per esempio, nel 2024 piogge eccessive e siccità hanno penalizzato il raccolto, mentre nel 2025 condizioni più favorevoli hanno permesso di ottenere rese migliori. Anche i prezzi incidono sulla filiera: Confagricoltura ha segnalato che nel 2026 le quotazioni del grano duro di qualità superiore erano, in molte aree, insufficienti a coprire i costi di produzione degli agricoltori.
C'è poi un aspetto strutturale: l'Italia non produce abbastanza grano duro per soddisfare tutta la domanda nazionale. Secondo Confagricoltura, nel 2025 la produzione italiana copriva il 56,5% del fabbisogno. Una parte consistente del grano utilizzato dall'industria deve quindi arrivare dall'estero.
Per ottenere una semola con le caratteristiche desiderate, i produttori possono utilizzare grani di diversa provenienza e modificarne le proporzioni nel tempo. Ecco perché anche una pasta acquistata abitualmente può riportare in etichetta origini differenti rispetto al passato.
Torna all'inizioCome controllare l'origine del grano in etichetta
Per sapere da dove arriva il grano della pasta che acquistiamo, basta leggere l'etichetta. Dal febbraio 2018, infatti, sulle confezioni di pasta secca devono essere riportate due informazioni: il Paese di coltivazione del grano e il Paese di molitura, cioè quello in cui il grano è stato trasformato in semola. L'obbligo non riguarda invece la pasta fresca.
Se il grano proviene da più Paesi, possiamo trovare indicazioni come "Paesi UE", "Paesi non UE" oppure "Paesi UE e non UE". Quando almeno il 50% proviene da un singolo Paese, questo può essere indicato per nome, insieme al riferimento alle altre provenienze. È il caso di diciture come "Italia e altri Paesi UE" oppure "Italia e altri Paesi UE e non UE".
Queste informazioni devono comparire in modo evidente e nello stesso campo visivo della confezione, così da poter essere individuate facilmente.
Il consiglio è quindi di non dare per scontato che una determinata marca utilizzi sempre grano della stessa provenienza. Se l'origine è importante nella nostra scelta, controlliamo ogni volta l'etichetta.
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