Spettabile Altroconsumo,
desidero sottoporre alla vostra attenzione una condotta commerciale scorretta e priva di trasparenza da parte del brand cosmetico 'GingerBio', dal quale ho effettuato un acquisto online per un importo di € 99,90.
L'acquisto è stato interamente indotto in modo fuorviante dal nome stesso del brand ('Bio') e dai claim pubblicitari diffusi capillarmente sui canali ufficiali, nei quali l'azienda promuove i prodotti definendoli 'bio', 'prodotti naturali', 'prodotti senza scendere a compromessi' e 'prodotti ecocompatibili'. Si evidenzia, inoltre, che le etichette fisiche dei prodotti da me ricevuti riportano esplicitamente le diciture 'organico', 'naturale' e 'delicato' e 'sostenibile' direttamente sul packaging.
In sede di consulenza privata, ho esplicitamente specificato alla titolare di utilizzare da anni una routine 100% ecobiologica e naturale (citando marchi di riferimento come Fitocose e La Saponaria) a causa di una sensiilità cutanea (couperose), sottoponendole i relativi INCI. Lei ha omesso di dichiarare la presenza nelle proprie formule di ingredienti di sintesi chimica, derivati petrolchimici e fragranze sintetiche. Si precisa che la sottoscritta non ha proceduto a una lettura autonoma dell'INCI riportato sui flaconi o sul sito prima dell'uso, proprio a causa della totale fiducia riposta nella consulenza personalizzata della professionista e dell'assoluta perentorietà dei claim, del packaging e del marchio stesso, i quali escludevano logicamente la presenza di sostanze chimiche nocive . A seguito della prima e di una seconda applicazione dei prodotti, ho subito un'immediata e severa reazione avversa cutanea da contatto (bruciore, prurito, edema).
Contattata l'assistenza per denunciare l'accaduto, la titolare ha impostato la comunicazione seguendo una precisa e scorretta strategia a fasi:
1)La difesa pseudoscientifica: In prima battuta, l'interlocutrice ha tentato ampiamente di giustificarsi arrampicandosi su precisazioni tecniche e credo pseudoscientifiche infondate, volte a minimizzare la presenza di ingredienti derivati dal petrolio e a liquidare la mia immediata infiammazione cutanea come una mera 'allergia personale ', invitandomi persino a proseguire in progressione l'applicazione affinché la pelle 'si adattasse'.
2)L'ammissione parziale e l'espediente emotivo: Solo in un secondo momento, davanti all'evidenza dei fatti, ha ammesso parzialmente (sia per iscritto che tramite nota vocale) che avrebbe dovuto segnalare la presenza di tali sostanze di sintesi, confessando inoltre di essere 'scesa a compromessi' sulle formule con i laboratori. Contestualmente, ha sistematicamente introdotto dettagli della propria sfera privata (quali la stanchezza personale o la gestione del figlio) scusandosi per il proprio stato psicofisico; una tecnica di distrazione emotiva finalizzata ad ammansire il cliente e deviare il fulcro del confronto tecnico.
3) Il finto 'accordo' per eludere il rimborso: La titolare ha infine dichiarato ripetutamente di essere disponibile a 'trovare un accordo', utilizzandolo come scudo retorico per rimpallare la discussione ed evitare l'unica soluzione lecita: l'assunzione totale del rischio d'impresa e il rimborso integrale della somma. La sottoscritta rifiuta fermamente qualsiasi compromesso al ribasso, non essendovi alcuno spazio per trattative davanti a un danno e a una non conformità commerciale.
A fronte di tre formali richieste di rimborso con contestuale messa a disposizione dei flaconi per il reso a spese del venditore, l'azienda ha interrotto ogni comunicazione.
Si segnala infine che, per negare la restituzione del denaro, il brand ha pretestuosamente equiparato a 'sigilli igienici di garanzia' (del tutto assenti sul packaging fisco) delle dinamiche puramente meccaniche del flacone, sostenendo che l'integrità risiedesse nel fatto che il siero facesse un 'click' meccanico quando viene svitato il tappo e che l'erogatore airless del contorno occhi impiegasse qualche giro a vuoto prima di far uscire il prodotto.
Desidero contestare fermamente le linee difensive avanzate dal brand sul proprio sito internet e nelle comunicazioni private:
1)Confusione tra Diritto di Recesso e Non Conformità: Il brand rifiuta il rimborso applicando erroneamente le regole del diritto di recesso per mero 'ripensamento' (che decade a flacone aperto per motivi igienici). Nel mio caso si contesta un difetto di conformità commerciale e una pratica ingannevole, situazioni in cui l'apertura e l'utilizzo del prodotto costituiscono l'unico passaggio logico e necessario per manifestare e verificare la reazione avversa cutanea causata dal vizio occultato.
2)Confusione tra Biotecnologia e Petrolchimica: Il brand utilizza la dicitura 'ingredienti biotecnologici' per giustificare la presenza di chimica. Si tratta di un falso scientifico? i componenti biotecnologici derivano da processi naturali controllati (es. fermentazioni), mentre i prodotti consegnatimi contengono in INCI veri e propri derivati della raffinazione del petrolio e molecole di sintesi come PEG-100 Stearate, Propylene Glycol, Butylene Glycol, Disodium EDTA, BHT e Phenoxyethanol?
3)Uso ingannevole del termine 'Bio' e dei Green Claim: La certificazione biologica vincola rigorosamente la purezza dell'INCI vietando i derivati del petrolio. Inserire la parola 'Bio' nel nome stesso del marchio (GingerBio) e associare in etichetta termini quali 'organico', 'naturale' ed 'sostenibile' per poi formulare con sostanze petrolchimiche costituisce una condotta ingannevole che un disclaimer sul sito non può in alcun modo sanare, poiché sfrutta un meccanismo psicologico che induce in errore il consumatore .
Oltre a richiedere il vostro tempestivo intervento per l'ottenimento del rimborso integrale di € 100,00 (prima di attivare la pratica di chargeback con Poste Italiane per merce non conforme), vi chiedo formalmente di verificare se la condotta complessiva, l'uso di dinamiche manipolatorie nella gestione del post-vendita, i claim ambigui anche sul packaging e l'utilizzo del termine 'Bio' nella denominazione configurino un caso di greenwashing e di pratica commerciale ingannevole ai sensi del recente D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30 [D.Lgs. 30/2026] o c'è un'altra legge che tuteli il consumatore e riconosca e sanzioni le pratiche riportate?
A supporto di quanto dichiarato, allego alla presente lo scambio di chat intercorso con l'azienda. Resto a vostra completa disposizione per fornire la nota vocale originale e le relative trascrizioni in cui la titolare ammette esplicitamente di essere scesa a compromessi sulle formulazioni, oltre alle foto delle etichette fisiche dei prodotti, della reazione cutanea e a qualsiasi altra prova possa essere ritenuta necessaria a rendere la contestazione incontestabile. Prima di rendere questo mio reclamo visibile pubblicamente sul vostro portale a tutela di futuri consumatori e clienti malcapitati, gradirei ricevere una vostra verifica interna e una conferma scritta sul profilo di ingannevolezza sollevato.
Cordiali saluti,
Maria Emanuela Amboni