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Recupero crediti, possono venire a casa? Il caso Advancing Trade

Le segnalazioni arrivate ad Altroconsumo sollevano dubbi sulle modalità di recupero crediti di Advancing Trade, tra solleciti insistenti e possibili “visite a domicilio”. Ecco quali sono i limiti per le società incaricate e come tutelarsi.

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24 agosto 2026
uomo bussa alla porta

Una lettera che prospetta una possibile “visita domiciliare per esazione pratica” se il pagamento non viene effettuato. Telefonate, sms, WhatsApp e comunicazioni che continuano ad arrivare anche quando il consumatore contesta la somma richiesta. Sono alcune delle situazioni segnalate ad Altroconsumo attraverso la piattaforma Reclama Facile in relazione ad Advancing Trade S.p.A., società che si occupa di recupero crediti per conto di aziende come WindTre e altri operatori.

La possibilità che qualcuno si presenti a casa per riscuotere un debito può comprensibilmente preoccupare chi riceve una comunicazione di questo tipo. È importante, però, sapere quali sono i limiti dell’attività delle società di recupero crediti: un loro incaricato non è un pubblico ufficiale e non può entrare nell’abitazione del consumatore senza il suo consenso.

Le modalità con cui viene richiesto il pagamento, inoltre, devono rispettare precisi limiti. Un credito può essere legittimamente recuperato, ma le comunicazioni utilizzate per farlo devono rispettare i principi di correttezza, trasparenza e dignità della persona e non possono trasformarsi in strumenti di indebita pressione sul consumatore.

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Advancing Trade e i reclami arrivati ad Altroconsumo

In uno dei casi che emergono dai reclami ricevuti, un consumatore contesta un credito relativo a un precedente contratto con Tim. Sostiene di avere restituito il modem e di avere esercitato il diritto di recesso in seguito a una modifica delle condizioni contrattuali. Dopo avere ricevuto la richiesta di pagamento da parte della società di recupero crediti, ha chiesto attraverso Reclama Facile la cessazione della procedura, allegando la documentazione relativa alla restituzione dell’apparecchio e la fattura con cui Tim comunicava la modifica contrattuale.

Un’altra consumatrice racconta invece di essere passata a un nuovo operatore e di avere successivamente ricevuto ulteriori addebiti da WindTre. Dopo averne contestato uno attraverso la propria banca, riferisce di essere stata contattata ripetutamente da Advancing Trade con telefonate, messaggi ed email per ottenere il pagamento della somma richiesta.

C’è poi il caso di una linea fissa WindTre per la quale, a quasi un anno dal recesso, viene richiesto il pagamento di 28,17 euro. Il consumatore racconta di avere contestato il credito per iscritto, chiedendo copia della fattura, il dettaglio della somma e la data di cessazione del servizio. Secondo la segnalazione, non avrebbe ricevuto risposta alla contestazione, mentre sarebbero proseguiti i solleciti tramite sms, telefonate, WhatsApp e lettera cartacea. In alcuni messaggi sarebbe comparsa anche la dicitura “accordo in scadenza”, nonostante il consumatore sostenga di non avere sottoscritto alcun accordo.

I singoli reclami non permettono naturalmente di stabilire che tutti i crediti richiesti siano inesistenti o che tutte le modalità adottate siano illegittime. Evidenziano però l’importanza di distinguere tra il diritto del creditore a recuperare quanto eventualmente dovuto e i limiti che devono essere rispettati nel farlo.

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Possono davvero venire a casa?

È proprio questo uno degli aspetti che ha attirato l’attenzione della nostra consulenza legale. In una comunicazione di sollecito relativa a un caso arrivato ad Altroconsumo viene infatti prospettata la possibilità di una “visita domiciliare per esazione pratica” in caso di mancato pagamento.

Una formulazione del genere può generare nel destinatario la sensazione che la società possa mandare qualcuno a casa per ottenere il pagamento. La situazione va però inquadrata correttamente.

Gli incaricati delle società che svolgono attività di recupero crediti stragiudiziale non hanno i poteri di un ufficiale giudiziario. Non possono quindi entrare nell’abitazione contro la volontà di chi vi abita, né il semplice mancato pagamento di una richiesta ricevuta da una società di recupero crediti attribuisce loro un diritto di accesso.

Il consumatore può dunque rifiutare l’ingresso a un incaricato che si presenti alla porta. La prospettazione di una visita domiciliare deve inoltre essere valutata anche per il modo e il contesto in cui viene utilizzata: se serve a esercitare una pressione indebita o assume carattere intimidatorio, può configurare una modalità aggressiva di recupero del credito.

Su pratiche di recupero crediti particolarmente invasive sono intervenuti in passato anche l’Antitrust e il Garante per la protezione dei dati personali, richiamando la necessità di tutelare i consumatori da condotte che possano esercitare pressioni indebite o ledere la loro riservatezza e dignità.

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Telefonate e messaggi continui: quali sono i limiti

La società incaricata può contattare il debitore per chiedere il pagamento, ma questo non significa che qualsiasi modalità o frequenza di contatto sia ammessa.

Telefonate, lettere, email o messaggi devono essere utilizzati nel rispetto della persona e della sua privacy. La reiterazione dei contatti, soprattutto quando avviene attraverso numerosi canali e con modalità particolarmente insistenti, può diventare problematica se determina una pressione sproporzionata sul destinatario.

Particolare attenzione va prestata anche quando il credito è contestato. Se ritieni che la somma richiesta non sia dovuta, non limitarti a comunicarlo telefonicamente all’operatore: formalizza la contestazione per iscritto, spiegando perché ritieni il credito inesistente o errato e allegando i documenti che possono dimostrarlo.

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Cosa fare se ricevi una richiesta di recupero crediti

La prima cosa da fare è verificare l’origine della somma richiesta. Chiedi, se necessario, la documentazione che permette di ricostruire il credito: contratto, fatture, importo originario, eventuali costi aggiuntivi e indicazione dell’azienda per conto della quale la società di recupero sta agendo.

Se riconosci il debito, puoi valutare le modalità con cui regolarizzare la posizione. Se invece non riconosci la somma o ritieni che sia già stata pagata, prescritta o comunque non dovuta, contestala per iscritto e conserva copia di tutta la documentazione inviata e ricevuta.

Conserva anche lettere, email, sms e screenshot dei messaggi ricevuti, soprattutto se ritieni che i contatti siano eccessivamente insistenti o contengano espressioni che percepisci come intimidatorie.

Se viene prospettata una visita a domicilio, ricorda che un incaricato di una società di recupero crediti non può entrare in casa senza il tuo consenso. La richiesta stragiudiziale di pagamento, inoltre, non equivale a un provvedimento di un giudice né attribuisce all’incaricato poteri propri di un ufficiale giudiziario.

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Quali comportamenti sono illeciti nel recupero crediti

Chi deve recuperare un credito può contattare il consumatore e chiedere il pagamento, ma deve farlo rispettando la sua privacy, la dignità personale e la riservatezza. Il Garante per la protezione dei dati personali ha individuato alcune modalità di recupero crediti che violano questi principi.

Tra i comportamenti illeciti rientrano le visite a casa o sul luogo di lavoro effettuate in modo tale da rendere evidente a familiari, conviventi, colleghi o vicini l’esistenza del debito e da esercitare un’indebita pressione sul consumatore. Il problema, quindi, non è di per sé il tentativo di contattare personalmente il debitore, ma le modalità con cui viene effettuato e la possibile divulgazione a terzi di informazioni sulla sua situazione debitoria.

Non sono consentite neppure le telefonate preregistrate di sollecito senza l’intervento di un operatore, perché non garantiscono che la comunicazione venga ricevuta esclusivamente dalla persona interessata. Per la stessa ragione, è illecito utilizzare cartoline o buste che riportino all’esterno diciture come “recupero crediti” o altre formule che permettano a chiunque di comprendere il contenuto della comunicazione. È vietato anche affiggere avvisi di mora o solleciti di pagamento sulla porta di casa del debitore.

Il Garante ha inoltre precisato che, insieme alla richiesta di pagamento, il consumatore deve ricevere le informazioni necessarie per sapere come vengono trattati i suoi dati personali e come esercitare i propri diritti in relazione a tale trattamento.

Ancora diverso è il caso in cui vengano prospettate azioni giudiziarie per ottenere il pagamento di somme che in realtà non sono dovute. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 48733 del 17 dicembre 2012, ha affrontato un’ipotesi di questo tipo riconducendola, nelle circostanze esaminate, al reato di estorsione. Non basta quindi una controversia sull’esistenza del debito per parlare di estorsione: si tratta di una fattispecie molto più grave, che può entrare in gioco quando la minaccia di azioni giudiziarie viene utilizzata consapevolmente per pretendere somme non dovute, per esempio sulla base di fatture false.

Se una società di recupero crediti utilizza modalità illecite o lesive della privacy, è possibile segnalare la condotta alle autorità competenti. A seconda del comportamento contestato, ci si può rivolgere all’Antitrust o al Garante per la protezione dei dati personali. È inoltre possibile valutare un’azione nei confronti del creditore e della società incaricata del recupero per chiedere il risarcimento dell’eventuale danno non patrimoniale derivante dalla violazione della propria riservatezza.

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Hai ricevuto solleciti da Advancing Trade? Possiamo aiutarti

Se hai ricevuto richieste di pagamento da Advancing Trade o da un’altra società di recupero crediti e ritieni che il credito non sia dovuto, puoi utilizzare Reclama Facile per formalizzare la contestazione e chiedere una risposta all’azienda.

Se i solleciti continuano, se hai dubbi sulla legittimità della somma richiesta oppure se le modalità utilizzate per ottenere il pagamento ti sembrano eccessivamente insistenti o intimidatorie, puoi rivolgerti anche alla consulenza legale di Altroconsumo. I nostri esperti possono esaminare il singolo caso, verificare la documentazione e indicarti quali strumenti utilizzare per tutelare i tuoi diritti.

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