Quella che doveva essere la gioia di entrare nella mia casa nuova si è trasformata in mesi di ritardi, errori, danni e scaricabarile.
Prima consegna saltata perché il corriere non si è presentato negli orari previsti e nessuno ha avvisato. Risultato? Altri 30 giorni di attesa, trasloco rinviato e un ulteriore mese di affitto da pagare.
Quando finalmente la cucina è arrivata, il disastro è continuato: montaggio lasciato a metà, ante storte, isola posizionata in modo errato, componenti danneggiati montati comunque, top arrivati danneggiati o con misure errate, mobili lasciati fuori casa e danni al pavimento nuovo, tutto documentato con foto e video.
Da settimane chiamo l’assistenza. La risposta è sempre la stessa: “abbiamo sollecitato il reparto competente”. Ma nessuno richiama. Nessuno decide. Nessuno si assume la responsabilità.
E oggi arriva la risposta più assurda.
Mi viene comunicato che il completamento del montaggio potrà avvenire solo il 20 luglio, perché devo rientrare nella normale coda dei montaggi, come se avessi acquistato la cucina ieri.
Peccato che la mia pratica è aperta da mesi, che i ritardi e gli errori non dipendono da me e che sto ancora aspettando di ricevere il servizio che ho già pagato.
In pratica, dopo aver subito ritardi, errori, danni e costi aggiuntivi, dovrei semplicemente ricominciare la fila.
No. Non è accettabile.
Pretendo che IKEA si assuma finalmente le proprie responsabilità:
* completando immediatamente il montaggio;
* sostituendo tutti i componenti danneggiati o errati;
* rimborsando il servizio di montaggio;
* risarcendo i danni al pavimento e i danni economici subiti, compreso l’ulteriore mese di affitto che sono stato costretto a sostenere.
I clienti chiedono una cosa semplice: quando un’azienda sbaglia, deve rimediare. Non far finta che il problema non esista.