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Impianto GPL non sicuro dopo cambio serbatoio presso concessionaria ufficiale Opel

In lavorazione Pubblico

Tipologia di problema:

Servizi collaterali

Reclamo

R. V.

A: Opel

24/07/2026

Nel marzo 2023 effettuavo presso l'officina della concessionaria Storti Auto S.r.l. di Pavia la sostituzione decennale obbligatoria del serbatoio GPL sulla mia Opel Astra J ST GPLTECH (impianto di serie). A seguito dei gravi e continui problemi emersi da allora su tale impianto, culminati nella scoperta che il tubo in rame ad alta pressione del gas in ingresso alla multivalvola è privo della spira antivibrante ed è stato pericolosamente schiacciato e strozzato nelle due pieghe a 90° rinvenute, mi sono rivolto al servizio clienti di Opel Italia. L'obiettivo era duplice: 1) segnalare la condotta della struttura; 2) richiedere un loro supporto tecnico per accertare se il lavoro rispecchiasse gli standard della casa madre, visto il notevole rischio di rotture e perdite di gas in quella zona, peraltro già verificatesi e riparate in garanzia presso la stessa officina. A fronte del rifiuto di Storti Auto di riconoscere il difetto, Opel Italia ha risposto declinando ogni responsabilità e liquidando la faccenda col fatto che l'officina non appartiene più alla loro rete autorizzata. Questo avviene nonostante la stessa struttura continui tuttora a esporre le insegne Opel e a dichiararsi sul proprio sito web "Concessionaria Ufficiale", traendo in inganno i clienti. Opel Italia mi ha invece invitato a rivolgermi alla rete attiva per ricevere l'assistenza necessaria. Seguendo alla lettera l'indicazione, mi sono recato presso la concessionaria autorizzata Fenino Auto di Pavia. Qui l'accettazione mi ha risposto che loro non effettuano interventi sugli impianti GPL (cosa che, secondo loro, Opel dovrebbe ben sapere) e che assistono solo vetture prodotte dal 2021 in poi. Ho provato a segnalare la risposta ricevuta (che pare davvero un ulteriore rimpallo) direttamente a Opel Italia tramite il form online dell'assistenza clienti, senza ricevere ad oggi alcuna replica, nemmeno quella automatica di ricezione che in molti siti viene trasmessa usando quel tipo di canale per i contatti.T rovo inaccettabile che il costruttore si disinteressi della sicurezza stradale di un proprio veicolo, comunque provvisto di impianto nativo. Risulta inoltre che Opel Italia ha precisi obblighi legali a cui non può sottrarsi per scaricare il cliente: i Regolamenti Europei (CE) n. 715/2007 e (UE) 2018/858 (confermati dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, causa C-296/22) impongono ai costruttori l'obbligo tassativo di garantire l'accesso illimitato, chiaro e non discriminatorio alle informazioni tecniche, ai manuali d'officina e agli standard di riparazione dei veicoli. Destinatari di tali specifiche possono essere anche i proprietari di loro vetture che le necessitino. Anche il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) obbliga il produttore a immettere sul mercato prodotti sicuri e a cooperare attivamente con i consumatori per valutare e accertare i rischi legati alla sicurezza dei loro prodotti, dunque incluse situazioni come quella di anomalie gravi su impianti gas per autotrazione. Opel non può quindi rimpallare la consegna di questi dati ufficiali alla propria rete di assistenza, che tra l'altro nel mio caso ha pure dichiarato i limiti suddetti. Dopo le svariate segnalazioni già fatte, anche formali mediante precise richieste via PEC, provo anche il metodo della pubblica esposizione dei fatti per indurre Opel Italia ad adempiere ai propri doveri. Intendo fornendomi l'estratto della documentazione tecnica ufficiale (schemi originari e specifiche del tubo di carico gas) per accertare la conformità del lavoro svolto presso il loro ex concessionario.


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