Priorità della ricetta non rispettata: come far valere i tuoi diritti sui tempi d’attesa
Il CUP propone una visita tra mesi o non riesce a rispettare la priorità indicata sulla ricetta? Fai valere i tuoi diritti. Qui spieghiamo quando l’attesa è davvero fuori tempo massimo, quali soluzioni deve garantire il Servizio sanitario e come chiedere il rispetto dei tempi d’attesa.
In questo articolo
- Il CUP mi dà un appuntamento troppo tardi: posso avere una data più vicina?
- Quando l’appuntamento è davvero fuori tempo massimo?
- Cosa succede se rifiuto l'appuntamento che mi propongono?
- Se l'appuntamento è troppo lontano, devo accettarlo per non perdere la priorità?
- Se non c'è posto nei tempi previsti, chi deve trovarmi un'alternativa?
- Se prenoto privatamente perché ho urgenza, ho diritto al rimborso?
- Quando posso contestare i tempi d’attesa?
- Come chiedere il rispetto dei tempi d’attesa
- Domande frequenti
Inizia così una trafila di telefonate per cercare una data più vicina o, semplicemente, riuscire a ottenere un appuntamento. Eppure il Servizio sanitario non dovrebbe funzionare così. Per le prime visite e i primi esami diagnostici, la priorità indicata sulla ricetta stabilisce entro quanto tempo la prestazione deve essere garantita: anche la classe meno urgente prevede un limite preciso.
Se quei tempi non vengono rispettati, non spetta al cittadino arrangiarsi cercando da solo un altro ospedale o pagando una visita privata. Esistono forme di tutela che obbligano il Servizio sanitario a cercare una soluzione. Vediamo quando si può contestare l’attesa, che cosa conviene fare per tutelarsi e come chiedere il rispetto dei tempi. Torna all'inizio
Il CUP mi dà un appuntamento troppo tardi: posso avere una data più vicina?
Sì, si può chiedere e, se i tempi della ricetta non vengono rispettati, è giusto farlo. Il punto è questo: per le prime visite e i primi esami il medico indica sulla ricetta una priorità e il Servizio sanitario deve rispettarla, offrendo un appuntamento compatibile con quella tempistica in una delle strutture disponibili sul territorio di riferimento.
Per capire quali sono i propri diritti sui tempi d’attesa, però, bisogna fare attenzione a due cose molto concrete: quale priorità è indicata sull’impegnativa e dove si sta cercando di prenotare.
Conta dove prenoti e quale priorità hai sulla ricetta
Partiamo dalla prenotazione. Se si contatta direttamente un ospedale o un poliambulatorio, quella struttura può offrire soltanto i posti che ha a disposizione. Se non ha posto nei tempi indicati sulla ricetta, non significa che il Servizio sanitario non possa garantire l’appuntamento altrove.
Non è infatti la singola struttura a dover garantire da sola il rispetto della priorità. La legge infatti prevede che i Servizi sanitari regionali rispettino queste tempistiche contando su tutte le strutture pubbliche e private accreditate. Le loro disponibilità confluiscono quindi nel CUP unico regionale o infraregionale, in modo che la ricerca possa avvenire su un’offerta più ampia. In sostanza, il rispetto della priorità è dovuto ed è attraverso il CUP che va cercata, tra le strutture disponibili sul territorio, una soluzione compatibile con i tempi previsti.
L’altra cosa da controllare è la priorità indicata sulla ricetta. Un appuntamento tra tre mesi può sembrare molto lontano, ma può essere ancora nei tempi se sulla ricetta c’è una P, cioè una prestazione programmabile. La stessa attesa sarebbe invece fuori tempo con una priorità D o B.
Non tutti sanno cosa significano queste lettere, dove trovarle sulla ricetta e quali tempi prevedono. Vediamolo.
Cosa significano le priorità U, B, D e P
La classe di priorità è indicata dal medico sulla ricetta in uno specifico campo con una lettera: U, B, D oppure P, accompagnata da una dicitura estesa. La priorità stabilisce entro quanto tempo deve essere effettuata la visita o l’esame e viene indicata dal medico in base alla necessità clinica. A ogni lettera corrisponde un tempo massimo d’attesa:
- U, urgente: entro 72 ore;
- B, breve: entro 10 giorni;
- D, differibile: entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami;
- P, programmabile: entro 120 giorni.
Quindi, per esempio, con una priorità B una visita proposta fra un mese è fuori tempo. Con una priorità P, invece, un appuntamento fra tre mesi rispetta ancora il termine previsto, anche se può sembrare molto lontano.
Le quattro classi e i relativi tempi massimi sono stabiliti a livello nazionale dal Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa 2026-2028. Le Regioni possono però prevedere tempi più brevi: quelli nazionali rappresentano quindi la garanzia minima.
Attenzione: questi tempi riguardano i cosiddetti primi accessi, cioè le prime visite e i primi accertamenti per un dato problema di salute. Per visite di controllo e follow-up il meccanismo è diverso: lo vediamo tra poco. E attenzione anche a non confondere la priorità con la durata della ricetta: il tempo entro cui deve essere fatta la prestazione e il periodo entro cui la ricetta può essere usata per prenotare sono due cose diverse.
E per le visite di controllo, quali tempi valgono?
Per le visite di controllo e, più in generale, per le prestazioni successive al primo accesso, non si usano normalmente le classi U, B, D e P. Questo non significa che non ci sia un tempo da rispettare: è lo specialista che segue il paziente a indicare quando deve essere fatto il controllo. Se, per esempio, prescrive una visita dopo sei mesi, quello è il riferimento temporale da rispettare nella programmazione dell’appuntamento.
E non dovrebbe essere il paziente a dover penare al telefono per trovare una data. Il Piano nazionale sulle liste d’attesa prevede che, salvo diversa richiesta del paziente, sia la struttura che lo ha preso in carico a programmare i controlli successivi nei tempi indicati dallo specialista.
Se quindi il controllo non viene fissato in tempo o la prenotazione viene continuamente rimandata, anche questa attesa può essere contestata. Più avanti vedremo come.
Quando l’appuntamento è davvero fuori tempo massimo?
Se si prenota attraverso il CUP regionale e la prima disponibilità proposta supera il tempo previsto dalla classe di priorità sulla ricetta, l’appuntamento è da considerarsi fuori tempo massimo.La garanzia sui tempi d’attesa, infatti, non è responsabilità del singolo ospedale scelto dal paziente, ma ricade sull’insieme delle strutture pubbliche e private accreditate comprese nell’area territoriale in cui il Servizio sanitario regionale è tenuto a garantire quella prestazione. Il Piano nazionale sulle liste d’attesa la chiama ambito territoriale di garanzia e le disponibilità delle strutture sanitarie che ne fanno parte confluiscono nel sistema CUP regionale.
Se, per esempio, un ospedale non ha disponibilità entro 10 giorni per una priorità B, questo non basta per dire che il diritto non è rispettato: bisogna verificare attraverso il CUP se un’altra struttura può offrire la visita nei tempi previsti. Se invece anche il CUP non trova nessun appuntamento entro il limite indicato dalla priorità, allora quel tempo non viene rispettato. Spetta quindi al Servizio sanitario cercare una soluzione per garantire la prestazione nei tempi previsti. Più avanti vediamo come richiederla se non viene attivata automaticamente.
Resta però un’altra questione: cosa succede se l’appuntamento è nei tempi, ma viene proposto in una struttura diversa da quella che si vorrebbe o troppo lontana? E cosa succede se lo si rifiuta? Lo vediamo subito. Torna all'inizio
Cosa succede se rifiuto l'appuntamento che mi propongono?
Rifiutare la prima disponibilità proposta dal CUP può avere conseguenze sulla garanzia dei tempi d’attesa, soprattutto se l’appuntamento offerto rispettava la priorità indicata sulla ricetta. Vediamo le situazioni più comuni e cosa succede in ciascun caso.
Se rifiuto un appuntamento che rispetta i tempi, cosa succede?
Se il CUP propone una visita o un esame entro il tempo previsto dalla priorità e si rifiuta perché si preferisce un’altra data o un’altra struttura, il Servizio sanitario non è più tenuto a garantire che la nuova soluzione rispetti lo stesso tempo massimo.
Per esempio, se per una visita con priorità D viene proposto un appuntamento entro 30 giorni ma si decide di non accettarlo perché non è nell’ospedale abituale o perché la data non va bene, si può chiedere un’alternativa. Non si potrà però contestare il superamento dei tempi della priorità se le nuove date disponibili saranno più lontane: rifiutando una prima proposta nei tempi si perde la garanzia che l’appuntamento successivo rispetti lo stesso termine.
Posso scegliere un'altra struttura?
Sì, si può chiedere di essere visitati in un’altra struttura più comoda o di cui ci si fida di più. Se però il CUP aveva già trovato un appuntamento nei tempi previsti, scegliendo di rifiutarlo non è più garantito che la nuova soluzione rispetti lo stesso termine.
La garanzia vale infatti sull’insieme delle strutture pubbliche e private accreditate che fanno parte dell’ambito territoriale previsto per quella specifica prestazione. Se quindi il CUP trova un appuntamento nei tempi in una struttura diversa da quella preferita, si può certamente rifiutarlo e aspettare che si liberi un posto altrove. Bisogna però mettere in conto che l’attesa potrebbe diventare più lunga e non sarebbe più garantito il termine previsto dalla priorità sulla ricetta.
E se la struttura proposta è troppo lontana?
Qui la situazione è diversa. Anche se non esiste un diritto ad avere sempre l’ospedale più vicino a casa, non è accettabile che venga proposta una struttura qualsiasi senza tenere conto della distanza e della possibilità concreta di raggiungerla. Nelle nostre inchieste i cittadini ci hanno segnalato appuntamenti proposti anche a 100 chilometri di distanza.
Le regole nazionali prevedono infatti che gli ambiti territoriali di garanzia siano definiti secondo criteri di prossimità e raggiungibilità e che, soprattutto per le prestazioni meno complesse, si evitino spostamenti onerosi per il cittadino. Se quindi viene proposta una struttura molto difficile da raggiungere, è legittimo chiedere che vengano verificate altre disponibilità più adatte alla propria situazione.
Prima di rifiutare l’appuntamento, però, può essere utile accettarlo come soluzione provvisoria e conservarne il promemoria: se sarà necessario contestare la soluzione proposta, sarà più facile dimostrare concretamente quale alternativa era stata offerta.
Se l'appuntamento è troppo lontano, devo accettarlo per non perdere la priorità?
Se il primo appuntamento disponibile supera già il tempo previsto dalla classe di priorità, la situazione è chiara: il Servizio sanitario non sta rispettando la priorità. Il nostro consiglio è di non rifiutare l’appuntamento, soprattutto se la visita o l’esame sono importanti e non conviene restare senza una data. Meglio accettare la prima disponibilità come soluzione provvisoria, conservare il promemoria e chiedere subito all’Asl che venga trovato un posto nei tempi corretti.Il promemoria della prenotazione sarà utile: documenta quale fosse la prima disponibilità offerta dal CUP. È una prova importante quando bisogna contestare l’attesa e chiedere l’attivazione del percorso di tutela. Più avanti spieghiamo quali documenti conservare e come chiedere concretamente il rispetto dei tempi. Torna all'inizio
Se non c'è posto nei tempi previsti, chi deve trovarmi un'alternativa?
Se il CUP non riesce a trovare una visita o un esame entro il tempo previsto dalla priorità, non dovrebbe essere il cittadino a chiamare uno per uno gli ospedali e gli ambulatori in cerca di un appuntamento più vicino. È il Servizio sanitario che deve prendere in carico la richiesta e cercare una soluzione attivando il cosiddetto percorso di tutela.
Cos'è il percorso di tutela
Quando il CUP non riesce a dare subito un appuntamento nei tempi previsti, la richiesta non dovrebbe chiudersi con un semplice “non c’è posto, richiami più avanti”. Le regole nazionali prevedono che, in caso di mancata disponibilità, la richiesta venga presa in carico dal Servizio sanitario e il cittadino venga ricontattato dal CUP o dall’Asl con una proposta di appuntamento. Uno degli strumenti previsti è la prelista, in cui viene registrata la richiesta in attesa che il sistema trovi una soluzione compatibile con la priorità.
L’Asl può infatti attivare risorse ulteriori e aumentare l’attività delle strutture sanitarie convenzionate, acquistare prestazioni aggiuntive dal privato accreditato o incrementare le ore dei medici specialisti pubblici. Insomma, le regole stabiliscono espressamente che la ricerca di una soluzione alternativa non debba ricadere sul cittadino.
In teoria questo meccanismo dovrebbe partire quando il CUP non riesce a garantire l’appuntamento nei tempi. Nella pratica non sempre succede. Per questo, se viene proposta una data oltre la propria priorità, è importante chiedere espressamente l’attivazione del percorso di tutela. Più avanti spieghiamo come farlo per iscritto.
Dove possono mandarmi per farmi visitare prima?
Anche quando viene attivato il percorso di tutela, la visita o l’esame restano una prestazione del Servizio sanitario. La differenza è che, se i posti normalmente disponibili attraverso il CUP non bastano, l’Azienda sanitaria può attivare ulteriori risorse per garantire la prestazione nei tempi: per esempio aumentare l’attività delle proprie strutture, acquistare prestazioni aggiuntive dal privato accreditato o ricorrere all’attività libero-professionale intramuraria. Se la soluzione viene attivata nell'ambito del percorso di tutela, resta a carico del cittadino soltanto l’eventuale ticket, se dovuto.
Torna all'inizioSe prenoto privatamente perché ho urgenza, ho diritto al rimborso?
No. Se il Servizio sanitario non trova posto nei tempi, non bisogna prenotare di propria iniziativa una visita privata pensando di poter poi presentare la fattura all’ASL e ottenere il rimborso.L’equivoco è molto diffuso, ma la regola è diversa e non nasce con l’ultimo Piano sulle liste d’attesa. Già l’articolo 3, comma 13, del decreto legislativo 124/1998 prevedeva, nell’ambito della disciplina allora prevista sui tempi d’attesa, che quando l’attesa superava il termine stabilito il cittadino potesse chiedere al Servizio sanitario che la prestazione fosse resa in libera professione intramuraria, con il maggior costo a carico del Servizio sanitario.
Questo non significa però poter scegliere autonomamente un medico o una struttura privata, pagare e chiedere dopo il rimborso. Deve essere il Servizio sanitario ad attivare la soluzione alternativa. Il PNGLA 2026-2028 oggi lo dice in modo esplicito: è escluso il rimborso a posteriori delle prestazioni già effettuate autonomamente dal cittadino in libera professione o presso strutture private.
Quindi, se il CUP propone una data fuori tempo, la strada corretta è chiedere l’attivazione del percorso di tutela e, se questo non avviene, contestare formalmente l’attesa. Torna all'inizio
Quando posso contestare i tempi d’attesa?
In generale, si può contestare l’attesa quando il Servizio sanitario non rispetta il tempo che dovrebbe garantire. Per esempio, quando il CUP propone come prima disponibilità una data oltre il limite della priorità. Si può contestare anche una soluzione che non tenga adeguatamente conto dei criteri di prossimità e raggiungibilità previsti per l’ambito territoriale di garanzia. Per i controlli il meccanismo è diverso: non ci sono le classi di priorità, ma va rispettato il tempo indicato dallo specialista che ha preso in carico il paziente.
Diverso è il caso in cui il CUP abbia proposto un appuntamento nei tempi e sia stato il cittadino a rifiutarlo per scegliere un’altra data o la struttura preferita: in questo caso la nuova soluzione può uscire dalla garanzia dei tempi.
Quali documenti devo conservare?
Per contestare l’attesa bisogna poter dimostrare che cosa è successo. Conviene conservare la ricetta con la classe di priorità, il promemoria dell’appuntamento proposto dal CUP e le eventuali comunicazioni ricevute sulla prenotazione. Se si prenota online, è utile conservare anche la conferma o un’altra documentazione che mostri la data proposta. Possono essere utili anche le comunicazioni relative alle richieste di tutela già presentate.
È anche per questo che, quando la prima disponibilità è fuori tempo, consigliamo di non rifiutare subito l’appuntamento: avere il promemoria rende più semplice dimostrare quale soluzione è stata offerta.
Esiste un “modulo per saltare la lista d'attesa”?
Si trovano spesso online riferimenti a un “modulo per saltare la lista d’attesa”, ma l’espressione trae in inganno. Non esiste un modulo che permetta di passare davanti agli altri pazienti. Esistono invece lettere e reclami con cui chiedere che venga rispettato il tempo a cui si ha diritto e, quando serve, che venga attivato il percorso di tutela. Lo offriamo anche noi: lo spieghiamo qui sotto.
Torna all'inizioCome chiedere il rispetto dei tempi d’attesa
Quando i tempi che il Servizio sanitario dovrebbe garantire non vengono rispettati, bisogna chiedere che la situazione venga presa in carico. Se il percorso di tutela non viene attivato automaticamente, è meglio farne richiesta per iscritto, indicando la prestazione prescritta, la priorità e la prima data proposta dal CUP. Per rendere più semplice far valere questo diritto, abbiamo preparato delle lettere da usare nei diversi casi di attese eccessive e agende chiuse. Aderendo gratuitamente alla nostra Azione sulle liste d’attesa si possono scaricare i modelli, trovare gli indirizzi e seguire passo passo le indicazioni per inviare la richiesta.Le lettere contengono già i riferimenti utili e le richieste da rivolgere al Servizio sanitario: vanno completate con i dati del proprio caso e con i documenti che dimostrano che i tempi non sono stati rispettati. E non bisogna nemmeno mettersi a cercare da soli a chi scrivere: per gran parte delle Regioni abbiamo raccolto gli indirizzi e-mail degli enti e dei referenti a cui inviare il reclamo, insieme alle indicazioni per scegliere la lettera corretta e compilarla. Torna all'inizio
Domande frequenti
Rispondiamo ai dubbi più comuni sulla prenotazione e rispetto delle tempistiche.
Ho il controllo tra un anno, ma l’agenda non è ancora aperta: cosa posso fare?
Non dovrebbero semplicemente rispondere “l’agenda non è ancora aperta, richiami più avanti”. La chiusura o sospensione delle prenotazioni è vietata e, per i controlli, non dovrebbe essere il paziente a ricordarsi di chiamare finché compare un posto: è la struttura che lo ha preso in carico a dover programmare il controllo nei tempi indicati dallo specialista. Se questo non avviene, si può contestare la situazione.
Cosa succede se non disdico l’appuntamento in tempo?
Le regole nazionali prevedono che la disdetta venga fatta almeno due giorni lavorativi prima dell’appuntamento. Chi non si presenta senza aver disdetto in tempo può essere tenuto a pagare il ticket previsto per la prestazione, anche se è esente, salvo i casi di forza maggiore o impossibilità sopravvenuta.
Cosa succede se non posso presentarmi all’appuntamento?
Se l’impedimento è prevedibile, bisogna disdire almeno due giorni lavorativi prima. Se invece succede qualcosa che rende impossibile presentarsi o disdire in tempo, la legge fa salvi i casi di forza maggiore e impossibilità sopravvenuta. Possono rientrare, per esempio, una malattia improvvisa, un ricovero o un altro evento grave e imprevedibile: può però essere necessario documentare il motivo secondo le regole previste dalla propria Regione o Azienda sanitaria.
