Lombardia, novità sulle ricette: ecco le nuove scadenze di visite ed esami
Dal 15 settembre 2026 in Lombardia le ricette urgenti (U) scadranno dopo 10 giorni e quelle con priorità breve (B) dopo 30 dalla data di prescrizione. Attenzione, però, a non confondere la validità della ricetta con la classe di priorità: quest’ultima non cambia. Ecco come gestire una prescrizione e cosa fare se l’attesa è eccessiva o non si riesce a prenotare.
In questo articolo
- Scadenza e classe di priorità: due cose differenti
- Ricette: quali saranno le scadenze in Lombardia
- Ricetta urgente: 48 ore o 10 giorni?
- Quanto dura una ricetta in Italia?
- La Lombardia può accorciare la durata delle ricette?
- Prenotazioni da altre regioni: che scadenza vale?
- Tempi lunghi e agende bloccate: come protestare
Dal 15 settembre 2026 cambiano in Lombardia i termini di validità di alcune ricette per visite specialistiche ed esami diagnostici. Le prescrizioni con priorità U (urgente) dovranno essere utilizzate per prenotare entro 10 giorni dalla data di emissione; per quelle con priorità B (breve) il termine sarà di 30 giorni. Per le altre classi di priorità la validità resterà di 180 giorni. Se non si prenota entro la scadenza, la ricetta non sarà più utilizzabile.
La novità, prevista dalla DGR Lombardia n. XII/6692 del 3 agosto 2026, ha l’obiettivo dichiarato di evitare che una prescrizione emessa per una necessità urgente venga utilizzata mesi dopo, quando la situazione clinica potrebbe essere cambiata e l’urgenza non essere più giustificata. Le nuove scadenze si applicano alle ricette emesse dal 15 settembre 2026; quelle prescritte prima di questa data non cambiano.
Attenzione: non cambiano i tempi associati alle classi di priorità, che restano più brevi. I 10 e i 30 giorni indicano entro quando bisogna utilizzare la ricetta per prenotare. Il termine entro cui il Servizio sanitario deve garantire la visita o l’esame dipende invece dalla priorità indicata sull’impegnativa. Se questo termine non viene rispettato, il cittadino ha diritto a chiedere l’attivazione di un percorso di tutela. Vediamo come.
Torna all'inizioScadenza e classe di priorità: due cose differenti
La classe di priorità indica entro quanto tempo il Servizio sanitario deve garantire la prestazione; la scadenza della ricetta stabilisce invece entro quando il cittadino deve prenotarla. Sono quindi due termini diversi e non vanno confusi.
Per le prestazioni di “primo accesso”, cioè le prime visite e i primi esami, il medico assegna una classe di priorità in base alla situazione clinica:
- U, urgente: entro 72 ore;
- B, breve: entro 10 giorni;
- D, differibile: entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami diagnostici;
- P, programmabile: entro 120 giorni.
Sono i tempi previsti a livello nazionale dal Piano di governo delle liste d’attesa (PNGLA 2026-2028). Le Regioni devono garantirli e possono prevedere tempi più brevi.
La scadenza della ricetta, invece, indica entro quando bisogna usarla per prenotare, non la data entro cui deve essere svolta la visita o l’esame. Se si prenota prima della scadenza, l’impegnativa resta valida fino al giorno della prestazione, anche quando l’appuntamento è fissato oltre la scadenza originaria. Se invece non si prenota in tempo, la ricetta scade e bisogna chiedere al medico una nuova prescrizione.
In sintesi, il medico stabilisce la priorità in base al bisogno clinico; la scadenza della ricetta dipende dalle regole nazionali e regionali.
Torna all'inizioRicette: quali saranno le scadenze in Lombardia
Dal 15 settembre 2026, in Lombardia, i termini per prenotare e quelli entro cui deve essere garantita la prestazione saranno i seguenti:
| Classe di priorità | Entro quando va fatta la prenotazione | Entro quando va erogata la prestazione |
|---|---|---|
| U – urgente | 10 giorni dalla prescrizione | 72 ore |
| B – breve | 30 giorni dalla prescrizione | 10 giorni |
| D – differibile | 180 giorni dalla prescrizione | 30 giorni per le visite, 60 per gli esami |
| P – programmabile | 180 giorni dalla prescrizione | 120 giorni |
Da quando si contano i giorni? La validità della ricetta decorre dalla data di prescrizione, cioè dal giorno in cui il medico l’ha emessa. Per le ricette dematerializzate la validità è indicata anche sul promemoria; la scadenza si può verificare sul portale del Sistema Tessera Sanitaria.
Il tempo associato alla priorità si conta invece da quando viene richiesta la prestazione, cioè dal momento in cui il cittadino contatta il sistema di prenotazione.
Un esempio chiarisce la differenza. Una ricetta con priorità B può essere usata per prenotare nei 30 giorni successivi alla sua emissione. Dopo 30 giorni scade e non consente più di fissare l’appuntamento. Questo non significa che il CUP possa proporre una data a 30 giorni: per la classe B l’attesa massima resta di 10 giorni.
Torna all'inizioRicetta urgente: 48 ore o 10 giorni?
Per le ricette con priorità U (urgente) c’è una regola in più: Regione Lombardia chiede al cittadino di prenotare entro 48 ore dal rilascio della ricetta. Da quel momento, il Servizio sanitario deve garantire la prestazione entro le 72 ore successive. Dal 15 settembre, però, la stessa ricetta avrà una validità di 10 giorni. I due termini non si contraddicono, perché hanno funzioni diverse:
- le 48 ore indicano entro quando il cittadino deve attivarsi per seguire il percorso dell’urgenza. Presentando la ricetta entro questo termine, scatta la garanzia della prestazione nelle 72 ore successive;
- i 10 giorni indicano la scadenza della ricetta. Trascorso questo periodo senza prenotare, la prescrizione non può più essere utilizzata, neppure per fissare un appuntamento oltre le 72 ore.
Una ricetta urgente presentata, per esempio, cinque giorni dopo l’emissione non è ancora scaduta e può essere utilizzata. Tuttavia, non è più pienamente garantita l’erogazione entro le 72 ore prevista dalla priorità U. Con una prescrizione urgente, quindi, i 10 giorni non vanno considerati come il tempo a disposizione per aspettare: bisogna prenotare il prima possibile e comunque entro 48 ore.
Torna all'inizioQuanto dura una ricetta in Italia?
A livello nazionale, le ricette per visite ed esami hanno una validità massima di 180 giorni dalla data della prescrizione. Entro questo periodo bisogna prenotare. Una volta fissato l’appuntamento, la ricetta resta valida fino al giorno in cui viene effettuata la prestazione.
I 180 giorni sono però un limite massimo: le Regioni possono prevedere scadenze più brevi. È la possibilità utilizzata dalla Lombardia per le prescrizioni urgenti e brevi. Le Regioni possono anche stabilire regole organizzative per mantenere la garanzia legata alla priorità, come le 48 ore previste in Lombardia per presentare una ricetta urgente.
Per le ricette dei farmaci, invece, valgono regole diverse.
Torna all'inizioLa Lombardia può accorciare la durata delle ricette?
Sì. L’articolo 5, comma 7, del decreto del ministero della Salute del 25 novembre 2024 stabilisce che le ricette specialistiche possono avere una validità massima di 180 giorni, “fatte salve eventuali scadenze inferiori definite a livello regionale”. In altre parole, le Regioni possono fissare termini più brevi.
La validità più breve, però, non cambia gli obblighi del Servizio sanitario sui tempi di erogazione. Una ricetta con priorità U non diventa una prescrizione da soddisfare entro 10 giorni solo perché scade dopo 10 giorni: l’appuntamento deve essere garantito entro 72 ore.
Anche altre regioni hanno modulato le scadenze delle ricette
La Lombardia non è la prima Regione a differenziare la validità delle prescrizioni in base alla priorità.
- Nel Lazio, dal 1° febbraio 2026, le ricette devono essere prenotate entro 10 giorni per la priorità U, 20 per la B, 40 per le visite D, 70 per gli esami D e 130 per la P (Regione Lazio).
- In Veneto, dal 1° gennaio 2026, le ricette con priorità B devono essere utilizzate entro 20 giorni dalla prescrizione (AULSS 9 Scaligera).
Al di sotto del limite nazionale di 180 giorni, quindi, non esiste un’unica scadenza valida per tutte le Regioni.
Torna all'inizioPrenotazioni da altre regioni: che scadenza vale?
Una ricetta può essere utilizzata in tutta Italia, ma la scadenza resta quella associata alla prescrizione emessa. La garanzia sui tempi della priorità, invece, vale nell’ambito territoriale di riferimento della persona assistita.
Per esempio, una persona assistita in Calabria può usare una ricetta emessa in quella Regione per cercare una prestazione in Lombardia. In questo caso, però, la Lombardia non è tenuta a garantirle il tempo d’attesa previsto dalla classe di priorità.
Le regole nazionali stabiliscono infatti che la garanzia debba essere assicurata nell’ambito territoriale di riferimento, individuato in base alla residenza o all’assistenza sanitaria. Le stesse garanzie dei residenti valgono anche per chi, pur avendo la residenza in un’altra Regione, è temporaneamente iscritto al Servizio sanitario della Regione in cui vive, per esempio per motivi di studio, lavoro o salute. Chi invece resta assistito dalla propria Regione e sceglie soltanto di prenotare altrove può usare la ricetta fuori Regione, ma non può chiedere alla Regione scelta di garantire i tempi della priorità.
Per la scadenza conta invece la validità attribuita alla ricetta al momento dell’emissione. Le scadenze regionali vengono comunicate al Sistema Tessera Sanitaria, che le riporta sulla prescrizione e la rende automaticamente inutilizzabile al termine della validità. Una ricetta emessa in un’altra Regione, quindi, non assume la scadenza lombarda solo perché viene usata per prenotare in Lombardia.
Torna all'inizioTempi lunghi e agende bloccate: come protestare
Se al primo contatto il CUP non offre una data entro il tempo previsto dalla priorità, il cittadino non deve continuare a richiamare finché trova posto. La stessa tutela vale se non si può prenotare perché l’agenda è chiusa o non disponibile: la sospensione delle prenotazioni è vietata per legge.
In questi casi si può chiedere l’attivazione del percorso di tutela. L’Azienda sanitaria di appartenenza deve prendere in carico la richiesta e trovare un appuntamento nei tempi previsti oppure una soluzione alternativa. La prestazione può essere assicurata anche presso una struttura privata accreditata o in libera professione, con a carico del cittadino soltanto l’eventuale ticket (attenzione: deve essere il Servizio sanitario ad attivare questa soluzione; non si può prenotare privatamente e poi chiedere il rimborso. La legge non lo ammette).
Nella nostra azione dedicata alle liste d’attesa nella sanità trovi le spiegazioni per capire come comportarti e far valere i tuoi diritti. Sono disponibili anche le lettere tipo per chiedere il rispetto dei tempi o contestare un’agenda chiusa, con le indicazioni sui destinatari a cui inviarle.
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