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Febbre: cosa fare e come curarla

C’è chi corre ad assumere un antifebbrile, c’è chi invece la fa sfogare: ma chi ha ragione? La febbre può fare danni se lasciata incontrollata? Se è molto alta, mi devo preoccupare? Come antipiretico, è meglio il paracetamolo o l’ibuprofene? Rispondiamo ai dubbi più diffusi sulla febbre.

02 febbraio 2018
febbre

Che la febbre non sia un male, la scienza lo ha chiarito da tempo: non è pericolosa (né per gli adulti, né per i bambini), non è dannosa e non va combattuta come se fosse una malattia di per sé. Anche se può fare paura, la febbre è un meccanismo di difesa dell’organismo, che si scatena in suo favore quando questo viene messo alla prova da virus e batteri. Eppure continuiamo a non fidarci, ricorrendo in modo automatico ai farmaci antifebbrili con l’unico obiettivo di abbassare quel valore sul termometro. Ma la febbre non deve affatto spaventarci. Rispondiamo ai cinque dubbi più diffusi.

Quando la temperatura è normale e quando è febbre?

Hai mai sentito dire “lo so che è bassa, ma per me è alta”? Oppure, “a trentasette e tre sto male come se ne avessi 38 e mezzo”? O ancora: “non mi sono accorto fino a sera che avevo la febbre a trentotto”? Il motivo di questa variabilità è molto semplice: la sensibilità al rialzo termico, ma soprattutto i sintomi che di solito accompagnano la febbre (come dolori muscoloscheletrici, mal di testa, un senso di malessere generale) varia da persona a persona. Non è quindi il valore sul termometro a determinare o legittimare il nostro stato di malessere. Teniamo poi conto che non esiste un valore standard di febbre. Nelle linee guida più affidabili, la febbre è descritta come “un rialzo termico rispetto alle normali fluttuazioni giornaliere”. Infatti, la temperatura basale è variabile a seconda del momento della giornata (al mattino è più bassa, nel pomeriggio è più alta), di alcuni fattori (ambientali, ormonali, …) e dello svolgimento di attività fisica (che la alza). Ma non solo: è variabile da persona a persona. Più che da un singolo valore, la temperatura normale è meglio rappresentata da un range di valori, che vari studi individuano tra i 35,5°C e i 37°C (riferiti all’ascella). In questo range rientrano le temperature considerate normali in persone sane, cioè non affette da malattie.

La febbre può essere pericolosa?

Su questo punto vogliamo essere rassicuranti: la febbre non è quasi mai pericolosa. A sostegno di questa affermazione, ci sono due fatti: per prima cosa, la febbre è un meccanismo fisiologico. Va ricordato infatti che la febbre è un innalzamento della temperatura stimolato dal sistema immunitario di fronte a un agente infettivo. Questo innalzamento è utile per il corpo, perché aiuta le difese immunitarie a funzionare meglio, creando il contesto migliore per sconfiggere virus e batteri invasori. In questo senso si parla di meccanismo fisiologico, in quanto risposta normale dell’organismo. Per di più, il rialzo febbrile è un fenomeno controllato, cioè termina quando l’infezione è debellata e non raggiunge temperature deleterie per l’organismo. Quasi mai, infatti, la febbre si spinge oltre i 41-42°C, livelli oltre i quali si verificano danni d’organo, ad esempio a carico del cervello. Questo “tetto” è un limite insito nei neuroni stessi del Centro di Termoregolazione del nostro organismo, i quali non sono in grado di imporre al corpo temperature più alte di così. Discorso differente, invece, per il colpo di calore, un rialzo della temperatura incontrollato, non generato dall’interno come la febbre ma dovuto a esposizione eccessiva al calore ambientale, che può portare il corpo a raggiungere temperature molto elevate mettendo a rischio la vita.

Infine, la letteratura medica più affidabile ha da tempo chiarito che la febbre di per sé, anche quando è molto alta, non causa danni cerebrali, non causa l’epilessia e non porta al coma o al decesso se lasciata incontrollata. Non c’è infatti alcuna prova che ridurre la febbre riduca il rischio di complicanze o morte, anche nei pazienti in condizioni critiche (ma senza danno cerebrale). Inoltre i pediatri inglesi e italiani sconsigliano di ricorrere ad un antifebbrile allo scopo di prevenire le convulsioni febbrili nei bambini predisposti: non esiste alcuna prova che il trattamento preventivo sia di alcuna utilità.

Se la febbre è alta, significa che la malattia è più grave? Mi devo preoccupare?

Solo nei bambini al di sotto dei sei mesi d’età, perché in questo caso una febbre elevata è maggiormente correlata a un’infezione batterica grave come polmonite, meningite o sepsi. I pediatri inglesi infatti includono tra i segni associati a malattia grave una febbre sopra i 38°C nei bambini al di sotto dei 3 mesi di vita e una febbre al di sopra dei 39°C nei bambini al di sotto dei sei mesi di vita. Nei bambini al di sopra dei sei mesi d’età, così come in adolescenti, adulti e anziani, l’associazione tra febbre alta e malattie gravi è meno chiara e la febbre alta è poco indicativa della serietà dell’infezione.

Attenzione, però: la temperatura non è l’unico segno da guardare. I genitori devono considerare elementi tutt’altro che secondari, come l’aspetto del bambino, il comportamento e il livello di attività. Un bambino con un colorito normale, non in affanno, non letargico, che risponde normalmente agli stimoli dei genitori, sta sveglio, ride e gioca, o piange ma in modo normale, è infatti a basso rischio di malattia grave anche se ha la febbre alta. Teniamo poi in conto che la diffusione delle vaccinazioni contro i meningococchi e gli pneumococchi nel calendario vaccinale dell’infanzia hanno ridotto notevolmente l’incidenza di infezioni batteriche invasive nei bambini al di sotto dell’anno di età, così che la febbre alta è ancora meno indicativa di problemi seri.

Inoltre, non c’è associazione tra risposta ai farmaci antipiretici, gravità dell’infezione o tipologia di infezione: febbri causate da infezioni virali e batteriche rispondono allo stesso modo al trattamento antifebbrile, così come fanno infezioni più gravi e meno gravi. Non ci allarmiamo quindi se la febbre non si abbassa dopo una somministrazione: non è indicativo di nulla. Soprattutto, non prendete decisioni, come assumere un antibiotico, sulla base del valore della febbre. Febbre alta non vuol dire infezione batterica o bisogno di antibiotico. Sono altri gli elementi che lo suggeriscono, più complessi, e sta al medico valutarli.

Abbassare la febbre o farla sfogare?

È l’eterno dilemma che ancora attanaglia i genitori. Molti temono la febbre a tal punto da non pensare ad altro che ad abbassare la febbre, ad ogni costo. Ma non è l’atteggiamento più corretto. Non ha senso, infatti, ricorrere agli antifebbrili solo perché la febbre è alta: la febbre non va abbassata al solo scopo di ridurne il valore, né negli adulti, né nei ragazzi, né nei bambini. Questo principio è molto chiaro in tutte le linee guida pediatriche internazionali. I motivi sono due: il primo, è che la febbre non è pericolosa di per sé, non causa danni e abbassarla non riduce il rischio di complicazioni, che non sono colpa della febbre, ma dell’infezione che l’ha scatenata; il secondo motivo sta nel fatto che la febbre è un meccanismo di difesa utile. Reprimere la febbre solo per paura o abitudine può essere controproducente perché sottraiamo al nostro organismo un’arma utile. È però vero che quando abbiamo la febbre, a volte stiamo davvero male: abbiamo mal di testa, dolori dappertutto, sentiamo freddo e i brividi ci spossano. Questo vale anche per i bambini, che possono mostrare il loro malessere con pianti prolungati, irritabilità, poco appetito, poca voglia di giocare e difficoltà a riposarsi. In questi casi, risposare e recuperare le forze è difficile: ricorrere ad un antifebbrile come il paracetamolo o l’ibuprofene, che sono soprattutto efficaci analgesici, può aiutare a ridurre i sintomi associati alla febbre quanto basta a trovare un po’ di sollievo e magari riuscire a farsi una bella dormita ristoratrice. Tutto sommato, la febbre ci costringe a letto proprio perché al fisico serve il riposo, per combattere l’infezione nel modo più efficace. Perciò prendi un antipiretico non tanto per ridurre la temperatura, ma solo per aiutarti a riposare quando i sintomi te lo impediscono. Se tutto sommato se stai bene nonostante la febbre e gli acciacchi, non hai bisogno di nulla. Solo del letto.

Per ultimo, se stai male e hai la febbre, non combatterla con un antifebbrile al solo scopo di tornare in pista. È vero, in alcuni casi è dura, se non impossibile, fermarsi per darsi il tempo per riprendersi: gli impegni quotidiani non stanno certo ad aspettarci. Ma se siamo davvero malati e andiamo al lavoro o a scuola, infetteremo chi ci circonda, che si ammalerà e starà a casa (al posto nostro). Con quale risultato? Che il giorno dopo, al lavoro, mancheranno più persone. Peggio per tutti, insomma.

È meglio l’ibuprofene o il paracetamolo?

Secondo le linee guida internazionali, non ci sono differenze sostanziali tra ibuprofene e paracetamolo sia per quanto riguarda la capacità di ridurre la temperatura, sia nel dare sollievo ai sintomi che accompagnano la febbre. Ricordiamoci poi che l’antifebbrile, che sia paracetamolo, ibuprofene o qualsiasi altro antinfiammatorio non steroideo (come l’aspirina) non deve essere assunto allo scopo di ridurre il valore del termometro, ma solo per dare sollievo al paziente quando i sintomi sono fastidiosi e non si riesce a riposare. Questo vale per adulti e bambini. Al contrario degli adulti che possono usare tranquillamente altri principi attivi, come l’acido acetilsalicilico o il naprossene (giusto per citare due principi attivi presenti in molti armadietti dei medicinali), paracetamolo e ibuprofene sono gli unici raccomandati ai bambini sia per ragioni di sicurezza (il loro uso in ambito pediatrico è ormai consolidato e l’ibuprofene è il farmaco meno gastro-lesivo della sua categoria) ma anche per la loro economicità. La somministrazione raccomandata dai pediatri italiani è quella per bocca, non rettale, perché l’assorbimento è più costante e la dose è più facilmente calcolabile. Infatti, nel caso del trattamento dei bambini, bisogna ricordarsi che la somministrazione del farmaco deve essere modulata sulla base del peso corporeo del bimbo, non della sua età. Per ultimo, non è consigliato né somministrare contemporaneamente paracetamolo e ibuprofene, né alternarli, in quanto non c’è alcun vantaggio terapeutico aggiuntivo rispetto alla somministrazione di un solo principio attivo.

Chi ha la febbre deve stare coperto o deve scoprirsi?

Meglio togliere le coperte a chi ha la febbre o lasciarlo libero di coprirsi? Meglio svestirlo? Bisogna aprire le finestre per cambiare e rinfrescare l’aria? Bisogna fare bagni tiepidi e spugnature per far calare la temperatura? Se sei arrivato fin qui probabilmente sapete già dare una risposta a questi quesiti. Provare ad abbassare la temperatura attraverso stratagemmi come questi, come scoprire, esporre, bagnare la pelle con l’intento di dissipare il calore, non funziona, non abbassa la febbre ed è controproducente. Per capirlo, bisogna capire come funziona la risposta febbrile. L’innalzamento termico del corpo è stimolato dal sistema immunitario, che invia dei messaggeri chimici al cosiddetto Centro di termoregolazione che si trova nel cervello, a livello dell’ipotalamo. Questi segnali chimici impostano la temperatura su di un valore più alto del solito, proprio come faremmo noi quando alziamo il termostato di una stanza fredda. Appena giriamo la manopola, il riscaldamento si avvia e rimane in funzione finché la temperatura desiderata non viene raggiunta. E questo è proprio quello che succede nel nostro corpo: la febbre sale fino a che si raggiunge la temperatura impostata. Una volta che lo stimolo che ha scatenato la febbre viene sconfitto, il termostato verrà regolato di nuovo su di una temperatura normale. Ritornando al nostro esempio, se noi aprissimo una finestra nella stanza riscaldata, costringeremmo il sistema di riscaldamento a lavorare ancora per ripristinare la temperatura. Lo stesso succede se esponiamo al freddo o facciamo un bagno a qualcuno che ha la febbre: non faremmo altro che provocare il suo termostato interno, che si opporrà a qualunque tentativo e lavorerà più duramente per raggiungere temperature febbrili. Meglio quindi lasciare coprire chi ha la febbre, se sente freddo. Coperte e maglioni lo aiuteranno a conservare il calore di cui il corpo necessità. Meglio non scoprire forzatamente chi la febbre, né svestirlo se non lo vuole, né costringerlo a inutili bagni tiepidi, spugnature, borse del ghiaccio.  Fategli fare quelli di cui ha voglia. Per quanto riguarda i bambini, il consiglio dei pediatri è di non vestirli eccessivamente, ma di coprirli se sentono freddo e hanno i brividi.

Dove misurare la febbre e con quale termometro?

Misurare la febbre non serve tanto a decretare se la malattia è grave o se serve un antibiotico: serve esclusivamente a monitorare l’andamento della malattia e a dare al pediatra un’informazione utile per fare la diagnosi. I pediatri sono concordi nel raccomandare la misurazione in sede ascellare in tutti bambini piccoli. I motivi sono vari: è un metodo affidabile, sicuro, delicato, non invasivo e tutto sommato veloce. La misurazione rettale viene sconsigliata perché inutilmente invasiva. Per sapere quale è il miglior termometro in commercio, consulta il nostro test.


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