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Finto ispettore della Questura al telefono: così un cittadino raggirato perde 4.900 euro

Può la telefonata di un finto ispettore della Questura convincerti ad andare in banca e fare un bonifico a uno sconosciuto? Può sembrare paradossale, ma è quello che è successo a un cittadino che ci ha contattato perché, in questa storia, rischia di perdere quasi 5 mila euro. Un Sms, una telefonata durata oltre due ore e la pressione di chi sostiene di volerti “salvare” il conto: ecco come funziona il raggiro e come riconoscerlo.

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29 settembre 2026
Giovane donna allo sportello in banca

«Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una vicenda di truffa bancaria che ritengo possa riguardare potenzialmente molti altri correntisti.» Così inizia la testimonianza di I. F., vittima di una truffa che parte da un meccanismo ormai noto, quello del falso Sms Nexi, ma che prende poi una piega un po' diversa. Tutto comincia il 14 settembre 2026, «sono stato contattato da persone che si sono presentate come operatori Nexi, a seguito di un sms relativo a un presunto pagamento di €1.485.»

È un inizio che ricorda da vicino appunto la truffa Nexi: un'operazione sospetta mette in allarme la vittima tramite un sms e la spinge a chiamare un numero di telefono indicato nel messaggio. A rispondere, dall'altro capo, i finti addetti della Nexi. Ma questa volta la telefonata viene trasferita a un'altra persona. «Si è presentato come ispettore della Questura», racconta I. F. Il finto ispettore sostiene che siano in corso accertamenti su movimenti bancari sospetti e che sia necessario proteggere il conto corrente del socio. È qui che il raggiro cambia passo: non c'è più soltanto un messaggio ingannevole, ma una persona che, al telefono, costruisce una storia credibile e guida direttamente la vittima.

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In linea con l'ispettore fino alla banca

Il falso ispettore dice alla vittima che è urgente si rechi in banca; ma non si limita a dare istruzioni: rimane al telefono per oltre due ore con la vittima e lo accompagna, a distanza, fino all'interno della filiale della propria banca. La continuità della conversazione è uno degli elementi centrali della vicenda, perché impedisce di fatto alla vittima di uscire dalla situazione costruita dai truffatori e di avere il tempo per verificarla autonomamente.

«Il truffatore è rimasto in contatto telefonico con me anche durante l'ingresso in filiale e durante l'operazione bancaria», racconta I. F. Nel frattempo continua a impartire istruzioni, presentando quello che sta per accadere come parte di un'indagine e facendo leva sulla necessità di intervenire immediatamente per mettere al sicuro il denaro.

La presenza costante dell'interlocutore rende inoltre più difficile quel gesto che, in casi simili, può fare la differenza: interrompere la telefonata e chiedere conferma a qualcun altro di ciò che sta accadendo.

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La richiesta: il bonifico a uno sconosciuto

È quando I.F. arriva in banca che si concretizza la richiesta decisiva: effettuare un bonifico istantaneo di 4.900 euro verso il conto di una persona sconosciuta. La causale indicata è “prestito indiretto per sostegno familiare”.

È proprio qui che dovrebbe scattare il campanello d'allarme più importante. Se chi dice di essere un rappresentante delle forze dell'ordine chiede di trasferire denaro a uno sconosciuto per proteggere il tuo conto o collaborare a presunte indagini, non bisogna eseguire l'operazione.

Nel nostro caso, però, la richiesta arriva al termine di una lunga telefonata nella quale è stata costruita una situazione di emergenza e il trasferimento viene presentato come necessario nell'ambito degli accertamenti. La vittima dispone quindi allo sportello il bonifico istantaneo (non un caso, perché quelli istantanei non sono revocabili) da 4.900 euro. Soltanto in seguito, chiusa la telefonata e a mente fredda, si rende conto che si tratta di un raggiro.

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Su cosa fa leva questa truffa

Il raggiro funziona perché combina urgenza, paura e autorevolezza. La vittima viene prima messa in allarme con la notizia di un pagamento sospetto e subito dopo rassicurata da qualcuno che sostiene di poterla aiutare. Nel nostro racconto, inoltre, entrano in scena due soggetti apparentemente autorevoli: prima i presunti operatori Nexi, poi il sedicente ispettore della Questura.

A questo si aggiunge la pressione del tempo. L'operazione viene descritta come urgente e necessaria per le indagini (al punto da chiedere un bonifico istantaneo non revocabile). Il falso ispettore, inoltre, non abbandona mai la vittima: “rimango al telefono con lei” diventa apparentemente una forma di assistenza, mentre in realtà permette al truffatore di continuare a controllare la situazione e riduce le occasioni in cui la persona può fermarsi, riflettere o confrontarsi con qualcuno.

Anche il fatto di essere fisicamente in banca può generare una falsa sensazione di sicurezza. Ma trovarsi in una filiale non rende automaticamente sicura un'operazione se è un truffatore al telefono a suggerire destinatario, importo e modalità del trasferimento.

Fermati e fai qualche verifica

Quando qualcuno che si presenta come operatore bancario, società di pagamento o appartenente alle forze dell'ordine ti chiede di trasferire denaro, interrompi la telefonata prima di fare qualsiasi operazione. Non continuare la verifica utilizzando numeri o contatti forniti dall'interlocutore: cerca autonomamente il recapito ufficiale dell'ente o della Questura e richiama tu.

Una richiesta di inviare denaro a uno sconosciuto deve essere considerata un segnale d'allarme. E se il truffatore ti ha convinto ad andare fisicamente in banca, spiega apertamente agli addetti allo sportello che cosa sta succedendo prima di disporre il pagamento: racconta chi hai al telefono, che cosa ti è stato chiesto e perché dovresti trasferire quella somma. Soprattutto, non lasciare che l'urgenza imposta dall'interlocutore ti impedisca di verificare la storia.

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Cosa si può fare se si è cascati nel tranello

Quando ha capito di essere stato truffato, I. F. ha reagito immediatamente: ha contattato la vera Questura, presentato denuncia ai Carabinieri e informato la propria banca, chiedendo anche il richiamo del bonifico. Recuperare il denaro, però, in questi casi è più difficile di quanto si pensi. Nel nostro caso, la banca ha respinto la richiesta di rimborso sostenendo che il pagamento fosse stato correttamente autorizzato dal cliente in persona allo sportello.

Ricordiamo, però, che la direttiva sui servizi di pagamento e le norme di recepimento pongono a carico della banca dimostrare in maniera puntuale che l’operazione contestata non sia stata inficiata da truffe o altre coercizioni e puntualizza che, avere autorizzato l’operazione con i codici forniti dalla banca, non è una prova sufficiente. Ci sono dunque gli estremi, dopo aver fatto reclamo alla banca, di rivolgersi all’Arbitro bancario e finanziario (qui come si fa). 

La sua esperienza mostra comunque come comportarsi se si è caduti nel tranello: contattare la banca, chiedere subito se sia possibile richiamare o bloccare l'operazione, denunciare quanto accaduto e conservare tutta la documentazione disponibile. In questo specifico caso ci sono, tra l'altro, la documentazione del bonifico, la denuncia e la cronologia delle telefonate, che permette di ricostruire durata e continuità dei contatti con i truffatori.
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Non solo un Sms: conta il fattore umano

Le truffe via sms sono molto comuni e si inseriscono in un panorama più ampio di raggiri digitali, spesso legati a sistemi bancari o di pagamento. Lo abbiamo visto sia con la ben nota truffa di Paypal sia con la truffa dell'sms per pagare la Tari.

Ma non tutte le truffe che adescano le persone con email o messaggi restano nell'ambito digitale: in questo caso, ad esempio, tutto ricalca la classica truffa dell'sms Nexi, ma poi interviene una persona in carne e ossa al telefono. È qui che l'utente, anche tra chi è più accorto, perde la percezione che si tratti di un raggiro.

La persona al telefono è in grado di manipolare la realtà facendo percepire elementi come autorevolezza, sicurezza e soccorso che un ambiente totalmente digitale potrebbe non avere. Il rapporto umano rende tutto più credibile: i truffatori contano proprio su questo e sulla non conoscenza del meccanismo della truffa da parte del cittadino.

Tentativo di truffa? Segnalalo

Proprio per aiutare i consumatori a conoscere ciò che sta dietro a questi meccanismi e a reagire adeguatamente, abbiamo creato una piattaforma per segnalare le truffe online nell'ambito del progetto Digitalizzati, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha proprio il compito di promuovere un utilizzo consapevole delle tecnologie, e allo stesso tempo rafforzare la capacità dei cittadini di difendersi proprio dalle frodi online e non solo.

Un cittadino informato è un cittadino più difficilmente raggirabile; ecco perché, se sei vittima o hai rischiato di essere una vittima di un tentativo di truffa, è importante condividere la tua storia. Perché ricordati sempre che segnalare un tentativo di truffa serve a proteggere anche gli altri cittadini.

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IL CONSIGLIO DELL'ESPERTO
Luca Cartapatti - Giornalista, esperto di nuove tecnologie e sicurezza digitale
Il segnale più importante non è il numero che compare sul telefono o il ruolo dichiarato da chi chiama, ma quello che ti viene chiesto di fare. Se un presunto operatore o rappresentante delle forze dell'ordine ti mette fretta e ti chiede di trasferire denaro, fermati. Chiudi la telefonata, cerca autonomamente i contatti ufficiali dell'ente e verifica. E se sei già in banca, racconta agli addetti allo sportello che cosa ti stanno chiedendo di fare prima di autorizzare qualsiasi operazione.