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Più prodotti “primo prezzo”, meno carne e pesce: l’inflazione cambia il carrello della spesa

A causa dell’impennata dei prezzi, oltre sei italiani su dieci hanno modificato le proprie abitudini alimentari. Scelgono prodotti a basso costo, razionano i prodotti nel carrello della spesa e vanno di meno al ristorante e al bar.

  • di
  • Matteo Metta
19 maggio 2022
  • di
  • Matteo Metta
mani che portano un cestello della spesa con dentro i prodotti

C’è un ospite sgradito seduto alla tavola degli italiani. Si chiama carovita ed è sempre più vorace. Costringe le famiglie a cambiare modelli di consumo, a comprare prodotti meno costosi e a fare rinunce. Dopo le bollette e i trasporti, è il cibo la voce più interessata dal caro prezzi. Tant’è che il cambiamento nelle abitudini alimentari oggi riguarda il 63% degli italiani. Percentuale che sale al 75% tra coloro che sono in difficoltà economica. È quanto emerge da un’indagine di Altroconsumo che si è svolta tra il 26 e il 29 aprile 2022 su un campione di consumatori di età compresa tra 25 e 79 anni, distribuiti come la popolazione generale per quanto riguarda sesso, età ed area geografica.

grafico cambio abitudini alimentari

Anche i benestanti tirano la cinghia

L’inflazione - si sa - si accanisce maggiormente sulle famiglie a basso reddito, ma i suoi effetti non risparmiano nessuno. Il 68% di chi non ha problemi economici afferma di aver iniziato a tirare la cinghia a partire da quest’anno. Ma ciò che più stupisce è che anche tra coloro che si dichiarano benestanti, e quindi non avrebbero alcun bisogno di modificare la lista della spesa, sono in parecchi (39%) ad aver rivisto le proprie abitudini alimentari. Segno che l’aumento dei prezzi, la guerra in Ucraina, la crisi energetica, le carenze nelle catene di fornitura generano un clima di sfiducia sulle prospettive future, che però ha effetti immediati. Infatti, è il 62% di tutti gli intervistati a sostenere di aver paura di spendere soldi perché si aspetta che arrivino tempi ancor più difficili.

Dai prodotti di marca a quelli più economici

Verso quali consumi alimentari si stanno orientando gli italiani per preservare il loro potere d’acquisto? La strategia cui si ricorre più di frequente è privilegiare i prodotti più economici a scapito di quelli delle marche più note. Un italiano su tre (33%) acquista di più prodotti “primo prezzo” (cioè con il prezzo a scaffale in assoluto più basso della categoria), alimenti a marchio del supermercato (i cosiddetti “private label”) e in generale quelli super-scontati.

grafico cambio consumi alimentari

Si restringe il carrello della spesa

La conversione dai prodotti più costosi a quelli che lo sono meno non è la sola arma per risparmiare, c’è chi addirittura è arrivato a razionare ciò che mette nel carrello. Poco male se si tagliano cibo e bevande non essenziali (come alcol, dolci, snack salati, ecc.) - lo ha fatto il 29% dei rispondenti - , più preoccupante è che un italiano su cinque (21%) abbia invece cominciato a limitare, per via del caro prezzi, l’acquisto di alimenti importanti come il pesce e la carne. Inoltre, il clima di incertezza continua a spingere gli acquisti di prodotti a lunga conservazione (cibi in scatola, zucchero, pasta e farina): il 20% ammette di averne acquistato di più negli ultimi mesi.

Si tagliano le pause caffè al bar e le cene al ristorante

L’inflazione e gli stipendi al palo riducono anche momenti di piacere come le pause caffè al bar e le uscite al ristorante, diventati più sporadici per un italiano su quattro (26%). 

Ma quanto pesa la guerra in Ucraina nelle dinamiche dei prezzi nel comparto alimentare? Per la maggioranza degli italiani (il 51%) è stata il fattore scatenante, perché è proprio a partire dall’invasione russa che hanno cominciato a notare l’aumento dei prezzi sui prodotti alimentari. Alto anche il numero (44%) di chi invece fa risalire l’inizio dei rincari a un periodo anteriore al conflitto. Seppur poco rilevante, curiosamente il 5% del campione dichiara di non aver notato alcun aumento di prezzi.

grafico rincari prodotti alimentari

Pochi dubbi sulle speculazioni in atto

È poi interessante rilevare che i cittadini hanno pochi dubbi sulla presenza nel mercato attuale di fenomeni speculativi. È infatti la stragrande maggioranza, il 75% degli intervistati, ad essere convinta che i prezzi di alcuni prodotti - non solo di quelli alimentari - sono aumentati nonostante si tratti di merci non direttamente collegate alla crisi. Ora più che mai è importante puntare sulla trasparenza dei mercati e su una maggiore vigilanza da parte delle Autorità. In questo senso Altroconsumo ha sollecitato l’Antitrust affinché faccia luce sulle speculazioni e intervenga con opportune sanzioni. Inoltre, per far fronte all’impennata dei prezzi al supermercato abbiamo chiesto al Governo di ampliare la platea delle famiglie che possono accedere ai buoni spesa.

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