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Assegno unico universale: da gennaio non serve presentare la domanda

L'assegno ha sostituito da marzo le detrazioni per i figli a carico in busta paga e gli assegni per il nucleo familiare, la misura ormai consolidata diventa più ricca nel 2023 grazie all’inflazione e sarà automatica per chi non ha subito variazioni nell’Isee . Ecco come si fa a fare domanda e come si controlla lo stato della propria pratica.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
16 agosto 2022
  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
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  • Luca Cartapatti
famiglia

L'assegno unico ai figli serve a compensare le detrazioni per i figli a carico fino a 21 anni e gli assegni al nucleo familiare che dal cedolino di marzo 2021 non sono più in busta paga. Chi non ha ancora fatto domanda, può comunque farla entro la fine del mese per iniziare a prendere l'assegno dal mese successivo. Attenzione però, chi non ha fatto domanda, entro il 30 giugno non può più ottenere tutte le mensilità arretrate a partire dallo scorso marzo. Infatti, a partire dalle domande presentate dal mese di luglio si ha diritto a ricevere soltanto la mensilità dal mese successivo: ad esempio, chi fa domanda dal 1° di luglio, riceverà le mensilità da agosto in poi.

A partire dal 2023 non servirà presentare la domanda se la situazione Isee non è variata e l’Inps possiede tutti i dati necessari per erogare la misura di sostegno, questo quanto dichiarato dal Direttore generale dell’Inps. Inoltre, gli assegni saranno più gonfi, non per merito di ulteriori elargizioni, ma per quanto previsto dalla normativa che deve adeguare annualmente gli importi dell’assegno unico alle variazioni del tasso di inflazione. Poiché, nel corso del 2022 abbiamo assistito una crescita considerevole del tasso d’inflazione rispetto agli scorsi anni, tutte le misure che prevedono un’indicizzazione annuale saranno rivalutate al rialzo con tassi che non eravamo più abituati a vedere.

Per ottenere sul proprio conto corrente l'assegno unico universale per i figli (questo il nome corretto) bisogna attivarsi, quindi, non solo presentando la domanda sul sito dell'Inps (attraverso Spid, carta d'identità elettronica o carta nazionale dei servizi), ma anche fornendo la documentazione necessaria nelle tempistiche indicate dall'Inps. I nuclei familiari che sanno di possedere un Isee pari o superiore a 40.000 euro possono fare domanda senza presentare alcun attestato Isee. Gli altri (se vogliono avere diritto a una quota aggiuntiva dell'assegno) dovranno invece presentare un Isee in corso di validità: questo significa che deve essere stato fatto a partire dal 1° gennaio 2022, quelli rilasciati precedentemente non sono più validi.

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Calcola il tuo assegno unico

Vuoi sapere quanto ti spetta di assegno unico universale? Fai il calcolo: ti basterà inserire il tuo Isee e il numero dei figli a carico. Ricordati che se hai un reddito sufficientemente elevato da permetterti di avere un Isee più alto di 40.000 euro annui, basta inserire questo valore per avere il calcolo corretto. Una volta calcolato quanto riceverai di assegno, puoi sempre confrontarlo con quanto invece percepisci ora (riportato in busta paga) alla voce detrazioni figli a carico ed eventualmente assegno al nucleo familiare.

calcola il tuo assegno unico per i figli

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Come verificare lo stato della domanda

Se hai già presentato la domanda per ricevere l’assegno unico universale sul conto corrente e vuoi controllare lo stato di elaborazione, puoi andare sulla pagina dell'Inps dedicata all'assegno unico (si può trovare anche andando sulla home page del sito dell'Inps e digitando "assegno unico universale" nel campo ricerca). A questo punto dovrai fare l'autenticazione attraverso Spid (ma se preferisci anche con Carta d'identità elettronica, Carta Nazionale dei Servizi o Pin). Una volta che ti sei autenticato avari accesso alla tua pagina personale dove puoi ad esempio anche fare una nuova domanda, annullare quelle fatte oppure più semplicemente consultare lo stato di quelle in corso; per verificare lo stato della tua pratica basta cliccare su “consulta e gestisci le domande presentate”. Torna all'inizio

Come presentare una nuova domanda

La domanda può essere presentata online sul sito dell’Inps dal 1° gennaio 2022, e avrà validità per il periodo che va da marzo 2022 a febbraio 2023. L’assegno Per farne richiesta sul sito dell’Inps devi loggarti nel portale le tue credenziali SPID o CIE o CNS. 

Prima di cominciare è bene avere a portata di mano:

  • il proprio codice fiscale;
  • il codice fiscale dell'altro genitore;
  • il codice fiscale di ogni figlio che si dichiara a carico fiscalmente per il quale si inserisce la domanda di assegno;
  • l'IBAN del conto corrente bancario o postale, anche estero, libretto postale o carte prepagate con IBAN.

È importante conoscere il valore del proprio ISEE, anche se non va in alcun modo allegato perché l’INPS già lo possiede. Infatti, vi serve solo per indicare se il vostro Isee è inferiore a 25.000 euro per aver diritto alla maggiorazione prevista per questo tipo di nucleo.

Una volta entrati nel servizio si deve cliccare su “nuova domanda”

assegno unico figli 2 

Devi compilare una scheda per ogni figlio indicando il suo codice fiscale e quello dell’altro genitore

assegno unico figlio 

Presta attenzione alla compilazione della parte dedicata alle maggiorazioni. La prima si flegga solo se sono rispettate entrambe le condizioni indicate, la seconda va barrata se entrambi i genitori lavorano

 assegno unico figlio

Una volta scelta la modalità di pagamento e compilata la parte delle dichiarazioni di responsabilità, si arriva al riepilogo, se tutto corrisponde si può cliccare su “invia la domanda”. 

Se rientri in casi particolari, consulta le nostre FAQ su come compilare la domanda . 

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Come viene pagato l'assegno unico

L’assegno unico universale viene accreditato direttamente sul conto corrente (o tramite il mezzo di pagamento scelto) a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda. Per i nuovi nati in famiglie che hanno già figli e percepiscono l’assegno unico, la modifica di composizione familiare deve esser comunicata all’Inps in via telematica entro 120 giorni dalla nascita. Ricorda che ogni modifica del nucleo familiare deve esser dichiarata tramite la DSU, cioè la dichiarazione sostituiva unica che viene presentata per ottenere l’Isee.

Per le domande presentate entro il termine del mese precedente il pagamento verrà effettuato alla fine del mese successivo a quello di presentazione della domanda: l’INPS ha 60 giorni di tempo dalla presentazione della domanda per riconoscere l’assegno unico. Solo per il 2022 se presenti la domanda entro il 30 giugno, riceverai gli arretrati a partire da marzo.

Dal 2023 si presenterà a partire da gennaio per coprire il periodo tra marzo dello stesso anno e febbraio dell’anno successivo.

Per i mesi di gennaio e febbraio 2023 farà fede l’Isee in corso di validità fino al dicembre dell’anno precedente. 

I beneficiari del Reddito di cittadinanza non dovranno fare domanda per l’assegno unico perché sarà l’Inps ad erogarlo congiuntamente al Redito di cittadinanza. L’assegno unico sarà calcolato sottraendo da quanto spetta la quota di Redito di cittadinanza relativa ai figli minori.

L’accredito dell’assegno avviene su uno degli strumenti di riscossione inseriti nel momento in cui è stata presentata la domanda. La riscossione in contanti è possibile presso uno degli sportelli di Poste italiane da parte di uno dei genitori anche nel caso in cui sia stata scelta la divisione dell’importo.

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Chi ne ha diritto: i requisiti

L’assegno unico universale per i figli parte il 1° marzo2022.

L’assegno unico per i figli viene riconosciuto a partire dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili. I figli devono risultare fiscalmente a carico, anche se non sono conviventi. Per avere accesso all’assegno per il figlio il genitore può far richiesta solo se possiede cumulativamente le seguenti caratteristiche:

  • essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente o esser suo familiare. Ne hanno diritto anche i cittadini di uno Stato non appartenente all’Unione europea, titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale;
  • deve pagare le imposte sul reddito in Italia;
  • vivere in Italia ed essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, o esser titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato con una durata di almeno semestrale.

Una grossa precisazione va fatta per i figli maggiorenni, infatti, al compimento dei 18 anni e fino ai 21 anni è possibile richiedere che l’importo dell’assegno unico venga corrisposto direttamente al figlio, per favorirne la maggior autonomia. Tuttavia, in questi 3 anni l’assegno viene riconosciuto solo se il figlio frequenta:

  • una scuola secondaria superiore della durata di 5 anni;
  • un percorso di formazione professionale regionale (centro di formazione professionale), a cui si accede dopo la scuola media, della durata di 3 o 4 anni finalizzato ad ottenere una qualifica professionale o un diploma professionale tecnico;
  • un percorso di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) cui si accede con diploma di scuola superiore, di durata annuale con cui si consegue una specializzazione professionale di quarto livello (EQF);
  • un corso di laurea.

In alternativa al percorso scolastico il figlio deve essere registrato come in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro oppure svolgere il servizio civile. Il beneficio spetta anche in caso di figli che sono assunti con contratti di apprendistato o tirocinio. In ogni caso non deve percepire un reddito superiore a 8.000 euro lordi annui.

In particolare, i figli maggiorenni fanno parte del nucleo Isee e, qualora percepiscano redditi, questi vengono conteggiati insieme a quelli del resto del nucleo. Per percepire l’AUU quindi, devono far parte dell’Isee e avere un reddito inferiore a 8.000 euro all’anno, non rileva che siano a carico fiscalmente.

Ai fini della percezione dell’AUU, i figli che non convivono con i genitori, possono esser considerati “attratti” nel nucleo dei genitori fino ai 21 anni se non sono sposati, se non hanno figli e se sono a loro carico fiscalmente. Per il rispetto di questa ultima condizione non devono aver percepito redditi superiori ai 4.000 euro nell’anno precedente alla domanda e 8.000 euro annui nell’anno in corso (questi vengono valutati in modo presuntivo).

A partire dal compimento dei 21 anni rimangono in vigore le detrazioni per i figli riconosciute in bustapaga. Se ti trovi in questa situazione ricorda di segnalarlo al datore di lavoro o all'ente pensionistico per veder riconosciuta in busta paga la detrazione che ti spetta, se non lo fai puoi comunque recuperare l'importo tramite la dichiarazione dei redditi.

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A quanto ammonta

L’assegno mensile si compone di due parti, una viene calcolata in base all’Isee, mentre l’altra, la cosiddetta maggiorazione, varia in base alla situazione famigliare. L’assegno unico è fisso e viene accreditato mensilmente, salvo la possibilità di conguaglio a gennaio e febbraio di ogni anno.

L’Isee viene considerato come indicato nella tabella seguente: 

Isee  Importo dell’assegno unico per ogni figlio
Fino a 15.000 euro  175 euro (85 euro per i maggiorenni)
Fino a 40.000 euro  Importo decrescente fino a un minimo di 50 euro (25 euro per i maggiorenni)
Oltre i 40.000 euro o senza presentare l’Isee  50 euro (25 euro per i maggiorenni)

La maggiorazione spetta in maniera differente a seconda delle situazioni, alcune delle quali dipendono ancora dall’Isee ma si ricollegano ai seguenti casi particolari:

  • a partire dal terzo figlio, un importo mensile variabile tra i 15 e gli 85 euro. Per redditi Isee fino a 15.000 euro spetta in misura piena, poi decresce fino a 15 euro che spettano a chi possiede almeno 40.000 euro di reddito Isee;
  • se entrambi i genitori lavorano, un importo mensile di 30 euro a figlio che decrescono fino ad azzerarsi per Isee superiori ai 40.000 euro. Si considerano come lavoratori i dipendenti, i pensionati, gli autonomi e i titolari di reddito d’impresa;
  • per le mamme under 21, un importo di 20 euro mensili a figlio a prescindere dall’Isee;
  • in caso di 4 o più figli un importo forfettario di 100 euro mensili;
  • Fino al 2024 per i nuclei con Isee fino a 25.000 euro, è istituita una ulteriore maggiorazione, calcolata dall’INPS, che viene riconosciuta solo a chi percepiva già gli assegni al nucleo familiare. Questa maggiorazione viene calcolata come differenza tra quanto si percepisce con l’assegno unico e quanto si percepiva come detrazioni e ANF. Se con l’assegno unico il nucleo familiare dovesse ottenere un importo inferiore, l’Inps riconosce automaticamente questa differenza insieme all’assegno. Attenzione però, nel 2022 la differenza viene riconosciuta interamente, nel 2023 per 2 terzi e nel 2024 e nei mesi di gennaio e febbraio del 2025 per un terzo.

In ogni caso, chi non presenta l’Isee ha diritto agli importi minimi, di fatto si presume che il nucleo familiare possegga un Isee di almeno 40.000 euro.

Facciamo qualche esempio:
  • se una coppia ha un reddito Isee di oltre 40 mila euro e due figli minorenni percepirà 100 euro al mese a prescindere dal fatto che lavorino o no entrambi, se la madre però ha meno di 21 anni l’assegno diventa di 140 euro. Attualmente un nucleo familiare con un Isee di 40.000 euro può percepire circa 50/60 euro al mese di detrazioni per i figli a carico e non ha diritto all’assegno al nucleo familiare.
  • Una coppia che ha un reddito Isee inferiore a 15.000 euro e un figlio percepirà 175 euro al mese, che diventano 205 se entrambi lavorano. Attualmente un nucleo familiare con un Isee di 15.000 euro può percepire circa 80/90 euro al mese di detrazioni per i figli a carico cui si sommano 46 euro mensili di assegni al nucleo famigliare per un totale di 126/136 euro al mese.
Età del figlio Situazione del figlio  Maggiorazione mensile 
Minorenne  Non autosufficiente 105 euro 
 Disabilità grave 95 euro 
 Disabilità media 85 euro 
Maggiorenne fino a 21 anni  A prescindere dal grado di disabilità  50 euro 
Oltre i 21 anni la maggiorazione diventa l'unico importo percepito  Con Isee fino a 15.000 euro 85 euro 
 Con Isee fino a 40.000 euro Importo variabile tra 85 euro e 25 euro 
 Con Isee superiore a 40.000 euro 25 euro 

In ogni caso, l’importo dell’assegno unico non costituisce reddito e non viene conteggiato per la richiesta di prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali o di altri benefici previsti in favore dei figli con disabilità.

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I tagli in busta paga

Per sostenere economicamente questa misura, vengono eliminati diversi contributi alla famiglia previsti finora, pertanto dall’entrata in vigore dell’assegno unico spariscono:

  • le detrazioni per figli a carico al di sotto dei 21 anni e l’ulteriore detrazione di 1.200 euro per le famiglie con quattro figli, mentre rimangono quelle previste per il coniuge, per i figli con più di 21 anni e per gli altri familiari a carico;
  • l’assegno al nucleo familiare con almeno 3 figli minorenni;
  • gli assegni al nucleo familiare;
  • il premio alla nascita (bonus mamma domani);
  • il contributo per gli assegni familiari versato dai datori di lavoro;
  • il bonus bebè (chi matura i requisiti per richiederlo entro il 31 gennaio 2022 continuerà a percepirlo alla data di scadenza della prestazione nel 2022).

Vengono invece mantenute tutte le detrazioni o deduzioni sulle spese sostenute per i figli a carico, come quelle mediche, scolastiche o sportive e il bonus asili nido.
Questo cosa comporta in pratica? Che, poiché la busta paga viene calcolata mensilmente tenendo conto delle detrazioni per figli a carico ed eventualmente degli ANF che riducono l’Irpef dovuta, da marzo, chi ha figli vedrà la busta paga ridursi dell’importo che attualmente percepisce alla voce “detrazioni per figli” e “assegni al nucleo familiare”. Niente paura però, se si fa richiesta correttamente, già dal mese di marzo vedremo accreditati sul conto corrente gli importi riconosciuti tramite l’assegno unico al figlio.

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