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Assegno unico ai figli 2021: come funziona e chi ne ha diritto

Dal prossimo 1° luglio, il 95% delle famiglie italiane dovrebbe iniziare a ricevere un assegno mensile (fino a 250 euro) per ogni figlio a carico, a partire dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni. Sostituirà sostegni come le detrazioni per figli a carico e gli assegni al nucleo familiare. In attesa dei decreti attuativi, ecco chi ne ha diritto e come dovrebbe funzionare.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
31 marzo 2021
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  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
assegno unico per i figli

Via libera definitivo dal Senato alla legge che introduce l’Assegno Unico mensile per i figli a carico. Ora il Governo  ha tre mesi di tempo per emanare i decreti attuativi che lo renderanno operativo dal 1° luglio 2021. Ma che cos'è l'Assegno Unico ai figli? Si tratta di un vero e proprio contributo mensile dello Stato a tutte le famiglie per ogni figlio a carico (fino ai 21 anni) e che dovrebbe andare a sostituire alcuni dei sostegni e detrazioni attualmente in funzione.

Almeno fino a quando non vedranno la luce i decreti attuativi, però, tutto è ancora poco definito, a partire dall'ammontare di questi assegni. Le indiscrezioni sugli importi sono frutto di calcoli basati sull’ammontare del fondo di 15 miliardi stanziato ad hoc nel 2019, cui si aggiungono altri 3 miliardi destinati dalla legge di bilancio del 2021 che diventeranno 6 a partire dal 2022 quando l’assegno unico sarà a regime.

Le stime parlando di importi fino a 250 euro mensili a famiglia, difficilmente paragonabili con le attuali detrazioni per figli a carico perché queste ultime variano in base al reddito del singolo genitore, mentre l’assegno unico si baserà sul reddito del nucleo familiare calcolato tramite ISEE.

Chi ne ha diritto: i requisiti

L’assegno unico per i figli viene riconosciuto mensilmente e spetta a partire dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni. Per avere accesso all’assegno unico per il figlio il genitore può far richiesta solo se possiede cumulativamente le seguenti caratteristiche:

  • essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente o esser suo familiare. Ne hanno diritto anche i cittadini di uno Stato non appartenente all’Unione europea, titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno annuale;
  • deve pagare le imposte sul reddito in Italia;
  • vivere con i figli a carico in Italia;
  • esser residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, o esser titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato con una durata di almeno due anni.

Dipende dall'Isee e da figli a carico

L’assegno unico si compone di una parte fissa che dovrebbe ammontare al massimo a 100 euro a figlio e una parte variabile, che viene riconosciuta sulla base del reddito ISEE e che dovrebbe azzerarsi per intorno ai 60 mila euro di reddito ISEE, permettendo così una copertura di circa il 95% delle famiglie.

Al momento queste sono indiscrezioni, mentre quel che è certo è che:

  • viene riconosciuta una maggiorazione dell’importo a partire dal terzo figlio;
  • l’assegno unico viene corrisposto sottoforma di credito d’imposta o di erogazione mensile di una somma in denaro. Pertanto, a differenza delle detrazioni per figli a carico, viene elargito anche in assenza di imposte da pagare;
  • l’assegno unico viene diviso al 50% tra i genitori, in caso di separazione o divorzio viene dato al genitore affidatario (salvo accordo differente), se l’affido è congiunto viene diviso tra i genitori in parti uguali;
  • per i figli disabili l’importo dell’assegno unico viene maggiorato da un minimo del 30% a un massimo del 50% in base alle classificazioni della condizione di disabilità. In questo caso, se dopo i 21 anni il figlio rimane a carico dei genitori, l’assegno univo continua a venir corrisposto ma senza la maggiorazione legata al grado di disabilità;
  • l’assegno unico è compatibile con la percezione del reddito di cittadinanza e viene corrisposto insieme a questo;
  • l’importo dell’assegno unico non costituisce reddito e non viene conteggiato per la richiesta di prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali o di altri benefici previsti in favore dei figli con disabilità.

Una grossa precisazione va fatta per i figli maggiorenni, infatti, al compimento dei 18 anni e fino ai 21 anni è possibile richiedere che l’importo dell’assegno unico venga corrisposto direttamente al figlio, per favorirne la maggior autonomia. Tuttavia, in questi 3 anni l’assegno viene riconosciuto solo se il figlio frequenta un percorso di formazione scolastica o professionale, un corso di laurea, svolga un tirocinio, sia registrato come in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro oppure svolga il servizio civile.

Qualora il figlio svolgesse un’attività professionale limitata, verrà stabilita tramite i decreti attuativi una soglia massima di reddito compatibile con la percezione dell’assegno unico.

I sostegni eliminati

Per sostenere economicamente questa misura, vengono eliminati diversi contributi alla famiglia previsti finora, pertanto dall’entrata in vigore dell’assegno unico spariscono:

  • le detrazioni per figli a carico e l’ulteriore detrazione di 1.200 euro per le famiglie con quattro figli, mentre rimangono quelle previste per il coniuge e per gli altri familiari a carico;
  • l’assegno al nucleo familiare con almeno 3 figli minorenni;
  • gli assegni al nucleo familiare;
  • il premio alla nascita;
  • il contributo per gli assegni familiari versato dai datori di lavoro;
  • il fondo di sostegno alla natalità.

In una prima stesura era stato soppresso anche il bonus bebè ma nella legge di bilancio 2021 è stato mantenuto. Inoltre, vengono mantenute tutte le detrazioni o deduzioni sulle spese sostenute per i figli a carico, come quelle mediche, scolastiche o sportive.