Colonnine di ricarica per auto elettriche: costi, operatori e come scegliere
Crescono le colonnine per auto elettriche in Italia, ma non basta: al Sud sono ancora poche e molte non sono attive. La nostra guida per scegliere le formule di pagamento più adatte per risparmiare sul pieno di energia.
Interfacciarsi con le colonnine di ricarica pubblica non è come fare la ricarica domestica, è bene informarsi sulle diverse formule esistenti che hanno costi diversi in base al tipo di offerta. Il vero distinguo all’atto pratico è la velocità di ricarica, che dipende dalla potenza della colonnina.
Torna all'inizioCome e dove si può ricaricare l’auto elettrica
Ci sono diversi tipi di colonnine di ricarica, si distinguono per la loro potenza e per la velocità di ricarica.
Colonnine di ricarica lente
Le colonnine di potenza fino a 50 kW sono le più lente e le più diffuse, questa ricarica è l'ideale quando l’auto resta parcheggiata a lungo, per esempio durante l’orario di lavoro. Richiedono da 2 a 5 ore di ricarica. Il prezzo medio a consumo è di 0,69 €/kWh. La maggior parte degli operatori, tra cui Plenitude on the Road o A2A, applica una tariffa unica, ma alcuni (come Enel on Your Way e Duferco) prevedono fasce orarie, con differenze di costo che possono arrivare al 30%. Usando app che aggregano diverse offerte, come Nextcharge, si trovano prezzi più bassi rispetto alle app dei singoli operatori. Chi opta per un abbonamento (offerti da provider come A2A, E_Moving e Duferco) può pagare 20–25 € per 40 kWh al mese; 50 € per 100 kWh/mese; 100–130 € per 200 kWh/mese. Attenzione però alle limitazioni: alcuni abbonamenti valgono solo su colonnine specifiche. C’è poi la formula prepagata che offre pacchetti in kWh o in euro con scadenza (3–6 mesi): si va dai 50 euro minimo fino a 249 € per un corrispettivo di 400 kWh. Tra le formule prepagate è disponibile quella di Plenitude, utilizzabile solo tramite l’app del gestore.
Colonnine fast
Sono ricariche con potenza tra i 50 e i 150 kW, utili per ottenere energia in tempi ragionevoli. Per fare il pieno ci vogliono da un'ora a un'ora e mezza. Il prezzo medio sale a 0,75 € per kWh. Anche qui possono esserci tariffe variabili in base alle fasce orarie. Va sempre verificata la compatibilità con la propria app.
Colonnine Ultra Fast, le più veloci
La potenza delle colonnine ultrafast, le più veloci sul mercato, è maggiore di 150 kW, si tratta di una ricarica molto rapida utile durante un viaggio lungo, per esempio in autostrada per ripartire dopo una breve sosta, ma sono ancora poco diffuse. Per un pieno di energia sono sufficienti 15-25 minuti di ricarica. Il costo medio a consumo è il più alto (0,86 €/kWh), senza fasce orarie. Ci sono operatori specializzati in questa tipologia di colonnine, come Ionity, che ha impianti molto potenti fino a 350 kW), presenti sul territorio insieme ai player maggiormente diffusi, come Enel o Plenitude, ma anche altri provider di ricarica come Ewiva.
Torna all'inizioA consumo, abbonamenti e pacchetti: quanto si spende e a chi conviene?
Abbiamo fatto un’analisi dei listini dei principali operatori, la rilevazione risale agli ultimi 10 giorni di gennaio. Esistono tariffe a consumo, a pacchetto o in abbonamento. Come si può vedere nella grafica, i prezzi variano da 69 centesimi in media per kWh nel caso della ricarica lenta fino a 86 centesimi per kWh se si fa il pieno alle colonnine ultrafast, le più veloci e potenti. Vediamo le varie offerte.
- Ad oggi la modalità di ricarica pay-per-use (ovvero a consumo) è la forma più immediata e flessibile, adatta soprattutto a chi fa il pieno di energia occasionalmente o soprattutto in viaggio.
- Gli abbonamenti mensili proposti dai fornitori del servizio di ricarica possono risultare più adatti a chi fa un uso regolare e prevedibile dell’auto elettrica e a chi percorre molti chilometri ogni mese, come per esempio i pendolari urbani. Per ora gli abbonamenti sono poco diffusi.
- I pacchetti di kWh prepagati, solitamente con validità a tempo, rappresentano una soluzione intermedia, pensata per esigenze variabili o concentrate in determinati periodi. Un consiglio: gli abbonamenti e i pacchetti possono convenire a chi ricarica spesso, ma bisogna verificare che le condizioni del contratto si adattino alle nostre esigenze.
Ricaricare un’auto elettrica in inverno: autonomia ridotta e tempi più lunghi
Per chi dipende dalla ricarica pubblica in inverno, con il freddo, l’autonomia dell’auto elettrica può diventare più complicata. Il clima rigido può ridurre dal 5 al 25% i valori dichiarati dalla casa madre. Dal punto di vista pratico, questo significa che un’auto elettrica per la quale il produttore dichiara, per esempio, 450 km di autonomia in inverno può garantire un’autonomia reale compresa indicativamente tra circa 330 e 420 km. La riduzione del rendimento della batteria varia in funzione del modello, dell’efficienza del sistema di gestione termica della batteria e delle condizioni di utilizzo.
Fattori come lo stile di guida, l’impiego del riscaldamento dell’abitacolo e la presenza di un climatizzatore a bordo incidono in modo significativo sull’efficienza complessiva. Le basse temperature influenzano anche i tempi di ricarica, in particolare alle colonnine rapide e ultraveloci. Quando la batteria è fredda, i sistemi di gestione limitano la potenza iniziale per proteggere le celle, con l’effetto di rallentare la fase iniziale della ricarica. Di conseguenza, una sosta alla colonnina può richiedere più tempo rispetto alle stesse condizioni estive, soprattutto se il veicolo arriva alla ricarica senza una fase di preriscaldamento della batteria.
Per ridurre questi effetti, molti veicoli elettrici di ultima generazione sono dotati di sistemi di preriscaldamento della batteria, che ne portano la temperatura a un livello ottimale prima della ricarica, sfruttando l’energia durante la guida. Quando questa funzione è disponibile e viene utilizzata correttamente, i tempi di ricarica invernali possono avvicinarsi molto a quelli osservati in condizioni climatiche più favorevoli. Nel periodo invernale, quindi, l’effetto combinato di autonomia ridotta e tempi di ricarica potenzialmente più lunghi rende ancora più importante la qualità e l’affidabilità dell’infrastruttura di ricarica pubblica, in particolare per chi non può contare sulla ricarica domestica. In pratica, per gestire l’auto elettrica serve una buona dose di pianificazione, la consapevolezza dei limiti stagionali e una scelta attenta dei punti di ricarica.
Torna all'inizioQuante colonnine di ricarica pubbliche ci sono in Italia e dove si trovano
Negli ultimi anni il numero complessivo di punti di ricarica elettrica è cresciuto, molti problemi però permangono. Innanzitutto le regioni del Centro-Sud hanno ancora una disponibilità limitata di colonnine rispetto al Nord Italia. I limiti dell’infrastruttura emergono in modo nei viaggi di media e lunga distanza, infatti la diffusione ancora disomogenea delle colonnine rapide e ultrarapide costringe spesso a pianificazioni rigide, rendendo l’esperienza con l'auto elettrica svantaggiosa rispetto a quella dell’auto tradizionale. Inoltre, le differenze territoriali non riguardano solo quante colonnine ci sono, ma quante funzionano davvero e dove.
A fronte di oltre 70.000 punti di ricarica installati (fonte Motus-E), solo circa l’85% è attivo, con una forte concentrazione nel Nord che genera esperienze di ricarica molto diverse a seconda dell’area in cui si vive. Infine, l’attuale configurazione della rete favorisce soprattutto un uso rigido e programmato dell'auto, dato che il predominio di colonnine a corrente alternata fino a 22 kW è coerente con soste lunghe, ma risponde male alle esigenze di chi deve ricaricare in tempi rapidi o in modo flessibile.
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