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Nuova Imu 2020: occhio alla scadenza del 16 giugno

Per il 2020 sono cambiate le imposte sulla casa: mentre la Tari riamane invariata, Tasi e Imu saranno accorpate. Si pagherà quindi solo l'Imu (sempre sulle seconde case): la prima rata è in scadenza il 16 giugno, sia per chi vuole pagarla in due rate, sia per chi sceglie la rata unica.

  • contributo tecnico di
  • Tatiana Oneta
  • di
  • Luca Cartapatti
27 maggio 2020
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  • Tatiana Oneta
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  • Luca Cartapatti
Imu 2020

Come deciso nella scorsa legge di bilancio, l'imposta sugli immobili che non sono abitazione principale nel 2020 è solo una: l’Imu diventa un unico tributo insieme alla Tasi. A conti fatti il cittadino continuerà però più o meno a pagare la somma delle due vecchie imposte anche se l'unica da pagare sarà la nuova Imu. Anche le modalità di pagamento rimandono le stesse: prima scadenza, il 16 giugno per pagare l'acconto o l'intero importo dovuto.  

Quanto devi pagare

Se devi pagare la nuova Imu e non sai quanto versare, non preoccuparti: ti aiutiamo noi con il nostro calcolatore

Il nostro calcolatore

Ricorda che fino a fine 2019 bisogna far riferimento alle regole per il calcolo dell’IMU e della TASI e alle relative scadenze di pagamento. Se ti sei dimenticato di pagare queste imposte puoi usare il nostro servizio online.

Quando e come si paga

Il versamento della nuova Imu viene fatto in due rate, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre, con possibilità di versare interamente il dovuto entro il 16 giugno. Attenzione, perché in caso di versamento in due rate, a giugno si paga l’imposta dovuta per il primo semestre utilizzando aliquote e agevolazioni dell’anno precedente. In pratica, a giugno 2020 paghi la metà di quanto hai versato per Imu e Tasi nel 2019, a dicembre si fa il conguaglio in base a quanto delibera il Comune.

L'imposta è dovuta per l’anno in corso e viene calcolata in proporzione alla percentuale di possesso e ai mesi dell'anno nei quali si è protratto il possesso. Il mese si conta per intero se il possesso dura più della metà dei giorni di cui si compone il mese, ad esempio se erediti una casa il 18 aprile l’Imu è dovuta a partire dal mese di maggio.

Attenzione, in caso di vendita, il giorno del rogito ricade sull’acquirente, inoltre l'imposta del mese del trasferimento resta interamente a suo carico nel caso in cui i giorni di possesso risultino uguali a quelli del venditore.

Non sull'abitazione principale

La nuova Imu rimane un'imposta sulle seconde case. Sono escluse quindi le abitazioni principali a meno che si tratti di immobili di lusso accatastati come A1, A8 o A9.

Ma cosa s'intende per abitazione principale? È bene ricordare che per abitazione principale si intende la casa in cui il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e hanno la residenza anagrafica. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel Comune, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze si applicano per un solo immobile.

Quali sono le pertinenze dell'abitazione principale? Si intendono solo quelle classificate come C2, C6 e C7, nella misura massima di un'unità pertinenziale per ciascuna di queste categorie catastali, anche se iscritte in catasto unitamente all'unità ad uso abitativo. Per fare un esempio, chi avesse due box separati nella propria abitazione, solo uno dei due sarebbe esente dal pagamento dell'Imu.

Su cosa non si paga la nuova Imu

Ai fini dell’imposta si considerano come abitazioni principali:

  • le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari e quelle destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche in assenza di residenza anagrafica;
  • gli alloggi sociali adibiti ad abitazione principale;
  • la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, a seguito di provvedimento del giudice;
  • un solo immobile, posseduto e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e dal personale appartenente alla carriera prefettizia, per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica.

I comuni possono considerare direttamente adibita ad abitazione principale l'unità immobiliare posseduta da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non sia locata. Questo tipo di agevolazione è concessa per un solo immobile.

Chi la deve pagare

La nuova imposta, come la precedente, si applica in tutti i Comuni italiani ai possessori di immobili, cioè il proprietario o il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie.

Il fabbricato deve esser iscritto al catasto e avere la rendita catastale, in caso di nuova costruzione l’Imu è dovuta a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione o, se precedente, dalla data di utilizzo dell’immobile.

Se la casa è di proprietà di più soggetti, ognuno è responsabile del pagamento della propria quota di Imu, calcolata sulla base della sua situazione personale. Pertanto, in caso di comproprietà potrebbero esserci applicazioni diverse dell’Imu su ogni quota.

In caso di decesso bisogna pagare l’Imu a nome del defunto fino alla data in cui è mancato. In pratica bisogna considerare la situazione preesistente al decesso e pagare l’imposta con le regole applicabili fino a quel momento. Dalla data del decesso in poi si deve considerare la situazione degli immobili all’interno della successione perché, ad esempio, una casa poteva essere considerata abitazione principale per il defunto, ma non per tutti i suoi eredi. Fai attenzione alla data del decesso per il conteggio del mese, infatti il mese si considera per intero solo se il possesso è durato più di 15 giorni.

Quanto si paga? Dipende tutto dal Comune

Come per la precedente imposta anche la nuova Imu è un'imposta Comunale. E come tale è il Comune dove è situato l'immobile che stabilisce le aliquote in base alle quali si calcola l'Imu. Ma entriamo nel dettaglio.

  • Per l’abitazione principale di lusso (accatastata come A1, A8 e A9) e le relative pertinenze, l’aliquota base è dello 0,5% che il Comune può azzerare o aumentare al massimo allo 0,6%. Spetta però una detrazione di 200 euro da dividere proporzionalmente tra chi deve pagare l’Imu.
  • L'aliquota di base per i terreni agricoli è pari allo 0,76% e i Comuni, possono azzerarla o aumentarla sino allo 1,06%.
  • Per le case non utilizzate come abitazione principale l'aliquota di base è pari allo 0,86% e i Comuni possono azzerarla o aumentarla sino all’1,06%. I Comuni inoltre, potranno aumentare ulteriormente questa aliquota portandola all’1,14% in sostituzione della Tasi sparita dal 2020.
  • Infine per le abitazioni locate a canone concordato l'imposta, determinata applicando l'aliquota stabilita dal Comune, è ridotta al 75%.
Come si calcola la nuova Imu

Per applicare l’IMU occorre calcolare prima il valore dell’immobile che si ottiene rivalutando del 5% la rendita catastale e moltiplicandola per:

  • 160 per il gruppo catastale A (ad esclusione dell’A10) e C2, C6 e C7;
  • 140 per il gruppo catastale E e le categorie C3, C4 e C5;
  • 80 per i D5 e gli A10;
  • 55 per i C1.

Per le aree fabbricabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio posseduto dall’area al 10 gennaio dell’anno di imposizione. Per la valutazione occorre considerare diversi fattori tra cui la zona territoriale in cui si trova, l’indice di edificabilità, la destinazione d’uso consentita. Per i terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, il valore è costituito da quello ottenuto applicando al reddito dominicale rivalutato del 25% e moltiplicato per 135.

Gli sconti sulla nuova IMU

La base imponibile, calcolata come abbiamo appena visto è ridotta della metà se: 

  • il fabbricato è di interesse storico o artistico; 
  • per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili (con perizia dell’ufficio tecnico del Comune o da un tecnico abilitato) e di fatto non utilizzati. Lo sconto viene riconosciuto limitatamente al periodo dell'anno durante il quale sussistono queste condizioni. I Comuni possono comunque disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato, non superabile con interventi di manutenzione; 
  • l’immobile non di lusso, è concesso in comodato registrato a genitori o figli, che lo utilizzano come abitazione principale.

In caso di comodato registrato tra genitori e figli, la condizione per ottenere lo sconto sulla base imponibile è che il comodante risieda e viva nello stesso Comune in cui si trova l’immobile concesso in comodato e che possieda sempre in quel Comune una sola altra abitazione che utilizza come dimora abituale. L’agevolazione spetta anche per le pertinenze, con le stesse regole valide per l’abitazione principale. Il limite di due immobili si riferisce a immobili ad uso abitativo, quindi ad esempio se possiedi un terreno agricolo o un’area edificabile non li devi conteggiare per verificare se possiedi le caratteristiche appena elencate. Attenzione alla data di registrazione del comodato: la registrazione ha valore dal giorno indicato dal contratto, quindi  se il comodato viene registrato nei primi 15 giorni del mese la riduzione vale per tutto il mese, viceversa la riduzione parte dal mese successivo.

Inoltre, i Comuni possono stabilire con regolamento:

  • che si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un contitolare anche per conto degli altri; 
  • differimenti di termini per i versamenti, per situazioni particolari; 
  • prevedere il diritto al rimborso dell'imposta pagata per le aree successivamente divenute inedificabili;
  • determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili; 
  • stabilire l'esenzione dell'immobile dato in comodato gratuito al comune o ad altro ente territoriale, o ad ente non commerciale, esclusivamente per l'esercizio dei rispettivi scopi istituzionali o statutari

La dichiarazione Imu

La dichiarazione IMU va presentata entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell'imposta.

Quanto “costa” il ritardo

Dal 1° gennaio 2020 il tasso di interesse da applicare all’imposta è dello 0,05% annuo.

  • Ravvedimento sprint: se paghi entro 14 giorni dalla scadenza la sanzione è dello 0,1% giornaliero.
  • Ravvedimento breve: se paghi dal 15° al 30° giorno successivo alla scadenza, la sanzione è fissa all’1,5%.
  • Ravvedimento medio: se paghi dopo il 30° giorno di ritardo fino al 90° giorno, la sanzione fissa sale all’1,67%.
  • Ravvedimento lungo: se paghi dopo il 90° giorno di ritardo, ma comunque entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all'anno in cui è stata commessa la violazione, la sanzione fissa è del 3,75%. Se non c’è obbligo di presentare la dichiarazione Imu i termini scadono il 16 giugno e il 16 dicembre dell’anno successivo.

Oltre questo termine si applica una sanzione del 30% dell’imposta non versata.

Se devi versare in ritardo Imu e Tasi dovute fino al 2019, fai riferimento al nostro calcolatore che ti fornisce anche l’F24 compilato per il ravvedimento.

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