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800 milioni da investire in fibra ottica

07 ottobre 2011
800 milioni da investire in fibra ottica

07 ottobre 2011

Nella recente gara per assegnare le frequenze per internet mobile di quarta generazione lo Stato italiano ha raccolto quasi 4 miliardi di euro. Questi soldi non devono essere sprecati. Andrebbero investiti per rendere accessibile a tutti la banda larga.

Nella recente gara per assegnare le frequenze per internet mobile di quarta generazione (il famoso 4G) lo  Stato italiano ha raccolto quasi 4 miliardi di euro, ben 1,5 miliardi in più di quelli che pensava di incassare; una bella cifra, la metà della quale (circa 800 milioni) il Governo si è impegnato a investire nel settore delle nuove tecnologie. Altroconsumo ritiene che tale tesoretto non debba essere sprecato in iniziative secondarie o non strettamente legate a prospettive di sviluppo credibili, ma vada investito nella banda larga e nell’abbattimento del digital divide come ci chiede da tempo l’Agenda Digitale europea e come ha avuto modo di ribadire con estrema chiarezza nei giorni scorsi la Commissaria Kroes.

Il progetto NGN
L'Agenda Digitale della Commissione Europea prevede che il 100% degli europei abbia accesso alla larga banda a 30 Mega, e la metà di essi addirittura a 100 Mega. In questo progetto NGN (Next Generation Network) un ruolo fondamentale ce l’ha sicuramente lo sviluppo di nuove reti in fibra ottica (e il progressivo abbandono di quella in rame. Gli altri paesi, però, sono più avanti dell'Italia perché gli operatori ex monopolisti in Gran Bretagna, Francia, Germania e Olanda, avendo la concorrenza delle TV via cavo sono stati "costretti" a passare alla fibra o lo stanno facendo in questi anni per potere offrire i propri servizi.

Un’unica Società della Rete
Commissione ed esperti del settore hanno dimostrato che in Italia sarebbe poco economico (e addirittura inutile) costruire più di una rete in fibra sul territorio. L'idea è perciò che i vari operatori  si consorzino per costruire un'unica Società della Rete, dando libero accesso a tutti sulla base dei costi reali e lasciando spazio alla concorrenza sui servizi, la qualità dell'assistenza e il prezzo.
Riteniamo quindi che indispensabile destinare le risorse raccolte con la gara sulle frequenze del 4G allo sviluppo del progetto NGN, a condizione però che:

- il progetto NGN abbia un chiaro ed evidente ancoraggio di interesse generale, attraverso una ridefinizione del servizio universale che ricomprenda  l’accesso ad Internet a banda larga. In questo senso l’accesso alla Rete dovrà essere inteso come bene comune al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori dovranno contribuire;
- vi sia un effettiva intesa tra gli operatori sul progetto NGN, il relativo piano industriale sia sostenuto anche da fondi della Cassa depositi e prestiti e da eventuali agevolazioni, come ad esempio l’esonero delle tasse per la posa della fibra ottica;
- ai consumatori sia detto chiaramente quanto di questo investimento alla fine andrà a pesare sulle loro tasche (sia come contribuenti, sia come utenti). In una operazione di questa importanza le regole devono infatti essere chiare sin dall’inizio, non solo per operatori e investitori pubblici e privati ma anche per gli utenti;
- i rappresentanti dei consumatori siano finalmente chiamati a sedere al Tavolo Romani al più presto: non si capisce perché mai il Ministro non li abbia ancora invitati, considerato che per molti versi avrebbero potuto remare dalla sua stessa parte, per lo sviluppo di un Paese più moderno e competitivo e di servizi migliori per gli utenti.

È ora di passare dal rame alla fibra ottica
Una volta verificate tali condizioni al tavolo NGN presso il Ministero dello sviluppo Economico si potrebbe anche parlare di chiudere col rame e passare alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le pretese dell’ex monopolista a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebbero come neve al sole. D’altra parte la Commissaria Kroes ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione della rete in rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra, il percorso è quindi già delineato e non vorremmo che l’Italia arrivi buona ultima anche questa volta.


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