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Contributi per colf e badanti: cosa si può scaricare nel 730 e come

Nel modello 730/2026 si possono dedurre i contributi rimasti a carico del datore di lavoro. Per le spese di assistenza e lo stipendio della badante valgono regole diverse: la Cassazione ha aperto alla deduzione integrale in alcuni casi di disabilità grave, ma le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate non hanno ancora recepito questo orientamento. Vediamo limiti, righi e documenti da controllare.

Con il contributo esperto di:
21 luglio 2026
ragazza e anziana

I contributi versati sullo stipendio di collaboratori domestici, baby-sitter o badanti sono deducibili dal reddito. Questa deduzione permette di recuperare la propria aliquota Irpef marginale, in pratica la massima che ognuno di noi paga in base al proprio reddito, quindi, un reddito più elevato del dichiarante comporta un maggiore rimborso. La deduzione dei contributi, però, spetta al datore di lavoro dichiarante che li ha effettivamente sostenuti, per massimizzare il rimborso è bene far sostenere la spesa al familiare con il reddito più alto. Occorre inoltre distinguere questa agevolazione dalla detrazione del 19% per l’assistenza a persone non autosufficienti e dalla deduzione delle spese di assistenza specifica nei casi di disabilità grave. Vediamo quello che bisogna sapere. Torna all'inizio

Quali spese per colf e badanti si possono indicare nel 730?

Le spese recuperabili tramite il Modello 730 includono i contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare, come colf, baby-sitter e assistenti delle persone anziane. È deducibile esclusivamente la parte rimasta a carico del datore di lavoro, al netto della quota che è di competenza del collaboratore domestico/familiare.
Vale sempre il principio di cassa, pertanto sono deducibili le spese effettivamente sostenute nell'anno solare, a prescindere dal trimestre di riferimento.

In dettaglio, sono deducibili:

  • i contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare (es. colf, baby-sitter e assistenti delle persone anziane) esclusivamente per la parte rimasta a carico del datore di lavoro;
  • i contributi previdenziali pagati tramite voucher usando il libretto di famiglia. Per ogni voucher è possibile dedurre 1,65 euro come contributo IVS alla gestione separata dell'INPS, nel periodo d’imposta in cui è stato finanziato il titolo, purché la prestazione domestica sia stata svolta e il lavoratore sia stato pagato dall’INPS.
  • i contributi previdenziali sostenuti per la badante assunta tramite un'agenzia interinale e rimborsati all'agenzia stessa. L'agenzia, in questo caso, deve attestare gli importi pagati, il codice fiscale di chi paga, i dati identificativi dell’agenzia, la natura del servizio e la quota di contributi rimasta a carico del datore di lavoro.

Non sono deducibili i versamenti alla CAS.SA.COLF  e i contributi forfettari sostenuti per la regolarizzazione dei lavoratori dipendenti stranieri.

Non si possono inoltre dedurre le spese sostenute nel 2025 e rimborsate nello stesso anno dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali, quando risultano nella CU 2026 con il codice 3. La deduzione non spetta per spese sostenute nell’interesse di familiari fiscalmente a carico. In caso di decesso del datore di lavoro, possono dedurre i contributi gli eredi che li versano per il trimestre in cui è avvenuto il decesso.

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Contributi colf: quanto posso dedurre

I contributi previdenziali versati sullo stipendio di collaboratori domestici, baby-sitter o badanti sono deducibili dal reddito fino a un importo massimo di € 1.549,37 annui. È importante ricordare che non è deducibile l'intero importo versato, ma solo la quota di competenza del datore di lavoro, al netto di quella a carico del collaboratore domestico/familiare.

Le spese per i contributi della badante, così come quelle per altri collaboratori domestici, sono deducibili secondo il principio di cassa. Ciò significa che sono deducibili le somme effettivamente sostenute nell'anno solare, indipendentemente dal trimestre di riferimento a cui si riferiscono. Questo principio si applica anche ai contributi previdenziali sostenuti per una badante assunta tramite un'agenzia interinale, a condizione che l'agenzia fornisca l'attestazione degli importi e dei dati anagrafici necessari.

Esempio: se nell’anno sono stati versati 1.800 euro di contributi, di cui 500 euro a carico del lavoratore, la quota del datore è 1.300 euro e può essere dedotta per intero. Se la quota del datore fosse 1.700 euro, la deduzione resterebbe limitata a 1.549,37 euro. La deduzione riduce il reddito imponibile: il risparmio effettivo dipende quindi dall’aliquota Irpef del contribuente.

Badante: quando è possibile detrarre

Come appena visto è possibile dedurre i contributi previdenziali pagati per collaboratori domestici, in alcuni casi però è anche possibile detrarre parte della spesa sostenuta nel 730. Infatti, in caso di spese di assistenza per i non autosufficienti, si recupera il 19% della spesa sostenuta per un massimo di 2.100 euro, a condizione che il reddito complessivo del contribuente non superi 40.000 euro. La non autosufficienza deve dipendere da una patologia e risultare da certificazione medica; il pagamento deve essere tracciabile. Questa detrazione può coesistere con la deduzione dei contributi al rigo E23, perché riguarda una spesa diversa.

Stipendio della badante e disabilità grave: cosa ha deciso la Cassazione

L’ordinanza n. 449 del 9 gennaio 2025 della Corte di Cassazione ha stabilito che le spese necessarie e specificamente dirette all’assistenza di una persona con grave e permanente invalidità o menomazione, rilevante ai sensi dell’articolo 3 della legge 104, possono essere dedotte dal reddito anche quando chi presta l’assistenza non possiede una qualifica professionale sanitaria o specialistica.
Il principio può quindi comprendere anche la retribuzione di una badante o collaboratrice domestica, ma non rende automaticamente deducibile qualunque stipendio. Devono risultare:

  • la condizione di grave e permanente invalidità o menomazione;
  • la necessità dell’assistenza;
  • il collegamento concreto tra le mansioni svolte e l’assistenza alla persona;
  • l’effettivo sostenimento e alla documentazione della spesa.

Se il rapporto comprende anche attività domestiche generiche, la deduzione integrale dell’intero compenso richiede una prova particolarmente solida della destinazione assistenziale.
Attenzione: a 24 luglio 2026 le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate continuano però a ricondurre al rigo E25 le spese di assistenza specifica rese dalle figure professionali espressamente elencate e non risultano aggiornate al principio della Cassazione. L’ordinanza interpreta la norma, ma non modifica automaticamente le istruzioni né esclude possibili controlli. Prima di indicare al rigo E25 l’intera retribuzione della badante è quindi prudente far verificare il caso concreto da un CAF o da un professionista abilitato e predisporre una documentazione coerente con le mansioni assistenziali effettivamente svolte.

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Come compilare il 730 per ottenere le detrazioni

I contributi deducibili devono essere indicati nel quadro E, al rigo E23 del Modello 730. Come consigliato, per massimizzare il rimborso è opportuno che la deduzione sia effettuata dalla persona in famiglia con il reddito da lavoro o pensione più alto, assicurandosi che i documenti di spesa siano a quest'ultimo intestati.

Quali documenti conservare

Per presentare la dichiarazione e per non incorrere in sanzione in caso di controllo da parte del Fisco, è indispensabile conservare la seguente documentazione:

  • per i contributi previdenziali e assistenziali versati per collaboratori domestici/familiari si devono conservare le ricevute di pagamento complete della parte informativa sul rapporto di lavoro domestico (ore trimestrali, retribuzione oraria effettiva, ecc.), intestate all’INPS ed eseguite con c/c postale e/o MAV (pagamento mediante avviso);
  • per le agenzie interinali, la fattura o certificazione deve riportare il codice fiscale di chi effettua il pagamento, i dati dell’agenzia, la natura del servizio e la quota di contributi a carico del datore di lavoro;
  • per i voucher per lavoro domestico sono necessari la copia del libretto di famiglia, le ricevute di versamento relative all’acquisto dei voucher mediante F24 Elide con causale LIFA o tramite il Portale dei pagamenti INPS, la documentazione attestante la comunicazione all’INPS dell’avvenuto utilizzo dei voucher, e l’autocertificazione resa ai sensi dell’articolo 47 del Dpr 445/2000 con la quale si attesta che la documentazione è relativa esclusivamente a prestazioni di lavoro rese da addetti ai servizi domestici o all’assistenza personale o familiare.
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Errori da evitare nel 730 per colf e badanti

Per non rischiare di dover pagare sanzioni in caso di controllo è sempre opportuno evitare di commettere errori che in alcuni casi risultano particolarmente gravi.

Inserire spese senza contratto regolare

La deducibilità delle spese si basa sulla tracciabilità e regolarità dei versamenti contributivi. Pertanto, spese non riconducibili a un rapporto di lavoro documentato e registrato secondo le modalità previste dalle norme non sono deducibili dal 730 ma, è bene ricordarlo, l’impiego di collaboratori non in regola comporta sanzioni per datore di lavoro e per il lavoratore, la condanna al pagamento dei contributi evasi e in alcuni casi possono esserci risvolti penali.

Non conservare correttamente i documenti

I documenti di versamento e il contratto di lavoro sono necessari per la presentazione della dichiarazione dei redditi tramite chi presta assistenza fiscale, viceversa, in caso di utilizzo del precompilato online basta esser certi di possederli e conservarli per poterli esibire in caso di controllo.

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