News

L'arbitro bancario finanziario

01 marzo 2011

01 marzo 2011

Federico Raffaele - Luiss Guido Carli

L'ABF rappresenta per i clienti di banche ed intermediari finanziari un nuovo strumento sui generis di ADR. Rapido nei tempi, snello nella procedura, economico nei costi, esso si presenta fortemente competitivo specie nel "mercato" della micro-conflittualità (small claims). Tuttavia, permangono dei nodi interpretativi ed applicativi ancora da sciogliere.

Con l'art. 29 della legge sulla tutela del risparmio (d.lgs. 262/2005) il legislatore italiano ha introdotto il nuovo art. 128-bis ("Risoluzione delle controversie") nel testo unico bancario (d.lgs. 385/1993), in base al quale banche ed intermediari finanziari non bancari sono tenuti a aderire ad un nuovo sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie con i clienti: l'Arbitro Bancario Finanziario (ABF). Viene, quindi, creato un meccanismo che, pur non privando le parti in causa di una tutela giurisdizionale piena, tiene conto della specificità della materia bancaria e finanziaria.

In subiecta materia la progressiva globalizzazione dei mercati richiede la standardizzazione dei meccanismi di tutela degli interessi ed accentua la spinta verso strumenti che possano condurre agevolmente alla risoluzione del contenzioso.

La principale novità dello strumento ADR in questione è rappresentata dal suo svolgimento non su base volontaristica, ma pubblicistica, nel senso cioè che la partecipazione ai sistemi ex art. 128-bis è imposta dal legislatore, restando, però, confermata la salvezza di ogni altro mezzo di tutela previsto dall'ordinamento. Dal punto di vista soggettivo, quindi, è stato imposto agli intermediari l'obbligo di adesione all'ABF quale condizione per lo svolgimento dell'attività bancaria e finanziaria e per la prestazione di servizi di pagamento.

Dal punto di vista oggettivo, è stato precisato che possono essere sottoposte alla cognizione dell'ABF le controversie relative ad operazioni e servizi bancari e finanziari successivi al 1 gennaio 2007 e, più in particolare, tutte le controversie aventi ad oggetto l'accertamento di diritti, obblighi e facoltà, indipendentemente dal valore del rapporto cui si riferiscono, nonché le controversie aventi ad oggetto la corresponsione di una somma di denaro, a qualunque titolo, a condizione, in tal caso, che l'importo non sia superiore a 100.000 euro, mentre restano escluse le fattispecie non assoggettate al Titolo VI del TUB ai sensi dell'art. 23, comma 4, TUF (cioè le controversie relative ai servizi e alle attività di investimento nonché collocamento di prodotti finanziari).

Con riferimento al procedimento, il preventivo espletamento della fase di reclamo presso l'intermediario costituisce condizione necessaria per adire l'ABF. L'intermediario si pronuncia sul reclamo entro 30 giorni dalla sua ricezione e, nel caso il reclamo non abbia avuto esito nel predetto termine ovvero il cliente sia rimasto insoddisfatto, quest'ultimo può presentare ricorso all'ABF. Esaurita la fase istruttoria, il collegio si pronuncia entro 60 giorni sulla controversia. In caso di accoglimento totale o parziale del ricorso, l'intermediario deve adempiere entro il termine fissato dal collegio: qualora l'intermediario non adempia, la notizia dell'inadempienza viene pubblicata sul sito internet dell'ABF, della Banca d'Italia e, a cura e a spese dell'intermediario, in due quotidiani ad ampia diffusione nazionale. Per di più, la sanzione "reputazionale" viene resa ancor più afflittiva mediante l'inclusione nella Relazione annuale sull'attività svolta dall'organo decidente, predisposta e pubblicata dalla Banca d'Italia, di tutte le inadempienze di ciascun intermediario e del numero dei ricorsi nei quali è risultato soccombente rispetto al numero totale dei ricorsi decisi nei suoi confronti.

L'Arbitro Bancario Finanziario ha avviato la propria attività il 15 ottobre 2009, subito dopo l'emanazione del Provvedimento della Banca d'Italia di nomina dei componenti dei collegi territoriali. In attesa della Relazione Annuale, in data 29 aprile 2010 è stata predisposta dalla Banca d'Italia una sintesi dell'attività svolta dall'ABF dalla data d'avvio fino al 31 marzo 2010: in questo periodo sono stati presentati 1.052 ricorsi (con un tasso di crescita mensile pari al 26,5%), nei confronti di banche (87%), di intermediari non bancari (8%) e di Poste Italiane S.p.A. (4%). Tali ricorsi provengono per il 44% dall'Italia settentrionale, per il 34% dalle regioni centrali e per il 22% dal Sud Italia. A fronte dei summenzionati ricorsi, l'ABF ha assunto oltre 250 decisioni, con assoluto rispetto dei tempi procedimentali previsti (il tempo medio è pari a 2/3 di quello massimo consentito): nel 60% dei casi i ricorsi hanno avuto esito positivo per i clienti, nel 30% i collegi hanno dato ragione all'intermediario, mentre nel 10% dei casi i ricorsi sono stati respinti per ragioni diverse (ad esempio, incompetenza, irricevibilità etc.).

Quanto all'oggetto dei ricorsi, un'analisi delle decisioni finora assunte rivela che le controversie hanno principalmente riguardato, da un lato, la corretta interpretazione di clausole contrattuali relative a conti correnti, mutui e credito al consumo e, dall'altro lato, l'uso illegittimo o fraudolento delle carte di credito o bancomat nonché l'ingiustificato addebito di somme nei rispettivi rapporti di provvista sottostanti. Nella quasi totalità dei casi, poi, il valore della controversia sta ben al di sotto dei 5.000 euro, a conferma del fatto che l'ABF si presenta fortemente competitivo nel "mercato" della micro-conflittualità (small claims) rispetto al quale il ricorso a forme tradizionali di risoluzione delle controversie, specie riguardo a quelle di minimo valore patrimoniale, appare manifestamente antieconomico.

Ad un primo sguardo, stante la giovane età del nuovo istituto, sembra di assistere ad un'eterogenesi dei fini per i quali il meccanismo predisposto dall'art. 128-bis era stato introdotto. La logica che aveva animato il legislatore del 2005, infatti, muoveva dall'esigenza di apprestare un sistema di risoluzione delle controversie snello ma efficace in un settore - quello bancario e finanziario - la cui efficienza si fonda sul delicato equilibrio tra esigenze apparentemente antinomiche quali il dinamismo e la speditezza dei traffici, da un lato, la stabilità dei rapporti e la certezza del diritto, dall'altro. In quest'ottica, l'imposizione legislativa doveva servire soltanto a raggiungere il più ampio livello di adesione e, quindi, di tutela ed il rinvio al potere regolamentare delle autorità creditizie, competenti per evidenti ragioni di connessione oggettiva, doveva limitarsi ad assicurare l'operatività e l'affidabilità dell'istituto. Tuttavia, in sede di attuazione della delega ci si è accorti delle potenzialità del meccanismo, in termini di ausilio alla funzione di vigilanza svolta dalla Banca d'Italia, la quale, inquadrando di fatto l'ABF all'interno della propria struttura amministrativa, ha finito per funzionalizzare le attività svolte dal medesimo a scopi diversi da quelli direttamente ricollegabili alla finalità di giustizia, rivelando l'intento di correlarne, in via strumentale, la funzione decisoria a scopi di vigilanza.


Stampa Invia