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Fisco e assistenza quale riforma possibile

19 ottobre 2011

19 ottobre 2011

Alla Camera dei deputati sono in corso i giochi per ridisegnare il nostro sistema fiscale e assistenziale. Anche noi siamo stati convocati per dire la nostra sul disegno di legge in discussione. Ecco come la pensiamo.

Alla Camera dei deputati sono in corso i giochi per ridisegnare il nostro sistema fiscale e assistenziale. Anche noi siamo stati convocati per dire la nostra sul disegno di legge in discussione. Queste le nostre osservazioni.

Mai più leggi fiscali retroattive
Concordiamo con il disegno di legge riguardo alla riunione di tutte le leggi fiscali in un unico Codice, che comprenda anche i princìpi dello “Statuto del contribuente”. Chiediamo, però, che questi princìpi diventino legge costituzionale, così da non poter essere modificati da altre leggi e leggine ordinarie. Questo per far sì che nessuna legge fiscale possa avere effetto retroattivo (in sostanza, per non cambiare le regole del gioco a partita iniziata). Inoltre in questo modo, finalmente, le leggi fiscali dovranno diventare chiare anche per i non addetti ai lavori.

Non penalizzare i redditi più bassi
Il disegno di legge in discussione prevede la rimodulazione delle aliquote Irpef a soli 3 scaglioni di reddito, che pagherebbero il 20, il 30 e il 40% dell’imponibile fiscale. Riteniamo che questo tipo di revisione debba però accompagnarsi al mantenimento delle detrazioni di base (lavoro e famiglia), perché senza queste ultime verrebbero penalizzati i redditi più bassi. Allo stesso modo, deve essere rivista la soglia di reddito per esser considerati a carico: il limite di reddito di 2.840,51 euro è infatti superato (è fermo dal 1995). Bisogna aggiornarne l’importo per adeguarlo alla realtà economica attuale.

Rivedere le aliquote Iva
L’Iva al 21% deve ritornare al 20%, ma deve essere estesa anche ad alcuni beni su cui attualmente vengono applicate ingiustificatamente aliquote più basse. Inoltre, ed è importante, l’aliquota del 38%, che attualmente colpisce pochissimi beni, deve essere abbassata ma applicata a tutti i beni che possono essere  considerati voluttuari o di lusso.

Singolo o famiglia?
Deve cambiare l’atteggiamento dello Stato nel confronti del contribuente. Quest’ultimo viene infatti trattato in maniera differente a seconda che debba dare o avere dei soldi dalla pubblica amministrazione. In particolare, ci sembra assurdo che ogni volta che lo Stato deve versare contributi si premuri di verificare la condizione del contribuente all’interno di una famiglia, mentre quando deve chiedere contributi aggiuntivi, consideri in automatico il contribuente come entità singola, senza considerare la sua situazione familiare.

No al taglio indistinto delle derazioni
Siamo convinti che alcune categorie di detrazioni e deduzioni non possono essere ridotte o, peggio, eliminate. Riteniamo infatti imprescindibile per uno Stato sociale mantenere le agevolazioni fiscali legate a settori fondamentali della vita: lavoro, pensione, famiglia, casa e salute (quest’ultima con particolare riguardo alla disabilità).  Siamo però consapevoli della grave situazione economica che il Paese sta affrontando. Per questo, prima del previsto e indistinto taglio delle detrazioni e deduzioni (5% nel 2012 e 20% nel 2013) noi vogliamo fare da intermediario tra il fisco e i cittadini, in modo che questi ultimi possano esprimere la propria opinione su quali agevolazioni potrebbero essere “sacrificabili” a fronte del mantenimento o magari dell’ampliamento di quelle “fondamentali” che abbiamo sopra ricordato. Un esempio? Eliminare completamente le detrazioni per le spese veterinarie farebbe recuperare allo Stato 50 milioni di euro l’anno mentre, per esempio, il taglio previsto (5% nel 2012, più 20% nel 2013) alle detrazioni per le spese di assistenza personale di persone non autosufficienti ammonterebbe a 31,2 milioni di euro. Questo significa che eliminando la prima si riuscirebbe a non toccare la seconda e, anzi, avanzerebbe anche qualcosa da destinare ad altre agevolazioni socialmente utili.


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