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Manovra economica le principali novita

07 settembre 2011

07 settembre 2011

Aumento dell'Iva, contributo di solidarietà riformulato, lotta all'evasione, pensioni. Sono le principali misure della manovra economica, ormai in vista della definitiva approvazione.

Aumento dell'Iva, contributo di solidarietà riformulato, lotta all'evasione, pensioni. Sono le principali misure della manovra economica, ormai in vista della definitiva approvazione.

Iva al 21%
Purtroppo la nuova versione della manovra fiscale contiene l’aumento di un punto percentuale dell’Iva, che avevamo aspramente criticato, proponendo al suo posto di innalzare le aliquote per i soli beni voluttuari: questo avrebbe permesso allo Stato di raccogliere comunque del denaro utile a risanare i conti pubblici, senza però vessare ulteriormente i consumatori socialmente più deboli (famiglie numerose, pensionati al minimo…).
L’aumento indiscriminato dell’Iva al 21% colpisce infatti il potere d’acquisto di tutti i consumatori, creando notevoli problemi ai bilanci delle famiglie italiane. La nostra preoccupazione è che i fornitori di beni e servizi utilizzino la scusa dell’aumento dell’Iva per incrementare i prezzi, soprattuto dei beni di valore minimo (come accaduto a suo tempo con l’introduzione dell’euro), creando così un’ulteriore diminuzione del potere d’acquisto del consumatore.

Lotta all’evasione
Condividiamo appieno la scelta di intensificare la lotta all’evasione con misure specifiche. Sulla carta le nuove proposte di lotta all’evasione possono essere efficaci, ma producono effetti non facilmente quantificabili, e che dunque potrebbe non portare nelle casse dello Stato l’ammontare preventivato e nei tempi necessari.

Il nuovo contributo di solidarietà
La prima versione del contributo di solidarietà è stato eliminato, rimane in vigore solo per dipendenti pubblici e pensionati che continueranno a versare allo Stato il 5% del reddito da lavoro che eccede i 90.000 euro e il 10% di quello che eccede i 150.000 euro.
Il nuovo contributo, invece, colpisce il reddito complessivo di tutte le categorie di contribuenti (pensionati, lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi e società di persone). Per la parte di redditi che supera i 300.000 euro è dovuto un contributo del 3%. La grossa differenza con la prima versione è che vengono considerati i redditi di ogni natura prodotti nell’anno, a partire dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2013. Questo significa che dovremo considerare nel conteggio tutti i redditi che inseriamo in dichiarazione dei redditi, al lordo di ogni deduzione, compresa quella per l’abitazione principale.  
Per i parlamentari rimane in vigore il contributo di solidarietà raddoppiato che grava su pensionati e dipendenti pubblici, con la differenza che se gli stessi svolgono un’attività lavorativa ulteriore a quella di parlamentare (che produce un reddito superiore al 15% dell’indennità da parlamentare), il contributo diventa doppio: il 20% per i redditi che superano i 90.000 euro e il 40% per quelli che superano i 150.000 euro. Purtroppo sembra un passo indietro rispetto alla prima stesura, che prevedeva, nella stessa situazione, un taglio secco del 50% dell’indennità parlamentare.

In pensione a 65 anni
Già nella manovra di luglio era stato introdotto il graduale adeguamento dell’età pensionabile tra uomini e donne a 65 anni. Si prevedeva di incrementare gradualmente il limite di età a partire dal 2020, per arrivare a regime nel 2032. La nuova misura ha anticipato di 6 anni l’iter, di conseguenza arriveremo a regime al 2026: da quell'anno, uomini e donne dovranno avere compiuto 65 anni per poter andare in pensione.

Festività
Entro in 30 novembre di ogni anno il consiglio dei ministri deve deliberare le date in cui ricorrono le festività nazionali e le festività dei Santi Patroni, che potrebbero essere posticipati alla prima domenica successiva a quando cadono, o spostati al venerdì o al lunedì successivi. Si vogliono in questo modo evitare i ponti, che creano problemi alla produttività aziendale e permetterebbero di adeguarsi agli standard europei. Sono esclusi da questa norma il 25 aprile, il primo maggio e il 2 giugno.


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