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Tasse ridotte su aumenti e straordinari: controlla se ti spettano

Nel 2026 alcuni aumenti e straordinari vengono tassati meno, ma non tutti danno diritto allo sconto fiscale. La vera differenza è nella voce indicata in busta paga: rinnovo del CCNL, lavoro notturno, festivo, riposo settimanale o turni. Ecco come capire chi paga il 5%, chi paga il 15% e quando invece resta la tassazione ordinaria.

Con il contributo esperto di:
articolo di:
25 giugno 2026
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Nel 2026 alcuni lavoratori dipendenti del settore privato possono ritrovarsi più soldi netti in busta paga. Ma attenzione: non basta vedere la parola “straordinario” o “aumento” sul cedolino per avere automaticamente diritto allo sconto fiscale.

La legge di Bilancio 2026 ha introdotto due imposte sostitutive:

  • 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali sottoscritti nel 2024, 2025 o 2026, per chi, nel 2025 ha avuto un reddito lordo massimo da lavoro dipendente di 33.000 euro;
  • 15% su maggiorazioni e indennità collegate a lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale o su turni, per chi, nel 2025 ha avuto un reddito lordo massimo da lavoro dipendente di 40.000 euro.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del 24 febbraio 2026 ha fornito le prime istruzioni operative, mentre la circolare n. 3/E del 24 giugno 2026 ha chiarito diversi casi pratici, rispondendo ai dubbi su voci di busta paga, turni, domeniche, reperibilità, ferie, permessi e aumenti con decorrenza retroattiva.

Il punto centrale è questo: la detassazione non dipende solo dall’importo ricevuto, ma dalla causa per cui quella somma viene pagata.

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Dove guardare nella busta paga

Controllando la busta paga puoi capire subito che tipo di tassazione ti spetta. Se la voce riguarda un semplice straordinario ordinario, svolto oltre l’orario normale ma senza collegamento con lavoro notturno, festivo, riposo settimanale o turnazione, l’agevolazione non si applica.

Se invece, la voce è collegata a straordinari particolari per averli fatti durante il lavoro notturno, in un giorno festivo, nel riposo settimanale o su turno, può entrare nell’imposta sostitutiva al 15%.

La differenza è decisiva. Due lavoratori possono ricevere lo stesso importo lordo, ma avere un netto diverso perché solo uno dei due ha percepito somme agevolabili.

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Quando gli straordinari possono esser tassati al 15%

Nel 2026 l’imposta sostitutiva del 15% si applica alle maggiorazioni e alle indennità previste dai contratti collettivi nazionali per:

  • lavoro notturno;
  • lavoro svolto nei giorni festivi;
  • lavoro svolto nel giorno di riposo settimanale previsto dal contratto;
  • lavoro su turni;
  • voci direttamente collegate alla turnazione;
  • indennità di reperibilità collegate a lavoro notturno, festivo o su turni.

La circolare n. 3/E del 24 giugno 2026 chiarisce un punto importante: anche alcune indennità di reperibilità possono rientrare nella detassazione, quando sono previste dal CCNL in relazione a lavoro notturno, festivo o a turni, anche se poi il lavoratore non viene effettivamente chiamato a svolgere la prestazione.

Questa precisazione è importante perché molte aziende gestiscono la reperibilità come voce separata rispetto alla prestazione effettiva. Il lavoratore, quindi, non deve guardare solo alle ore lavorate, ma anche alla natura dell’indennità riconosciuta.

Viene detassata anche la retribuzione non solo la maggiorazione

La circolare n. 3/E ha chiarito che, nei casi in cui spetta l’agevolazione per lavoro straordinario notturno o festivo, l’imposta sostitutiva del 15% si applica a tutta la retribuzione corrisposta per quella prestazione, non soltanto alla maggiorazione.

Di conseguenza, il vantaggio fiscale può essere molto più ampio rispetto a quanto si potrebbe pensare se si considerasse agevolata solo la maggiorazione, come avviene negli altri casi.

La tassazione degli straordinari ordinari

Lo straordinario ordinario continua a essere tassato con Irpef ordinaria e addizionali regionali e comunali. Per esempio:

  • due ore in più lavorate il martedì pomeriggio: normalmente tassazione ordinaria;
  • prestazione notturna nella fascia prevista dal contratto: possibile tassazione al 15%;
  • lavoro in un giorno festivo: possibile tassazione al 15%;
  • lavoro nel giorno di riposo settimanale contrattuale: possibile tassazione al 15%.
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Il limite dei 1.500 euro: non è un bonus fisso

L’imposta sostitutiva del 15% si applica entro un limite massimo annuo di 1.500 euro di imponibile agevolato. Questo non significa che si ricevono 1.500 euro in più ma che sul totale degli importi agevolabili, vengono detassati al 15% solo 1.500 euro annui, i restanti vengono colpiti da Irpef ordinaria e addizionali.

Esempio:

Se nel 2026 ricevi 2.500 euro lordi per lavoro notturno agevolabile:

  • 1.500 euro possono essere tassati al 15%;
  • 1.000 euro seguono la tassazione ordinaria.

Il risparmio effettivo dipende quindi dalla tua aliquota Irpef marginale e dalle addizionali regionali e comunali applicabili.

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Chi può avere la detassazione al 15%

L’agevolazione sulle maggiorazioni e indennità per notturno, festivo, riposo settimanale e turni spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro.

Nel calcolo del limite non si considerano i premi di risultato e le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili già sottoposti a regime agevolato.

Chi sa di aver superato il limite o ritiene più conveniente la tassazione ordinaria può rinunciare all’imposta sostitutiva, comunicandolo per iscritto al datore di lavoro.

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Cosa fare se hai cambiato lavoro nel 2025

Il limite dei 40.000 euro si verifica sul reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025.

Se nel 2025 hai avuto un solo datore di lavoro, il controllo è più semplice. Se invece hai cambiato azienda, avuto più rapporti di lavoro o lavorato per più datori, l’attuale sostituto d’imposta potrebbe non conoscere tutti i redditi percepiti nell’anno precedente.

In questi casi è necessario consegnare le Certificazioni Uniche dei precedenti datori di lavoro oppure presentare un’autocertificazione all’attuale datore di lavoro.

Questo passaggio evita due errori:

  • ricevere una detassazione non spettante, da restituire poi in dichiarazione dei redditi;
  • non ricevere un’agevolazione a cui si aveva diritto.
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Quanto si risparmia sugli straordinari agevolati

Il risparmio nasce dalla differenza tra l’imposta sostitutiva del 15% e la tassazione ordinaria, che può includere Irpef e addizionali.

Facciamo un esempio

Nel 2026 un lavoratore riceve 2.500 euro lordi per lavoro notturno agevolabile. Solo 1.500 euro rientrano nel limite agevolato. Su questa quota paga il 15%, cioè 225 euro. La parte restante, pari a 1.000 euro, viene tassata con le regole ordinarie.

Per un lavoratore con reddito fino a 28.000 euro annui, il vantaggio sarà più contenuto perché la sua aliquota ordinaria è del 23%. Per un lavoratore che supera questo imponibile annuo, il guadagno è maggiore perché la sua aliquota marginale è del 35%.

Riprendendo l’esempio precedente con 2.500 euro lordi riconosciuti per lavoro notturno agevolabile, questa è la differenza (nell’esempio non vengono considerate le addizionali regionale e comunale).

reddito lordo annuo imposte agevolate su 1.500 euro Aliquota marginale Irpef guadagno
fino a 28.000 euro 225 23% 120
da 28.000 a 40.000 euro 225 35% 300
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Aumenti da rinnovo CCNL: quando si paga solo il 5%

La seconda agevolazione riguarda gli aumenti retributivi corrisposti nel 2026 in attuazione di rinnovi dei contratti collettivi nazionali sottoscritti nel 2024, 2025 o 2026. In questo caso l’imposta sostitutiva è del 5% e riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro.

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Quali aumenti possono rientrare nel 5%

L’agevolazione può riguardare gli incrementi collegati al rinnovo del CCNL, compresi gli aumenti che incidono su alcune voci retributive ordinarie. Rientrano, ad esempio:

  • paga base;
  • minimi tabellari;
  • indennità di cassa;
  • tredicesima;
  • quattordicesima;
  • indennità di malattia;
  • maternità e paternità;
  • infortunio, per la parte a carico del datore di lavoro;
  • incrementi riferiti a ferie, permessi, ROL, PAR, gratifica feriale e festività soppressa del 4 novembre, secondo i chiarimenti della circolare n. 3/E.

La circolare ha chiarito anche che l’agevolazione può applicarsi quando l’aumento contrattuale assorbe un superminimo riconosciuto da accordo individuale, se la funzione economica resta collegata all’incremento da rinnovo contrattuale.

Gli aumenti che restano esclusi

In busta paga possono comparire molti importi che aumentano il lordo mensile, ma non tutti rientrano nell’imposta sostitutiva del 5%. Restano esclusi, tra gli altri:

  • scatti di anzianità;
  • importi una tantum per periodi di mancato rinnovo contrattuale;
  • TFR;
  • aumenti non collegati a rinnovi di CCNL;
  • somme derivanti esclusivamente da accordi territoriali o aziendali, se manca il riferimento a un contratto collettivo nazionale
  • rapporti di lavoro cui non è applicato nessun CCNL, ad esempio perché basato su accordi aziendali o territoriali.
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Conta l’anno in cui ricevi l’aumento

Un altro chiarimento utile riguarda gli aumenti distribuiti in più anni o con decorrenza economica retrodatata. Se il rinnovo del CCNL è stato sottoscritto nel 2024, 2025 o 2026, l’imposta sostitutiva del 5% si applica agli incrementi corrisposti nel 2026.

Se l’aumento viene rateizzato, beneficia dell’agevolazione solo la quota pagata nel 2026. Per gli anni successivi, salvo proroghe, si applicherà la tassazione ordinaria.

La circolare n. 3/E chiarisce inoltre che, se il rinnovo contrattuale prevede aumenti con decorrenza economica antecedente alla firma del contratto, l’agevolazione può comunque applicarsi alla quota effettivamente corrisposta nel 2026.

Esempio:

Immaginiamo un lavoratore del settore privato con reddito da lavoro dipendente 2025 pari a 30.000 euro. Nel 2026 riceve un aumento di 100 euro lordi mensili perché il suo CCNL è stato rinnovato nel 2025.

Se l’aumento rientra nei requisiti previsti, quei 100 euro non vengono tassati con Irpef ordinaria e addizionali, ma con imposta sostitutiva del 5%. Questo significa che il netto dell’aumento sarà più alto rispetto alla tassazione ordinaria.

La differenza diventa rilevante se l’aumento riguarda più mensilità, tredicesima, quattordicesima o quote arretrate pagate nel 2026.

Tabella pratica: cosa controllare in busta paga

Dicitura possibile nel cedolino Cosa significa Trattamento possibile
Straord. feriale Ore extra in giorno lavorativo normale No agevolazione
Straord. notturno Ore extra in fascia notturna 15%
Magg. festiva Lavoro in giorno festivo 15%
Ind. turno Indennità legata alla turnazione 15%
Minimo tabellare CCNL Aumento da rinnovo nazionale 5%
Scatto anzianità Aumento legato all’anzianità No agevolazione
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Dichiarazione dei redditi 2027: cosa succede nel 730

Le somme tassate con imposta sostitutiva non seguono le stesse regole della tassazione ordinaria. In sede di dichiarazione dei redditi 2027 sarà possibile verificare il corretto trattamento applicato dal datore di lavoro. In ogni caso, tutto dovrebbe esser già inserito correttamente nel 730 precompilato.

Chi non ha un sostituto d’imposta, come può accadere per alcune categorie di lavoratori domestici, potrà gestire l’agevolazione direttamente in dichiarazione, se ne ricorrono i presupposti.

È consigliabile conservare:

  • buste paga 2026;
  • Certificazione Unica 2027;
  • eventuali CU dei precedenti datori di lavoro;
  • comunicazioni inviate al datore in caso di rinuncia;
  • documentazione utile a dimostrare il rispetto dei limiti di reddito.

Questo è particolarmente importante per chi ha cambiato lavoro nel 2025 o ha avuto più rapporti di lavoro nello stesso anno.

Quando può convenire rinunciare alla detassazione

La rinuncia all’imposta sostitutiva è possibile e va comunicata per iscritto al datore di lavoro. Nella maggior parte dei casi l’aliquota sostitutiva è conveniente, perché sostituisce Irpef e addizionali. Tuttavia, in situazioni particolari, la tassazione ordinaria può risultare più favorevole, per esempio quando il lavoratore ha detrazioni o condizioni fiscali personali che riducono molto l’imposta dovuta.

La regola pratica:

  • se la tua situazione fiscale è lineare, l’imposta sostitutiva tende a essere conveniente;
  • se hai molti elementi da portare in dichiarazione, conviene verificare prima di rinunciare o accettare l’applicazione automatica.
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Domande frequenti

Tutti gli straordinari sono tassati al 15% nel 2026?

No. L’imposta sostitutiva del 15% non si applica a tutti gli straordinari, ma solo alle somme collegate a lavoro notturno, festivo, nel giorno di riposo settimanale o su turni, se previste dal contratto collettivo nazionale. Lo straordinario ordinario feriale continua a essere tassato con Irpef e addizionali.

Gli aumenti da rinnovo del contratto sono sempre tassati al 5%?

No. L’imposta sostitutiva del 5% riguarda solo gli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 in seguito a rinnovi di contratti collettivi nazionali sottoscritti nel 2024, 2025 o 2026. Restano esclusi, ad esempio, scatti di anzianità, TFR, importi una tantum e aumenti non collegati al rinnovo del CCNL.

Cosa succede se ho cambiato lavoro nel 2025?

Se hai cambiato lavoro nel 2025, il datore attuale potrebbe non conoscere tutti i redditi da lavoro dipendente percepiti nell’anno precedente. Per evitare errori nell’applicazione della detassazione, conviene consegnare le Certificazioni Uniche dei precedenti datori di lavoro o presentare un’autocertificazione.

Domenica lavorata: conta anche se il riposo cade in un altro giorno?

Sì, secondo i chiarimenti riportati nella circolare n. 3/E, la maggiorazione prevista dal contratto per il lavoro domenicale beneficia dell’imposta sostitutiva al 15%, anche quando il riposo settimanale del lavoratore cade in un giorno diverso dalla domenica.

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