Acqua frizzante: le più care non sono le migliori
Nel test su 19 acque minerali frizzanti, le bottiglie più costose non sono sempre le migliori. Alcuni prodotti economici ottengono buoni risultati, mentre il TFA è stato rilevato nella maggior parte dei campioni. Nessun valore supera i limiti di legge, ma la presenza di alcuni metalli e gli imballaggi fanno la differenza.
Il prezzo, quando si parla di acqua minerale frizzante, può ingannare. Nel nostro test su 19 acque frizzanti, alcune marche più care finiscono nella parte bassa della classifica, mentre prodotti molto economici ottengono buoni risultati. La conferma è chiara: per trovare una buona acqua frizzante non serve per forza spendere di più.
In Italia l’acqua in bottiglia resta una presenza fissa nel carrello. Nel 2024 ne abbiamo consumati 15,15 miliardi di litri, pari a 257 litri a testa: il dato più alto in Europa. Le acque frizzanti classiche valgono circa 2 miliardi di litri, il 13% dei consumi complessivi. Numeri che rendono ancora più importante capire cosa compriamo davvero.
Torna all'inizioMigliori acque frizzanti: quali scegliere
Dopo aver controllato i risultati del nostro test sulle acque frizzanti si capisce che la scelta migliore non è per forza la più cara né la più famosa. Il test infatti invita a guardare oltre marchio, pubblicità e prezzo, perché la presenza di TFA, metalli e contaminanti può fare la differenza nel giudizio finale.
Tra le acque minerali frizzanti analizzate, Coop Imperiale conquista il titolo di Migliore del Test, grazie ai risultati positivi ottenuti in quasi tutte le prove e a un prezzo interessante.
Alpe Guizza Caudana e Viviland Presolana, venduta da MD, sono invece Miglior Acquisto: entrambe offrono un buon equilibrio tra qualità e prezzo. Alpe Guizza è l’acqua più economica del test, con un costo medio di 16 centesimi al litro, e ottiene buoni risultati nelle prove. Viviland costa 17 centesimi al litro e registra giudizi positivi nella maggior parte delle analisi, anche se l’etichetta potrebbe essere migliorata.
Torna all'inizioTFA nelle acque minerali frizzanti: meglio se non c’è
Il TFA non si vede, non cambia il sapore dell’acqua e non fa perdere le bollicine. Eppure è uno dei segnali più chiari di quanto l’inquinamento ambientale possa arrivare anche dove non ce lo aspetteremmo: nelle acque minerali imbottigliate alla fonte.
Il nome completo è acido trifluoroacetico. È una molecola molto persistente, considerata parte della famiglia dei PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, perché resistono a lungo nell’ambiente. Può derivare da processi industriali, dalla degradazione di alcuni pesticidi, da gas refrigeranti, acque reflue e ricadute atmosferiche. Una volta disperso, entra nel ciclo dell’acqua e può finire anche in alimenti e bevande.
Nel nostro test è stato rilevato nella maggior parte dei campioni: ne sono prive solo Conad, San Benedetto Benedicta e Ferrarelle Maxima. I valori trovati non indicano un rischio immediato e restano sotto il riferimento previsto per le acque destinate al consumo umano. Ma la presenza di TFA, anche a basse concentrazioni, va monitorata e conferma la necessità di regole più chiare su PFAS e sostanze persistenti.
Torna all'inizioArsenico, metalli e contaminanti: cosa c’è nelle acque frizzanti
La sicurezza di un’acqua minerale dipende anche dagli elementi che possono essere naturalmente presenti alla fonte. Nel test abbiamo cercato alluminio, arsenico, manganese e nichel, oltre ad altri contaminanti legati all’ambiente, all’industria o all’imbottigliamento.
Nessun campione supera i limiti di legge, ma alcune presenze incidono sul giudizio. Il nichel non è stato rilevato e il manganese è assente nella maggior parte delle acque. Più delicato il caso dell’arsenico: è presente in tutti i campioni, sempre sotto il limite massimo ammesso, ma con valori più alti in alcuni prodotti. Per questo Sant’Anna e Levissima vengono penalizzate, mentre Valmora e Ferrarelle Maxima ottengono una valutazione appena sufficiente.
Conad non va oltre la sufficienza nella prova sui metalli per la presenza di alluminio. Non abbiamo trovato BTEX né sostanze che indichino trattamenti di disinfezione non ammessi nelle acque minerali. L’antimonio, invece, è stato rilevato in tracce in tutti i campioni: può derivare dal PET delle bottiglie, ma resta entro i limiti consentiti.
Torna all'inizioBottiglie di acqua frizzante: peso, plastica riciclata ed etichette
Nella scelta di un’acqua conta anche la bottiglia. Nel test abbiamo valutato il peso della plastica per litro, la presenza di plastica riciclata, il tipo di etichetta e la praticità d’uso.
Tra le acque frizzanti analizzate, l’imballaggio va da poco meno di 18 grammi per litro per Conad a poco più di 26 grammi per litro per San Pellegrino. Abbiamo premiato l’uso di plastica riciclata e le etichette in plastica, più facili da gestire nel riciclo rispetto a quelle in carta.
Tutte le bottiglie superano la prova di maneggevolezza e la maggior parte ottiene una valutazione positiva. San Pellegrino, invece, viene penalizzata per il peso della bottiglia e per l’etichetta in carta.
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