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Biovitae: la luce che promette di proteggere dal Covid-19 segnalata all’Antitrust

Dopo le segnalazioni di alcuni nostri soci abbiamo cercato di capire se Biovitae, un dispositivo led che promette di prevenire allergie e uccidere batteri e virus (compreso il Covid-19) sia davvero efficace. Dalle informazioni che abbiamo potuto raccogliere tramite il sito internet del produttore alcune cose non ci convincono: per questo abbiamo segnalato il prodotto all’Antitrust.

22 marzo 2021
biovitae

Navigando sul sito internet di Biovitae, una delle immagini che più ci colpisce è una grande foto del Coronavirus con una scritta in sovrimpressione che recita: “Biovitae: la luce che uccide il Coronavirus Sars-Cov-2”. Affermazione questa che, secondo i produttori, sarebbe supportata da “test scientifici” che dimostrano come “Biovitae uccide il 99,8% del Coronavirus Sars-Cov-2”. Ma che cos’è di preciso questa Biovitae? E soprattutto: uccide davvero il Coronavirus?

Abbiamo cercato di capirlo attraverso le informazioni fornite dal sito internet del produttore nel momento in cui scriviamo. Alcuni aspetti non ci convincono molto tanto che abbiamo deciso di segnalare il prodotto all’Antitrust per pratica commerciale scorretta. Ci sembra, infatti, che le affermazioni non siano supportate da prove valide. Ecco perchè.

Una luce che illumina poco

Biovitae è una lampadina led da 800 lumen con attacco E27 venduta al costo di 35 euro: un prezzo abbastanza eccessivo se si pensa che lampadine analoghe di marca vengono vendute in confezioni multiple da più pezzi a prezzi molto meno inferiori (6 lampadine costano meno di 20 euro).

Ma, costi a parte, è sulla potenza di illuminazione che nascono i nostri primi dubbi. Il lumen, cioè l’unità di misura del flusso luminoso, proposto da Biovitae è troppo alto per una lampada da tavolo: l’indicazione generale è infatti quella di orientarsi su prodotti da 300 lumen. Se però si considera un punto luce centrale nella stanza Biovitae rischia di non essere sufficiente: occorrono infatti dai 1000 ai 1200 lumen.

Ci chiediamo a questo punto quante Biovitae dovremmo acquistare per “contrastare la proliferazione della carica batteria e virale sulle superfici” soprattutto considerando che la luce della lampadina non raggiunge o illumina tutte le superfici con la stessa intensità. Nello stesso ambiente possono infatti crearsi delle zone d’ombra (dovute ad esempio alla presenza di mobili) sulle quali Biovitae non agisce perchè (come specificato sul sito) per essere efficace deve esserci un’azione diretta del prodotto sulle superfici.

Contagio attraverso le superfici: quanto rischio c’è?

Anche se ci dotassimo di un numero di lampadine sufficiente a “sterilizzare” l’ambiente in cui ci troviamo bisogna precisare che Biovitae interviene sul rischio di infezione da superfici e oggetti contaminati. Pur non potendo escludere in via teorica il contagio toccando un oggetto o una superficie contaminata, bisogna chiedersi quanto a lungo rimangono contaminati gli oggetti e soprattutto quanto questa “via” di trasmissione sia rilevante rispetto ad un contatto diretto con una persona infetta.

Alcune ricerche di laboratorio condotte in questi mesi ci dicono che, se lasciato indisturbato, il virus può resistere per un paio di giorni e possiamo rilevarne tracce integre e vitali anche fino ad una settimana. Gli stessi studi, però, ci dicono anche che le condizioni ambientali influenzano moltissimo la sopravvivenza del virus. Luce solare, areazione, umidità sono tutte variabili che riducono la sopravvivenza del Covid-19 sulle superfici che, anche se contaminate potrebbero ospitare il virus solo per poche ore o anche meno.

Inoltre, il fatto che il virus “sopravviva” sulle superfici non implica necessariamente che sia in grado di infettarci. Perchè questo avvenga dobbiamo portare a occhi, naso o bocca le mani contaminate. Lavare le mano o strofinarle con gel disinfettante abbatte molto questi rischi.

Laboratorio vs realtà

A prescindere dal grado di rischio di infezione tramite oggetti contaminati, abbiamo cercato di capire se Biovitae è in grado di sanificare ambienti in cui le persone immettono di continuo goccioline dalla bocca e dal naso.

Sul sito internet del prodotto si legge: “Biovitae eradica definitivamente batteri e virus attraverso una tecnologia di decontaminazione ambientale all-in-one: il picco di frequenze di Biovitae (brevettato) agisce sulla struttura molecolare dei microrganismi, provocando un danno strutturale che né batteri né virus sono in grado di riparare”. A supporto di tutto questo viene specificato che i test sull’efficacia di Biovitae “sono stati effettuati dal Dipartimento scientifico del Policlinico Militare del Celio; ed ulteriori studi sono stati eseguiti nei Laboratori militari di Germania e Svezia (tutti membri dell’EU Bio-Defence Laboratory Network, EBLN)”.

Abbiamo verificato la documentazione (scaricabile direttamente dal sito) relativa alla capacità della luce di Biovitae di neutralizzare il virus. Si tratta di uno studi in vitro (cioè condotti in laboratorio) che valutano se e dopo quanto tempo la luce ha inattivato il virus. L'efficacia è stata “testata” per tempi di irraggiamento che vanno dai 30 ai 90 minuti, dopo i quali si osservano significative neutralizzazioni, che si avvicinano al 100% dopo almeno un'ora di esposizione: nulla viene riportato nello studio riguardo a tempi minori di esposizione del virus alla luce, più compatibili con condizioni di vita reale.

Le prove fornite con lo studio nascono quindi in un ambiente di laboratorio e non possono essere trasferite a contesti di vita reale. Per capire se effettivamente Biovitae faccia la differenza rispetto a un altro tipo di luce (artificiale o naturale) usata in contesti di vita reale quotidiana, occorrono altri studi che ci facciano “vedere” questa differenza. È importante poi che le indagini siano condotte anche simulando situazioni di vita reale dove possono intervenire molte variabili diverse e non solo in laboratorio dove si ricrea un ambiente ad hoc. Intensità e tempi di esposizione sono parametri importanti per stabilire l’efficacia del dispositivo che in condizioni di utilizzo reali possono cambiare molto.

Attenzione a non abbassare la guardia

Per quanto riguarda l’indicazione di dove poter usare Biovitae, il sito è pieno di foto che ritraggono persone in ambienti chiusi, a poca distanza l’una dall’altra e senza alcun dispositivo di protezione. Inoltre, si afferma che “Biovitae è tra le più efficaci soluzioni per la ripresa in sicurezza delle attività economiche e sociali; soprattutto nelle scuole e sui mezzi di traporto collettivo che sono i luoghi a maggior rischio di contagio. Biovitae è una tecnologia di sanificazione in continuo che può essere installata in tutti gli ambienti chiusi, come case, uffici, mezzi di trasporto, palestre…” e in un video viene detto esplicitamente che “l’obiettivo principale era quello di aiutare tutti ad aumentare il livello di protezione senza cambiare le proprie abitudini. Con Biovitae tu accendi la luce e sei protetto e neanche te ne rendi conto”.

Foto e affermazioni che possono indurre le persone a pensare che si possa abbassare la guardia rispetto alle regole di comportamento previste per prevenire il contagio da Coronavirus come l’uso delle mascherine, della distanza di sicurezza, dell’areazione degli ambienti chiusi, della pulizia delle superfici con alcol.

Ad oggi, non è ancora possibile abbandonare la normale routine di igiene tornando a praticare le nostre attività come facevamo prima dell’arrivo della pandemia. A conferma di questo, infatti, in homepage gli stessi produttori affermano che la lampadina è un dispositivo di prevenzione che non sostituisce le normali routine di igiene. Peccato che la scritta sia molto piccola e quindi poco visibile rispetto ad altre scritte che di fatto inducono a fare il contrario.

Abbiamo segnalato Biovitae all’Antitrust

Tutto il sito internet di Biovitae è stutturato in modo da far credere alle persone che la lampadina led sia un dispositivo di protezione efficace contro il Coronavirus. Un prodotto dall’efficacia non dimostrata (un unico studio a supporto e solo in vitro, non ancora pubblicato su riviste scientifiche), che manda un messaggio ambiguo e pericoloso perché rischia di spingere i consumatori a tenere atteggiamenti che li espongano maggiormente a rischi. Per tutti questi motivi abbiamo quindi deciso di segnalare Biovitae all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per pratica commerciale scorretta.