Cuffie e auricolari sotto accusa: l’allarme sulle sostanze chimiche
Bisfenoli (BPA e BPS) rilevati nella quasi totalità dei campioni e presenza, in alcuni casi, di ftalati e altre sostanze critiche: questo il risultato dell’analisi condotta dall’associazione austriaca dei consumatori VKI su 81 modelli di cuffie e auricolari, acquistabili anche in Italia.
Cosa è emerso dalle analisi
Nei dispositivi testati è stata rilevata una presenza molto diffusa di bisfenolo A (BPA) e bisfenolo S (BPS), sostanze utilizzate nella produzione di plastiche e resine. Secondo l’Echa – Agenzia europea per le sostanze chimiche, i bisfenoli possono danneggiare la fertilità e disturbare il sistema ormonale, sia nelle persone che negli animali e possono provocare allergie cutanee. Il BPA è classificato come tossico per la riproduzione ed interferente endocrino: può mimare l’azione degli estrogeni ed è associato a possibili effetti sul sistema riproduttivo, immunitario e sullo sviluppo. Il BPS, spesso utilizzato come alternativa al BPA, presenta rischi simili. In alcuni modelli sono state trovate anche tracce di ftalati, un gruppo di sostanze, che come i bisfenoli, possono danneggiare la fertilità e interferire col sistema ormonale, oltre ad altre sostanze, meno diffuse e in minor quantità, come paraffine clorurate, sospettate di danni epatici e renali e ritardanti di fiamma bromurati o organofosfati, sostanze identificate come persistenti, bioaccumulabili e tossiche (PBT).
Tra i prodotti analizzati figurano marchi molto noti nel settore dell’elettronica di consumo – come Sony, Samsung, JBL, Bose, Sennheiser, Beats – oltre a modelli destinati specificamente ai bambini. L’analisi mostra che i prodotti per l’infanzia risultano mediamente meno contaminati rispetto a quelli per adulti, anche se non tutti ottengono una valutazione pienamente soddisfacente. Non emergono differenze significative tra dispositivi acquistati online e quelli venduti nei canali tradizionali.
Quali sono i rischi reali?
È importante distinguere tra presenza di sostanze e rischio effettivo per la salute. Non si parla di tossicità acuta né di un pericolo immediato legato all’uso occasionale. Il tema riguarda piuttosto il rischio associato a un’esposizione cronica e prolungata, inserita nel cosiddetto “effetto cocktail”: l’esposizione quotidiana a piccole quantità di interferenti endocrini provenienti da molte fonti diverse. Nel caso di cuffie e auricolari, la via di esposizione ipotizzata è quella dermica, cioè attraverso il contatto prolungato con la pelle. Calore e sudorazione – ad esempio durante attività sportiva – possono teoricamente favorire la migrazione di alcune sostanze dai materiali plastici alla superficie cutanea. Proprio per questo si parla di rischio potenziale a lungo termine, non di pericolo immediato. Torna all'inizioI nostri consigli per un utilizzo sereno
In attesa di eventuali aggiornamenti normativi, alcuni accorgimenti possono aiutare a ridurre l’esposizione:
- limitare il contatto prolungato con parti rigide in plastica, soprattutto in caso di uso intensivo;
- preferire modelli specificamente progettati per bambini quando destinati ai più piccoli;
- evitare di utilizzare dispositivi danneggiati o con rivestimenti deteriorati.
Continuiamo a sollecitare affinché la sicurezza chimica diventi uno standard di produzione e non un onere lasciato alla sola scelta del consumatore.
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