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In difesa dei beni comuni

11 maggio 2011
beni comuni

11 maggio 2011

Ci sono valori e beni che appartengono a tutti. Che devono essere al di là delle appartenenze politiche e delle ideologie, perché interessano la vita delle persone e i loro diritti fondamentali. E che sono anche al di là dei confini geografici, perché aria, acqua e salute del pianeta, per esempio, i beni comuni per eccellenza, sono patrimonio dell’umanità intera.

Appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter accedere a essi e nessuno può pretenderne l’esclusività.
Attraverso un referendum, saremo chiamati a dire la nostra sulla gestione dell’acqua e sulle future politiche energetiche. La gestione del servizio idrico deve soddisfare bisogni collettivi e universali, cioè garantire a tutti l’accessibilità all’acqua (che non è una merce) secondo standard qualitativi, tariffari e di efficienza. In Italia, accanto a esempi di non buona gestione pubblica delle reti idriche (che è necessario rendere più efficiente), ne abbiamo tantissimi di eccellenti, per cui l’obbligo di dare una quota minima di gestione del 40% ai privati è una scelta del tutto insensata e ideologica. Forse è un pregiudizio anche escludere a priori un possibile contributo di privati, ma è ingenuo credere che non sia il business quello che li attira. Di certo, pensare di migliorare l’efficienza della rete e la qualità dell’acqua solo affidandole ai privati è pura illusione. Ha senso che un privato agisca in regime di monopolio (tale è la gestione a livello locale), con elevati rischi di rendite speculative? E che si preoccupi di fare investimenti su strutture non sue, visto che l’acqua e la rete rimangono di proprietà pubblica? Pare di no, visto che le privatizzazioni dell’acqua avviate negli scorsi anni non hanno portato vantaggi: dove ci sono i privati l’acqua rischia di costare di più e alcune città francesi, come Parigi, che avevano imboccato la via della privatizzazione, hanno fatto marcia indietro. Ciò che va assicurato è una buona gestione, capace di eliminare gli enormi sprechi della rete attuale e di offrire un servizio di qualità, contrastando ogni tentativo di profitto sull’acqua. Solo un’autorità nazionale indipendente di controllo potrà vigilare su chi gestisce i servizi idrici, ed essere garante per i cittadini sulla congruità delle tariffe, rispetto agli investimenti fatti e alla qualità. Sull’acqua e su altri temi legati al bene comune e alla salute collettiva, come le scelte energetiche, è molto importante anche avviare campagne di informazione, perché i cittadini siano più consapevoli, più attenti nei comportamenti, più attivi nella società. Questi sono anche i nostri obiettivi, convinti come siamo che per salvaguardare beni e diritti di tutti serva anche la personale cura di ognuno di noi.

Rosanna Massarenti
Direttore


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