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Il reato di frode alimentare e appeso a un cavillo

18 gennaio 2011

18 gennaio 2011

È vero o non è vero che Calderoli, con la sua legge per la semplificazione legislativa, abbia accidentalmente abrogato il reato di sofisticazione alimentare? Non è chiaro. Di sicuro è inaccettabile che ci sia incertezza su un’arma così importante per la tutela dei consumatori.

È vero o non è vero che Calderoli, con la sua legge per la semplificazione legislativa, abbia accidentalmente abrogato il reato di sofisticazione alimentare? Non è chiaro. Di sicuro è inaccettabile che ci sia incertezza su un’arma così importante per la tutela dei consumatori e che tutto dipenda da cavilli legali interpretabili in modi diversi.

Norma fondamentale per la tutela dei cittadini
La notizia giunge dai maggiori quotidiani: il ministro per la semplificazione legislativa Roberto Calderoli, con la sua legge delega che prevede l’abrogazione di tutte le disposizioni statali pubblicate prima del 1970, avrebbe accidentalmente (?) cancellato la legge 283 del 1962, norma che prevede pene per chi produce o commercia cibi adulterati. Un duro colpo per i consumatori e per i giudici che indagano su questi reati.
Non siamo molto convinti, però, che le cose stiano effettivamente così: l’interpretazione letta sui giornali di questa vicenda potrebbe essere errata. La legge-delega di Calderoli prevede, infatti, una serie di eccezioni (tutti i provvedimenti che sono indicati come “codice” o “testo unico”), e tra queste potrebbe rientrare appunto la 283/62 ovvero la “disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”, la legge cioè sui cibi adulterati. A nostro parere, dunque, la legge 283 rimane in vigore. Ma ancora tutto ciò non è chiaro.
Quel che è certo, però, è che invece di fare chiarezza nel ginepraio inestricabile delle leggi italiane, l’accetta del ministro ha messo in dubbio una norma fondamentale per tutti i cittadini.

Che si faccia chiarezza
Chiediamo, dunque, al Governo di fare immediatamente chiarezza su questa situazione inaccettabile e che la voce del ministero dica a chiare lettere che la norma resta in vigore: la tutela della salute di noi tutti non può essere appesa a un cavillo legale, che oltretutto come dimostra anche questa vicenda, può essere facilmente interpretabile in modi diversi e opposti.

 


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