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Mais Ogm: per l’Efsa non è cancerogeno

05 ottobre 2012

05 ottobre 2012

Lo studio shock francese sul mais Ogm cancerogeno ha destato clamore e preoccupazione. Ma per l’Autorità europea per la sicurezza alimentare questa ricerca non ha sufficiente qualità scientifica.

Per l’Autorità europea per la sicurezza alimentare il clamoroso studio francese sul mais Ogm Nk603 della Monsanto, secondo cui provocherebbe tumori,  non è attendibile. Il parere è arrivato a pochi giorni dalla pubblicazione di una ricerca su 200 topi nutriti con un mais modificato geneticamente per resistere all’erbicida Roundup, che si sarebbero ammalati di patologie gravissime (tumori delle ghiandole mammarie, del fegato e dei reni) da due a cinque volte di più rispetto al gruppo di controllo (cioè topi nutriti con mais convenzionale).

Critiche anche dal mondo scientifico
L’Efsa conferma i dubbi di molta parte della comunità scientifica, che si è subito detta scettica sulla validità dei risultati della ricerca, a suo avviso condotta per dimostrare proprio quello che è stato dimostrato, e cioè la pericolosità del mais transgenico. Nello specifico le critiche degli esperti hanno riguardato:
- il tipo di topi scelti per l’esperimento (una razza particolarmente soggetta allo sviluppo di tumori);
-il metodo di analisi statistica e di interpretazione dei risultati;
-la mancanza di trasparenza (le conclusioni dello studio sono state date alla stampa che ne ha fatto uno scoop, prima che lo studio fosse pubblicato per intero e disponibile allo sguardo competente di altri esperti).

Intanto si muovono i governi
Lo scalpore suscitato dallo studio ha alimentato il fronte degli oppositori agli organismi geneticamente modificati. La Russia ha sospeso temporaneamente le importazioni, chiedendo all’Unione Europea di esprimere un’opinione comune sulla questione. 

Cosa ne pensiamo
La preoccupazione che gli Ogm possano far male alla salute è uno degli argomenti più forti tra coloro che sono contrari non solo al loro utilizzo, ma anche alla loro sperimentazione. Ricordiamo che le piante Ogm, prima di ricevere l’autorizzazione alla coltivazione e alla commercializzazione, devono superare un elevato numero di test di sicurezza. E che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare vigila ed esprime pareri, come in questo caso, su eventuali nuove evidenze che possono emergere dalla ricerca, per garantire la nostra salute. Il dibattito, tuttavia, è ancora aperto su molti aspetti che meritano attenzione: etici, ambientali e di convenienza per i consumatori. Nel caso specifico, un mais resistente a un erbicida potrà essere utile al coltivatore, ma non dà alcun valore aggiunto al consumatore che se lo ritrova sul piatto, anche se è sano e sicuro. L’importante è fare in modo che dogmi o paure infondate non chiudano le porte alla ricerca pubblica.


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