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Metalli nei cibi: la bufala (ri)corre sul web

13 novembre 2013
metalli cibi

13 novembre 2013

Biscotti, plum cake, hamburger e tortellini contaminati da particelle di metalli pesanti. L'allarme con le marche "assolutamente da evitare" è tornato a circolare sui social network a distanza di anni, nonostante fosse già stato ridimensionato. Si tratta di un'altra bufala che, ciclicamente, fa leva sulle paure dei consumatori.

Un elenco di marche e prodotti contaminati da pericolose particelle di metalli pesanti - senza mai citarne i quantitativi reali - è tornato a circolare in rete, seminando nuovamente il panico tra i consumatori. Pane, biscotti, tortellini, omogeneizzati, ma anche chewing gum, hamburger e mozzarelle che sarebbero "da evitare" per il loro contenuto di mercurio, cadmio, piombo e altri metalli pesanti. La notizia, in realtà, risale ad alcuni anni fa ed era partita dal blog di Beppe Grillo. I dati erano stati poi ridimensionati in un'intervista rilasciata dall'autore della ricerca da cui è scaturita la notizia con l'elenco dei prodotti "incriminati".

Il ritaglio del giornale che circola in rete

Quanto c'è di vero di tutto questo allarmismo?

I metalli pesanti vengono ricercati negli alimenti, perché sono un indicatore della contaminazione ambientale. Ma, data la loro presenza nell'ambiente, la loro presenza negli alimenti - entro certi limiti - è da considerarsi accettabile. Infatti, per alcuni metalli come il cadmio, il piombo e il mercurio, esistono limiti massimi di contaminazione previsti dalla legge. In queste condizioni, perciò, non c'è motivo di temere per la propria salute. Rimane il fatto che non è un problema da sottovalutare soprattutto per i bambini, dal momento che, dato il loro peso più basso, è più facile superare la soglia massima tollerabile.

Li cerchiamo anche noi

Dal canto nostro, effettuiamo spesso la ricerca di metalli pesanti nelle nostre inchieste sui prodotti alimentari ma, nella maggior parte dei casi, non abbiamo rilevato il superamento delle soglie previste dalla legge. Lo scorso anno siamo andati alla ricerca di arsenico nei prodotti ittici e nei prodotti a base di riso. L'abbiamo fatto in quanto la legge non prevede limiti massimi per la contaminazione da arsenico, anche se l'Europa sta lavorando per stabilire questi valori.


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