News

Acquisti da siti stranieri in caso di controversia

11 gennaio 2011
Acquisti da siti stranieri in caso di controversia

11 gennaio 2011

A quale giudice deve rivolgersi il consumatore europeo che ha una controversia con un sito di vendita di un altro stato membro? A quello del suo paese, se l’attività di vendita è diretta verso di esso. Lo dice la Corte di Giustizia europea.

Dipende da dove è diretta l’attività
Stando al regolamento Ce 44/2001 le azioni nei confronti di persone domiciliate sul territorio di uno Stato membro devono essere proposte davanti ai giudici di quello Stato. Dunque, se si vuol fare causa ad un sito straniero occorre citarlo presso il tribunale straniero. In caso di contratti di consumo, il consumatore non potrà fare causa davanti al giudice del suo domicilio a meno che le attività del venditore siano “dirette verso” lo Stato membro in cui il consumatore è domiciliato. Solo in questa ipotesi il consumatore può rivolgersi ai giudici del suo Stato.

In quali casi ci si può rivoglere al giudice del proprio Paese
La Corte di Giustizia delle comunità europee ha chiarito in concreto in quali casi questa eventualità sia possibile. Queste le condizioni perché il consumatore si possa rivolgere al giudice del suo Paese:
- il sito deve offrire i propri servizi o i propri beni in più Stati membri specificatamente indicati;
- impegna risorse finanziarie in un servizio di posizionamento su internet presso il gestore di un motore di ricerca al fine di facilitare ai consumatori domiciliati in quegli Stati l’accesso al proprio sito;
- l’attività del sito deve avere natura internazionale (propria di alcune attività turistiche).

Possono poi costituire indizi che dimostrano l’attività transfrontaliera del commerciante:
- i recapiti telefonici con indicazione del prefisso internazionale;
-  l’utilizzazione di un nome di dominio di primo livello diverso da quello dello Stato membro in cui il commerciante è stabilito (ad esempio: .de) o, ancora, l’utilizzazione di nomi di dominio di primo livello neutri (quali .com o .eu);
- la descrizione di itinerari a partire da uno o più altri Stati membri verso il luogo della prestazione dei servizi;
- la menzione di una clientela internazionale composta da clienti domiciliati in Stati membri diversi, in particolare mediante la presentazione di testimonianze provenienti dai clienti stessi;
- consentire ai consumatori di utilizzare un’altra lingua o un’altra moneta rispetto a quelle abitualmente utilizzate nello Stato membro del commerciante.


Stampa Invia