Ebola in Congo e Uganda: rischio pandemia? Cosa sappiamo sull’emergenza Oms
L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Il rischio per chi vive in Italia è basso ma è stata attivata la procedura di sorveglianza attiva per chi rientra da zone a rischio.
Il 16 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità Oms ha dichiarato l’epidemia di malattia da virus Ebola Bundibugyo in Repubblica Democratica del Congo e Uganda un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, definizione nota anche come Pheic (Public health emergency of international concern). Non siamo di fronte a una nuova pandemia - il rischio è basso e in generale gli ebolavirus non sono contagiosi come i virus che solitamente causano le pandemie - ma la situazione in quelle aree del continente africano è un evento straordinario che richiede un coordinamento internazionale. Il ministero della Salute ha pubblicato le misure di sorveglianza sanitaria per i viaggiatori in arrivo dalle zone interessate. Sono previsti cinque livelli di intervento in base al rischio di contagio e una rete specifica di ospedali di riferimento per i casi sospetti.
Secondo i dati riportati dall'Ansa, l'epidemia nei due Paesi africani ha registrato almeno 1.077 casi sospetti e 246 decessi. La zona dove si è sviluppato il contagio, a causa della stagione delle piogge e dell’instabilità politica, è molto difficile da raggiungere, cosa che ha creato un ritardo nel tracciamento e nel contenimento dei casi da parte degli operatori sanitari.
Che cos’è Ebola Bundibugyo
La malattia da virus Ebola è una malattia infettiva grave, spesso letale. Non esiste un solo virus Ebola ma diverse specie: il più noto è il Zaire ebolavirus, per il quale è stato sviluppato un vaccino. Il focolaio attuale, invece, è causato dal virus Ebola Bundibugyo: una variante già responsabile in passato di epidemie nell’uomo ma meno nota, contro la quale non esiste ancora un vaccino specifico.
Quali sono i sintomi
I primi sintomi sono poco specifici e possono somigliare ad altre infezioni diffuse nelle stesse aree, come la malaria. In genere Ebola si manifesta con:
- febbre
- forte stanchezza
- dolori muscolari e articolari
- mal di testa e mal di gola
- vomito
- diarrea
- dolore addominale
- eruzione cutanea
- emorragie
Come si trasmette
Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di persone infette o decedute. Il contagio può avvenire anche tramite oggetti, superfici o materiali contaminati. La trasmissione è più probabile in ambito familiare, durante pratiche funerarie non sicure o in strutture sanitarie dove non sono disponibili dispositivi di protezione adeguati.
Ebola non si trasmette come un comune virus respiratorio. In genere, una persona non è considerata contagiosa prima della comparsa dei sintomi; il periodo di incubazione può variare da 2 a 21 giorni.
Torna all'inizioNon c’è un vaccino
Per Ebola Bundibugyo non esiste al momento un vaccino autorizzato. I vaccini disponibili contro Ebola causata dal virus Zaire, infatti, non sono automaticamente efficaci contro altre specie di ebolavirus. Anche il ministero della Salute italiano, nella circolare sull’epidemia, segnala che per questa variante non sono disponibili vaccini autorizzati né terapie specifiche approvate.
La gestione dei casi si basa quindi soprattutto sulla rapidità della diagnosi, sull’isolamento, su cure di supporto (idratazione e trattamento dei sintomi) e su misure rigorose di prevenzione della trasmissione, soprattutto negli ospedali e nelle comunità colpite.
Torna all'inizioCosa fare se si deve viaggiare in zone a rischio
Per la Repubblica Democratica del Congo, il ministero degli Esteri invita a rimandare qualsiasi viaggio a causa della situazione di sicurezza, con particolare attenzione alle province orientali, tra cui Ituri e Nord Kivu. Chi si trova già nel Paese è invitato a valutare il rientro, registrarsi su DoveSiamoNelMondo o tramite l’app ViaggiareSicuri e mantenere i contatti con l’ambasciata.
Per Uganda e RDC, prima della partenza è opportuno consultare Viaggiare Sicuri, rivolgersi al proprio medico o a un centro di medicina dei viaggi, verificare coperture assicurative e possibilità di evacuazione sanitaria, portare farmaci essenziali, bere solo acqua sicura ed evitare cibi crudi o di dubbia provenienza.
Nelle aree a rischio Ebola bisogna evitare contatti con persone malate o decedute, sangue e fluidi corporei, materiali potenzialmente contaminati, pratiche funerarie non sicure, animali selvatici e carne di selvaggina. È importante anche lavarsi spesso le mani e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie locali e internazionali.
Torna all'inizioCosa fare al rientro da Congo o Uganda
Il ministero della Salute ha attivato una sorveglianza sanitaria sui rientri peri viaggiatori in arrivo dalla Repubblica Democratica del Congo e dall'Uganda. L'ordinanza e la circolare applicativa introducono obblighi di dichiarazione, cinque livelli di rischio e una rete nazionale di centri di riferimento per le malattie infettive cui rivolgersi in casi di sospetto contagio.
Chiunque arrivi in Italia dai due Paesi, direttamente o indirettamente e con qualsiasi mezzo, dovrà dichiarare entro 24 ore di aver soggiornato nelle aree interessate nei 21 giorni precedenti, corrispondenti al periodo massimo di incubazione del virus.
La circolare individua cinque livelli di rischio sulla base dell'eventuale esposizione al virus e della presenza o assenza di sintomi. Le categorie vanno da rischio molto basso a rischio molto alto.
Per chi rientra senza manifestare sintomi, non è stato in aree di attenzione e non riferisce contatti a rischio è previsto il monitoraggio da parte delle Asl.
Per chi riferisce di essere stato esposto al virus ma non attraverso un contatto ravvicinato ad alto rischio scatta l'automonitoraggio quotidiano, misurazione della temperatura corporea e almeno una verifica del dipartimento di prevenzione.
Chi viene classificato a rischio moderato, pur in assenza di sintomi, sarà sottoposto a sorveglianza attiva, controlli quotidiani del Dipartimento di prevenzione e obbligo di comunicare eventuali spostamenti fuori dalla Regione di permanenza.
Per le categorie a rischio più elevato sono previste misure più restrittive. Gli asintomatici provenienti da aree di attenzione che riferiscono esposizioni non ad alto rischio saranno sottoposti a quarantena, mentre per coloro che hanno avuto esposizioni ad alto rischio è previsto il trasferimento in biocontenimento, cioè con sistemi altamente controllati.
L'aeroporto di Roma Fiumicino viene individuato come hub sanitario nazionale per l'eventuale gestione dei voli con passeggeri a rischio. Le Regioni dovranno inoltre indicare al ministero della Salute i propri centri di riferimento per le malattie infettive. Il centro di riferimento nazionale resta l'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.
Torna all'inizioEbola in Italia: dobbiamo preoccuparci?
In Italia il rischio di contrarre il virus Ebola è molto basso ed è legato soprattutto a viaggi o attività nelle aree colpite. La dichiarazione dell’Oms segnala una situazione seria a livello internazionale, ma non significa che ci sia un rischio immediato per chi vive in Italia.
La situazione attuale, quindi, merita attenzione ma non bisogna allarmarsi. I consigli principali, destinati soprattutto ai viaggiatori e agli operatori di organizzazioni che operano in aree potenzialmente a rischio è quello di informarsi prima di partire, evitare viaggi non necessari nelle zone segnalate in cui circola questo virus, seguire le indicazioni ufficiali e contattare subito i servizi sanitari in caso di sintomi dopo il rientro.
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