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Conti deposito piu cari per i piccoli risparmiatori

08 giugno 2012

08 giugno 2012

Il bollo previsto dal decreto Salva Italia di fine 2011 rende meno convenienti i conti deposito (prima, di fatto, esenti) costringendo i risparmiatori a scegliere prodotti meno redditizi. Lo sottolinea l’Antitrust che ha invitato le istituzioni a rivedere il prelievo fiscale su questi prodotti. Senza alcun risultato però.

Con il decreto SalvaItalia di fine 2011, il governo ha cambiato la tassazione di conti correnti e prodotti finanziari a svantaggio dei piccoli risparmiatori, che vedono venire meno la convenienza dei conti di deposito, dove mettono al riparo la loro liquidità e ottengono anche una minima remunerazione. Condividiamo il monito dell’Antitrust, che ha sottolineato come la nuova tassazione renda meno convenienti i conti deposito costringendo i risparmiatori a scegliere prodotti meno redditizi. L’Authority ha invitato le istituzioni a eliminare le differenze di prelievo fiscale tra conti correnti e conti deposito. Finora però con nessun successo.

Facciamo i conti
Al momento, per i conti correnti l’imposta annua è pari a 34,20 euro, che non si paga per giacenze annue medie pari o inferiori a 5mila euro oppure se il conto è in rosso. Sui conti deposito, invece, l’imposta è pari, allo 0,15% del valore depositato al 31 dicembre di ciascun anno. Il che significa che se mettiamo su un conto deposito 20 mila euro, dovremmo pagare, calcolatrice in mano, 30 euro all’anno di imposta.
Attenzione, però, la legge prevede una sorta di franchigia, per cui comunque l’importo minimo annuo da pagare è di 34,20 euro.


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