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Infrastrutture italiane, servono ristrutturazioni e trasparenza. Scopri la nostra inchiesta

Il crollo del ponte Morandi non è stata un'eccezionale sciagura. La maggior parte di ponti e viadotti italiani avrebbe bisogno di essere ristrutturato. E servirebbe più trasparenza sulla frequenza delle ispezioni a tutela dei cittadini. 

10 dicembre 2018
infrastrutture

Infrastrutture vecchie e poco controllate. L'Italia, dall'immediato dopoguerra fino agli anni Ottanta, ha vissuto un'epoca di grandi trasformazioni infrastrutturali, che oggi cominciano a manifestare criticità che richiederebbero interventi drastici o la demolizione definitiva.

Perche le infrastrutture cedono

La maggior parte delle nostre infrastrutture è priva di sistemi di monitoraggio automatico e di sensori in grado di verificare il loro stato di salute. Per queste ragioni le ispezioni si limitano a un esame visivo, inadatto a rivelare carenze nascoste. Il collasso può essere determinato da cause diverse: errori progettuali o danni esterni, come nel caso di un sisma o di un'alluvione, che possono compromettere la stabilità interna della struttura.

Il monitoraggio

Il patrimonio stradale italiano è di circa 600mila chilometri. Il controllo delle sue infrastrutture è affidato a gestori che operano autonomamente sul piano della sicurezza. Le ispezioni si limitano a sopralluoghi periodici e sono spesso fatte da personale privo di specifiche competenze tecniche. 

Gli investimenti 

In Italia gli investimenti in opere pubbliche si sono sempre più spostati dalla realizzazione di nuove opere verso il mantenimento di quelle esistenti. All'innovazione si è preferito l'ammodernamento e la manutenzione delle infrastrutture esistenti, che richiederebbero interventi più complessi sotto il profilo tecnico. 

La durata

La vita di una struttura in calcestruzzo è di circa 50 anni. Al raggiungimento di questa età il materiale menifesta segni di cedimento tali da richiedere la completa sostituzione dell'opera a meno di non intervenire con costi di manutenzione molto alti. 

Sapere se un'opera è a rischio

Le informazioni relative allo stato di salute dell'infrastrutture dovrebbero essere più chiare e trasparenti. Le date degli interventi di manutenzione e le ispezioni periodiche, desumibili dal database che ogni gestore dovrebbe avere, dovrebbero essere accessibili da parte di enti e cittadini in quanto è un diritto degli utenti essere informati sulla propria incolumità fisica.

Secondo alcune stime, per rimettere in sesto il patrimonio stradale nazionale ci vorrebbero circa 40 miliardi di euro, ovvero circa 67 mila euro per km: circa 6 volte quanto impegnato attualmente. 

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Intervista al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli

Ogni volta che si fanno i conti con un'emergenza si sente parlare di un'agenzia di vigilanza: non ci sono competenze sufficienti nel Ministero?

La nascita di una nuova Agenzia di vigilanza, con poteri di comminare multe e far chiudere strade per motivi di sicurezza, piena di giovani ingegneri ingaggiati per fare ispezioni, è la garanzia che lo Stato torna finalmente a prendersi cura di garantire l’incolumità dei cittadini.

 Largo ai giovani, ma non crede che serva un team di esperti, con competenze sul campo? 

Credo che tra i nostri ingegneri già ci siano competenze specializzate ed esiste già un albo che ne certifica la professionalità. Il decreto Genova prevede che vengano assunti circa 400 ingegneri tra il Mit e l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture, selezionando le migliori professionalità che, ovviamente, dovranno essere indipendenti. L'Agenzia consentirà allo Stato di tornare a fare lo Stato

Se i contratti, però, prevedono concessioni lunghissime e anche blindate, perché secretate, che potere ha un’autorità? 

Grazie a noi, le convenzioni non sono più secretate. Abbiamo fatto piena trasparenza su tutti gli allegati tecnici e per questo siamo attaccati dal sistema che difende i grandi concessionari. Vogliamo ridiscutere il sistema di concessioni autostradali perché sono totalmente sbilanciate dalla parte del concessionario e sottraggono prerogative allo Stato.

 Non sarebbe opportuno ripensare alla manutenzione con un monitoraggio serio e diffuso delle infrastrutture, ricorrendo a nuove tecnologie? 

È quello che stiamo facendo. Il decreto Genova prevede proprio un sistema di monitoraggio delle infrastrutture (ponti, viadotti, cavalcavia...), che presentano condizioni di criticità connesse al passaggio di mezzi pesanti. I gestori di queste infrastrutture dovranno fornire al Ministero i dati per sviluppare il sistema di monitoraggio dinamico delle opere, dotandosi di apparati per operare il controllo strumentale costante delle condizioni di sicurezza delle infrastrutture. Saranno usate le più avanzate tecnologie, compresi sensori, satelliti e droni. I dati saranno condivisi in una banca dati nazionale, che darà la possibilità alle amministrazioni di aggiornare le informazioni, riceverle in tempo reale e conoscere lo stato di salute delle infrastrutture in modo da poter intervenire tempestivamente dove c'è bisogno. Ogni infrastruttura avrà un “codice fiscale” e ogni aggiornamento delle informazioni sarà tracciato.