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Referendum su acqua e nucleare: informarsi per scegliere

01 giugno 2011
referendum

01 giugno 2011

Cosa succederà il 12 giugno? Un referendum chiamerà i cittadini a esprimersi su due problemi che ci toccano da vicino: acqua potabile e nucleare. Facciamo chiarezza.

Un voto informato
I referendum sono occasioni di partecipazione importanti, grazie alle quali i cittadini possono esprimersi attivamente su questioni che, come in questo caso, li toccano da vicino. Ma la condizione essenziale per esprimere il proprio voto è che i cittadini siano correttamente informati, in modo da potersi formare un’opinione consapevole sugli argomenti oggetto del prossimo referendum. Vediamo nel dettaglio che cosa riguarda.

Acqua potabile: un bene comune
Due articoli di legge sottoposti al referendum del 12 giugno riguardano l’acqua potabile. Se prevarranno i “sì” verranno aboliti.
- Abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. L’articolo obbliga tutti i Comuni che ancora non l’abbiano fatto ad affidare - tramite gara - entro la fine del 2011 la gestione del servizio di gestione e distribuzione dell’acqua potabile a società a capitale privato o misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%. Se tali società sono quotate in borsa, la quota pubblica dovrebbe essere ridotta al 30% entro il 2015. L’abolizione di questo articolo lascia i Comuni liberi di scegliere come gestire gli acquedotti (con società private o pubbliche, insomma).
- Abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Scopo del referendum è evitare che la gestione dell’acqua potabile diventi strumento di profitti. Lo scopo è prevedere che le tariffe debbano coprire i costi effettivi e gli investimenti della erogazione del servizio, per evitare che aumentino senza certezze su miglioramenti di qualità.

Privatizzare: non sempre un vantaggio
L’esperienza dimostra che una gestione privata non garantisce di per sé servizi migliori ai cittadini, soprattutto in assenza di un sistema di regole e di un’autorità di controllo che le faccia rispettare. Per garantire migliori servizi, le privatizzazioni sono utili soltanto se generano l’instaurarsi di una sana e reale concorrenza; ma nel caso dell’acqua potabile questo non è possibile, dato che i servizi di distribuzione vincolano per loro natura il territorio servito a un monopolio, senza possibilità di concorrenza alcuna. Perché dunque obbligare a privatizzare?
Inoltre un recente documento della Corte dei Conti ha affermato che i profitti delle utility privatizzate si devono “in larga parte più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi, all’aumento delle tariffe, che risultano notevolmente più elevate”.

Centrali nucleari: riprendere la costruzione?
Il referendum propone di abolire un gruppo di articoli di legge che in pratica rilanciano la costruzione in Italia di centrali nucleari.
- Abrogazione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
Si tratta di abrogare una serie di articoli che hanno lo scopo di rilanciare la costruzione di centrali nucleari in Italia, interrotta, come è noto, dopo un referendum tenutosi nel 1987 (poco dopo l’incidente nucleare di Chernobyl). Se questi articoli sono abrogati, si manifesta nuovamente la volontà dei cittadini italiani di non costruire nuove centrali nucleari all’interno del nostro territorio, anche se l’Italia resta ovviamente libera di approvvigionarsi di energia prodotta attraverso centrali nucleari dislocate altrove. Se il referendum non passa, cioè se prevalgono i “no” (o se non viene raggiunto il quorum), si può riprendere a edificare centrali.


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