Come testiamo

Detersivi multiuso: come testiamo



  • Potere sgrassante.  Per simulare lo sporco grasso incrostato su superfici dure, abbiamo sporcato con olio di arachidi delle placche di acciaio e le abbiamo passate in forno a 140°C per un'ora. Abbiamo applicato su un panno la stessa quantità di prodotto puro, abbiamo lavato e sciacquato con acqua le piastre per verificare la rimozione dello sporco.
  • Aloni.  Abbiamo valutato anche le tracce lasciate dopo asciugatura di prodotti multiuso per superfici dure, considerando la diluizione consigliata dal produttore. Abbiamo passato la stessa quantità di soluzione diluita con lo stesso panno su uno specchio e l’abbiamo lasciato asciugare per un’ora, valutando la presenza di aloni lasciati dai prodotti rispetto a quelli lasciati dall’acqua da sola.
  • Superfici delicati.  Per valutare la compatibilità con i materiali, sono state esaminati gli effetti su diversi tipi di superfici: abbiamo utilizzato delle sbarre di diversi materiali immerse nel prodotto puro e valutato la presenza di microfessure, crepe o rottura dopo 4 e 24 ore e dopo di che ogni 24 ore per 14 giorni.
  • Residuo secco.  Abbiamo analizzato la percentuale di residuo secco che è una indicazione di massima orientativa sulla diluizione del prodotto, quindi sulla materia attiva presente, esclusi gli ingredienti volatili (cioè che evaporano facilmente) come l’alcol, altri solventi e i profumi. Questo dato non è sufficiente per dire se un prodotto pulisce bene o meno perché è la formulazione nella sua interezza ad essere più o meno efficace. Ci permette però di avere un’idea della quantità di tensioattivi presenti e di leggere i risultati in modo critico. In etichetta infatti è presente solo la percentuale di tensioattivi (l’ingrediente principale dopo l’acqua) che per tutti i prodotti del nostro test è inferiore al 5%, ma evidentemente alcuni ne hanno di più e altri di meno. Avere un elevato residuo secco quindi non è sufficiente per essere efficace, ma se il residuo secco è basso e non ci sono composti volatili, è un campanello d’allarme di scarsa efficacia.
  • Etichetta.  Le etichette sono complete, leggibili e chiare. L’unico aspetto un po’ dimenticato da diversi produttori riguarda l’elenco delle superfici su cui questi prodotti non vanno utilizzati: legno non trattato o cerato, alluminio anodizzato e superfici smaltate sono quelle più a rischio.
  • Ingredienti.  Abbiamo valutato sulla base delle dichiarazioni dei produttori (disponibili per legge sul sito internet) la presenza di ingredienti inquinanti e pericolosi per l’ambiente, come conservanti, profumi, coloranti e biocidi.
  • Imballaggio.  Abbiamo misurato il contenuto realmente presente, pesato il contenitore a vuoto e rapportato la quantità di plastica al numero di dosi del prodotto diluito per sapere quanta plastica viene impiegata per ogni dose: meno plastica significa, non solo ridurne la produzione a monte con relative emissioni e consumi, ma anche meno rifiuti e meno ingombro nel trasporto e nello stoccaggio, quindi complessivamente un minor impatto sull’ambiente.
  • Sicurezza.  Nella valutazione della sicurezza, siamo partiti dal 3 accettabile perché tutti i prodotti rispettano le norme ed indicazioni di legge, aggiungendo punti per: bitrex (sostanza amara che vita l’ingestione accidentale da parte dei bambini), tappo di sicurezza (purtroppo non obbligatorio per legge su questi prodotti), numero del centro antiveleni, pittogrammi (sono di più semplice ed immediata comprensione), imballaggio non trasparente. Tutte azioni volontarie, ma che implementano la sicurezza.
  • Costo annuo.  Abbiamo calcolato il costo medio di una dose per l’utilizzo diluito, sulla base delle indicazioni del produttore. Abbiamo considerato che in media si utilizza il multiuso tre volte a settimana, una volta diluito per pavimenti e grandi superfici e un paio di volte concentrato per piccole superfici come cucina e bagni.

Stampa Invia