Il carrello della spesa e i salari che non crescono
A seguito dell’indagine avviata da Antitrust sui prezzi degli alimentari, Altroconsumo richiama l’attenzione sul potere di acquisto delle famiglie, sempre più sotto pressione, e sulla necessità di interventi strutturali.
Lo diciamo da tempo; c’è in Italia un serio problema di perdita del potere di acquisto in particolare dei lavoratori dipendenti.
I dati appena diffusi da Inps lo confermano. Tra il 2014 e il 2024, le retribuzioni medie dei lavoratori privati sono cresciute del 14,7%, quelle pubbliche dell'11,7%, ma a causa dell'inflazione, i salari reali non hanno recuperato il potere d'acquisto perso, in particolare i salari reali sono inferiori del 7,5% rispetto all'inizio del 2021. Se poi guardiamo alle donne guadagnano ancora solo il 70% degli uomini.
Sono necessarie delle vere misure di sostegno al reddito delle famiglie; come abbiamo detto anche in occasione dei lavori sulla legge di Bilancio i salari hanno subito una forte perdita del potere di acquisto e servono interventi forti per aumentare i consumi, perché senza una crescita dei consumi non si potrà avere una effettiva crescita del PIL italiano.
Nel frattempo, i prezzi della spesa alimentare, che rappresenta una quota significativa delle spese delle famiglie, continuano a crescere. In questo contesto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata (GDO) nell’ambito della filiera agroalimentare, anche prendendo spunto dalla netta divaricazione, che si è determinata negli ultimi anni, tra l’inflazione generale e l’inflazione dei generi alimentari.
In effetti anche i dati in nostro possesso basati sulle indagini annuali di Altroconsumo sulla spesa al supermercato ci raccontano che il carrello della spesa è cresciuto dal 2021 in poi sempre di più, ogni anno, rispetto al tasso di inflazione e che i prodotti alimentari sono cresciuti di più di altri prodotti. Qualcosa dunque non torna. La dinamica concorrenziale evidentemente ha più problemi quando si parla di prodotti alimentari.
Come organizzazione auspichiamo che l'indagine conoscitiva avviata dall'AGCM possa dare un contribuito per meglio chiarire una dinamica che da tempo suscita forte preoccupazione nei cittadini. Una filiera agroalimentare sana e sostenibile richiede rapporti commerciali equilibrati, maggiore trasparenza e una distribuzione del valore che consenta a tutti gli operatori, in particolare a quelli più deboli, di operare in condizioni di effettiva sostenibilità economica.
Come organizzazione di consumatori, auspichiamo che da questo percorso possano emergere indicazioni concrete per rafforzare la tutela della concorrenza e la sostenibilità per gli operatori, in particolare quelli più piccoli, ma soprattutto si riesca a garantire in primis ai consumatori prezzi più giusti e coerenti con le dinamiche reali dei costi lungo la filiera.
Nel frattempo, però aiutiamo le famiglie subito; servono interventi duraturi e non spot per aumentare il potere di acquisto. Per recuperare crescita e competitività l'Italia ha bisogno necessariamente di aumentare i redditi per far ripartire i consumi.
