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Scandalo Facebook: difendi con noi i tuoi dati

Altroconsumo vuole garantire il rispetto dell'uso dei dati degli utenti di Facebook e che gli iscritti al social siano gli unici a gestirli.

Azione sullo scandalo Facebook
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Difendi con Altroconsumo i tuoi dati Facebook

Facebook ha rivelato che anche i dati di 214.134 account italiani potrebbero essere finiti nei database della Cambridge Analytica, la società britannica di analisi dei dati accusata, tra le altre cose, di aver influenzato le elezioni presidenziali negli USA e il referendum sulla Brexit, grazie proprio ai dati raccolti attraverso Facebook.

Ma anche gli account di tutti gli altri utenti non coinvolti direttamente con la Cambridge Analytica potrebbero essere a rischio. Il sistema delle autorizzazioni all'utilizzo dei dati fornite ad applicazioni di terze parti senza che gli utenti ne siano a conoscenza o ottengano nulla in cambio, mette in pericolo i nostri profili e i dati contenuti in essi.

Vogliamo risposte da Facebook

Ora è arrivato il momento delle risposte. Vogliamo sapere come Facebook:

  • risarcirà i consumatori sia per l'uso improprio fatto con i dati, sia per il valore economico derivante dallo sfruttamento di essi, di proprietà dei singoli utenti;
  • quali strumenti offrirà ai propri utenti affinchè siano gli unici gestori effettivi dei propri dati, per poter davvero decidere dove, quando e con chi condividerli, quando smettere di farlo e quando rientrarne in possesso.

I dati appartengono solo agli utenti 

Il messaggio dei consumatori italiani ed europei è chiaro: i dati appartengono solo e unicamente agli utenti. Questi devono in ogni momento avere il controllo sui propri dati, poter autorizzarne l’eventuale utilizzo sapendo per quale scopo e essere compensati in modo equo in cambio del valore creato. Lo scandalo di Cambridge Analytica ha mostrato chiaramente quanto siano preziosi. Valore in cambio per gli utenti ad oggi: nullo.

Proteggiamo insieme i nostri dati

Che tu sia tra gli oltre 200 mila utenti direttamente coinvolti nello scandalo Cambridge Analytica, oppure un semplice utente di Facebook che vuole difendere il valore dei propri dati, unisciti alla nostra battaglia. Ci siamo attivati subito nei confronti di Facebook e delle Authority affinché sia garantito il rispetto dei dati degli utenti e che gli iscritti al social siano gli unici a poter gestire i propri dati.

Domande frequenti

Tutto quello che devi sapere sulla class action Facebook

Perché una class action Atac

Da mesi Altroconsumo denuncia all’AGCM e alle istituzioni la situazione di degrado del trasporto pubblico romano. A febbraio 2017 l’organizzazione aveva incontrato Atac e Comune di Roma per chiedere un intervento concreto e non più prorogabile a favore dei viaggiatori per i continui disagi. Le risposte di Atac sono state ampiamente insufficienti spingendo Altroconsumo ad abbandonare il tavolo di confronto con l’azienda. I continui disservizi e la costante manca soddisfazione dei livelli minimi di servizio hanno reso la situazione sempre più grave. Altroconsumo ha quindi deciso di avviare una class action per offrire uno strumento concreto di tutela alle centinaia di migliaia di utenti che ogni giorno sono costretti a fare i conti con un sistema dei trasporti palesemente inadeguato.

Cosa chiediamo

Con questa class action chiediamo che vengano rimborsati tutti gli abbonati Atac per un importo pari al 50% di quanto globalmente corrisposto all’azienda negli ultimi tre anni per aver usufruito di un servizio che alla luce della violazione sistematica degli standard di qualità e quantità è risultato essere insicuro, insufficiente e inadeguato.

Chi può iscriversi

Possono pre-aderire a questa azione tutti gli abbonati Atac degli anni 2015, 2016 e 2017.

Che cos'è una class action

Perché iscriversi a una class action?

L'azione collettiva risarcitoria di cui all'art.140 bis del Codice del Consumo rappresenta uno degli strumenti di tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori più efficaci tra quelli, sin qui, adottati nelle discipline consumeristiche. Le oltre 200.000 preadesioni alle class action promosse sinora da Altroconsumo in vari settori di consumo stanno a dimostrare la potenzialità dello strumento che permette con una sola azione di tutelare un numero elevato di consumatori colpiti da un comportamento lesivo di una impresa. In tal senso la class action permette a intere classi di consumatori, anche di centinaia di migliaia di soggetti, i cui diritti o interessi siano stati violati di poter fare massa critica, ove invece azioni giudiziarie individuali risulterebbero poco economiche e inefficienti.

L'azione di classe, peraltro, costituisce indirettamente anche un prezioso strumento competitivo perché stimola imprese e mercato a operare attraverso pratiche commerciali corrette e legittime al fine di evitare le importanti ripercussioni economiche connesse a eventuali condanne al risarcimento dei danni prodotti a intere classi di consumatori.

Chi può agire?

Ciascun consumatore componente di una classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa, può agire per l'accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni. Le azioni di classe avviate sinora nel nostro Paese sono state promosse da associazioni di consumatori e buona parte di esse da Altroconsumo.

Per quali violazioni si può agire?

La class action tutela: 

  • i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione omogenea, inclusi i diritti relativi a contratti stipulati ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile; 
  • i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale;
  • i diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali.

 

b) i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale; c) i diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali.

Come funziona?

I consumatori e utenti che intendono avvalersi della tutela consentita dall'azione di classe promossa da una associazione di consumatori o altri soggetti, possono aderire, senza ministero di difensore anche tramite posta elettronica certificata e fax. L'adesione comporta rinuncia a ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo. L'atto di adesione, contenente, oltre all'elezione di domicilio, l'indicazione degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con la relativa documentazione probatoria, può essere depositata in cancelleria, anche tramite l'attore.

Come avviene la pronuncia sull'ammissibilità della domanda?

Al termine della prima udienza il Tribunale decide con ordinanza se ammettere o meno la domanda. Il giudice può sospendere il giudizio quando sui fatti che riguardano l'azione è in corso un'istruttoria davanti a un'autorità indipendente oppure un giudizio davanti al TAR. L'ordinanza che decide sulla ammissibilità è reclamabile davanti alla Corte d'Appello entro 30 giorni dalla comunicazione. Sul reclamo la Corte d'Appello decide con ordinanza non oltre 40 giorni dal deposito del ricorso.

Cosa succede se la domanda è dichiarata ammissibile?

Con l'ordinanza che ammette l'azione il Tribunale fissa termini e modalità della pubblicità per l'adesione degli appartenenti alla classe; specifica i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi o esclusi dalla classe e fissa un termine, non superiore a 120 giorni dalla scadenza di quello per l'esecuzione della pubblicità, entro il quale gli atti di adesione sono depositati in cancelleria.

E se invece la domanda è dichiarata inammissibile?

La domanda è dichiarata inammissibile quando è manifestamente infondata, quando sussiste un conflitto di interessi oppure quando per il giudice non c'è omogeneità dei diritti individuali tutelabili, infine quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l'interesse della classe. Con l'ordinanza di inammissibilità, il giudice regola le spese e ordina la pubblicità a cura e spese del soccombente.

Cosa avviene se, nella fase di merito, la domanda viene accolta?

Il Tribunale pronuncia una sentenza di condanna con cui liquida le somme dovute a tutti quelli che hanno aderito all'azione oppure fissa il criterio di calcolo per la liquidazione di queste somme.