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Basta favori a iQOS & Co.

Sono pubblicizzati come alternative meno nocive al fumo. Per questo, prodotti come iQOS beneficiano di sgravi fiscali che, fino a ora, hanno portato oltre 1 miliardo di euro in meno nelle casse dello Stato. Ma nell'ultima legge di Bilancio è sparito l’articolo che regolamentava il settore. Diciamo basta.

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Prodotti come iQOS, ovvero dispositivi che riscaldano il tabacco (a metà tra una sigaretta elettronica e una tradizionale), permettono alle multinazionali che li producono di beneficiare di uno sgravio fiscale senza precedenti. Nel caso ad esempio di Philip Morris, proprietaria del marchio iQOS, abbiamo calcolato che questo sgravio ha impedito di portare nelle casse dello Stato ben 1 miliardo e 70 milioni negli ultimi 3 anni.

Nel testo dell'ultima legge di Bilancio, il Consiglio dei Ministri aveva introdotto una normativa per regolamentare questo settore. Tuttavia nel passaggio tra il Consiglio dei ministri e la Commissione Bilancio, questa norma è scomparsa. iQOS non è l'unico caso: grazie anche a questo beneficio fiscale, molte altre aziende e multinazionali del tabacco stanno mettendo in commercio i loro prodotti a tabacco riscaldato. 

Ma perché questi prodotti beneficiano dello sgravio? Perché si presentano come un'alternativa meno nociva al fumo delle sigarette tradizionali. Una minore nocività, però, tutta da dimostrare.

Rischi ridotti? Il parere di ISS

Secondo la valutazione dell’ISS e altri studi indipendenti, le iQOS rilasciano sostanze tossiche e potenzialmente nocive in quantità rilevanti e comunque tali da non consentire di affermare che siano meno rischiose o meno capaci di indurre dipendenza rispetto al fumo tradizionale. Produrre meno sostanze tossiche non equivale a dire che siano meno rischiose per la salute.

Anzi, nelle iQOS sono presenti sostanze che non ci sono nel tabacco tradizionale e che rappresentano esse stesse un rischio cancerogeno, come sostenuto dall’Istituto Superiore di Sanità. Inoltre, chi utilizza iQOS potrebbe tendere a consumare più di frequente il prodotto e quindi potrebbe correre il rischio di assumere livelli di nicotina maggiori, con una maggiore probabilità di dipendenza rispetto alle normali sigarette. Un'agevolazione fiscale, per questo, totalmente ingiustificata.

Uno sgravio ingiustificato

Non ci sono prove, quindi, di una minore nocività rispetto alle sigarette. Tuttavia sulla base proprio di questo minor rischio tutt'altro che dimostrato le aziende che comemrcializzano questi prodotti beneficiano di uno sgravio fiscale sulle accise che permette loro di pagare oggi solo un quarto delle tasse applicate sulle sigarette normali. Uno sgravio che si è fatto sempre più consistente negli anni visto che prima del 2019 le accise su questi prodotti erano la metà di quelle applicate sulle normali sigarette. E così, solo negli ultimi 3 anni, lo Stato Italiano ha rinunciato a oltre un miliardo di entrate.

Pubblicizzate tra i giovani

Oltre al danno, infatti, anche la beffa. Le comunicazioni pubblicitarie messe in atto dalla multinazionale sui propri siti internet, sul materiale informativo distribuito nei propri punti vendita e in alcune tabaccherie, nonché attraverso la partecipazione ad eventi culturali e sportivi, sono tutte incentrate a far credere che il sistema iQOS sia una valida alternativa al fumo tradizionale non solo perché più pratico, pulito e “profumato” ma anche e soprattutto perché meno nocivo per la salute. Per questo abbiamo segnalato iQOS all'Antitrust per pubblicità ingannevole e chiesto sanzioni esemplari.

 

Philip Morris e le altre multinazionali del tabacco non possono godere di benefici fiscali per un prodotto potenzialmente pericoloso per la salute delle persone. Per giunta, in un momento di grande stress per il Servizio Sanitario Nazionale e per le casse dello Stato. Come cittadini è arrivato il momento di dire basta. Chiediamo che venga introdotta in Finanziaria una legge che equipari la tassazione sui prodotti iQOS con quelli del tabacco tradizionale. Firma anche tu la petizione e sostieni la nostra richiesta.