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Sanità integrativa: i disservizi di Previmedical

Difficoltà a farsi rimborsare, soprattutto per gli assistiti del fondo metaSalute, procedure ostiche e scarsa trasparenza per indurre l’assistito a rinunciare alle coperture a cui ha diritto. Abbiamo ricevuto più di mille reclami sui disservizi di Previmedical che abbiamo sottoposto all’attenzione dell’Antitrust.

28 settembre 2020
previmedical

Tra novembre 2019 e luglio 2020 sono arrivati circa 1.100 reclami riguardanti i disservizi di Previmedical, a cui la compagnia di assicurazione Rbm affida la gestione delle prestazioni sanitarie previste da diversi Fondi sanitari integrativi. Previmedical è la società che gestisce le prestazioni sanitarie, dai Fondi agli iscritti, sia quando si tratta di autorizzare l’assistenza diretta (nelle strutture mediche convenzionate, quindi senza pagare nulla), sia quando si tratta di valutare le richieste di rimborso delle spese sostenute da chi va da un medico o in una struttura non convenzionata (assistenza indiretta).  Per lo più le segnalazioni provengono dagli aderenti a metaSalute, il fondo che garantisce assistenza sanitaria integrativa ai lavoratori dell’industria metalmeccanica, che Previmedical gestisce dall’autunno del 2017.

I reclami hanno evidenziato come ci sia una grande confusione sulle prestazioni a cui il lavoratore ha diritto e su come accedervi. Le richieste di autorizzazione per le prestazioni odontoiatriche, quelle più costose, restano “in lavorazione” per mesi, lasciando il paziente in un limbo che non gli permette di accedere alle cure in tempi clinici ragionevoli. Procedure ostiche che, per le cure odontoiatriche, costringono il paziente a compilare lui stesso la scheda con tutti i dettagli di diagnosi e trattamento previsti: così è facile sbagliare e vedersi rifiutare l’assistenza.

Segnalazione all’Antitrust

Per far sentire la voce dei cittadini abbiamo mandato una  segnalazione all’Autorità Garante della concorrenza e mercato per pratica commerciale scorretta inviando i reclami ricevuti e chiedendo l’adozione di provvedimenti idonei. Questa segnalazione va a integrare quella già presentata a inizio luglio 2019. I problemi segnalati restano gli stessi:

  • rilevanti inefficienze nella erogazione delle prestazioni (quali difficoltà di accesso ai rimborsi, procedure amministrative complesse, superflue, lente, ripetitive e poco trasparenti per l’accesso alle prestazioni, difficoltà o impossibilità di accedere al servizio informazioni tramite il numero verde);
  • difficoltà di accesso al medico convenzionato prescelto dall’assicurato;
  • indebite contestazioni delle diagnosi medico-sanitarie da parte di RBM-Previmedical.

Soggette a questi comportamenti risultavano in particolare le prestazioni odontoiatriche e di fisioterapia, che peraltro costituiscono le prestazioni integrative del Servizio sanitario nazionale principalmente richieste.

Nella segnalazione abbiamo evidenziato come l’effetto inevitabile, e apparentemente pianificato, di tali comportamenti sia quello di indurre l’assicurato a rinunciare alla prestazione economica o assistenziale cui avrebbe avuto diritto in base alla convenzione assicurativa, con i conseguenti pregiudizi sia alla salute che agli interessi economici degli assicurati, da un lato, e gli evidenti benefici economici per il professionista, dall’altro.

Reclami anche sui comportamenti di Unisalute

Abbiamo segnalato all’Antitrust anche i reclami ricevuti su problematiche analoghe, nei confronti di Unisalute spa, altra impresa di assicurazioni operante nel settore della sanità integrativa. Secondo i dati forniti da Anomec (Associazione professionale di studi odontoiatrici) risulta che nei primi mesi del 2020, nella sola Provincia di Milano, Unisalute (Fondo Est) ha escluso d’ufficio dal convenzionamento oltre 70 strutture odontoiatriche.

I pazienti si sono trovati a essere in cura presso studi odontoiatrici di fiducia che non erano più parte del network riconosciuto dall’assicurazione e quindi non più coperti. Risultato: paziente costretto a rinunciare al rapporto con il medico di fiducia oppure a tenere integralmente a proprio carico il costo della prestazione.

Ripensare il ruolo dei fondi sanitari integrativi

Resta attuale la riflessione di Andrea Urbani, direttore della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, fatta nell’ambito dell’indagine conoscitiva alla Camera su “il ruolo dei fondi sanitari integrativi nel più ampio spettro della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale nel suo complesso” ha dichiarato: “Questi fondi godono di benefici fiscali e contributivi, per cui si arriva a una decontribuzione o defiscalizzazione di 3.600 euro a iscritto. Gli iscritti sono oltre 10,6 milioni di cittadini: 7,5 milioni lavoratori dipendenti e non, 2,1 milioni i familiari. Circa 700mila i pensionati. Un costo per la collettività, legato però alla missione che hanno questi fondi”. O dovrebbero avere. Infatti, la legge stabilisce che coprano per almeno il 20% le prestazioni integrative che non sono incluse nei Lea (nell’assistenza sanitaria minima garantita dal Ssn), come quelle odontoiatriche, l’assistenza ad anziani e non autosufficienti, protesi acustiche, occhiali. Il punto è che la media di prestazioni integrative si aggira intorno al 39% il che significa che il 61% sono prestazioni che si sovrappongono a quelle del Ssn. Una duplicazione che, viene il dubbio, moltiplichi gli sprechi, incrementando solo il business delle assicurazioni. Soldi che si potrebbero usare per potenziare il Ssn, per ridurre le lunghe liste d’attesa: invece vanno a detassare i fondi integrativi stipulati da aziende private a favore dei propri dipendenti e non di tutta la collettività.