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Sanità integrativa: i disservizi di Previmedical

Difficoltà a farsi rimborsare, soprattutto per gli assistiti del fondo metaSalute, procedure ostiche e scarsa trasparenza per indurre l’assistito a rinunciare alle coperture a cui ha diritto. Abbiamo ricevuto centinaia di reclami sui disservizi di Previmedical.

07 giugno 2019
previmedical

Negli ultimi mesi sono arrivati centinaia di reclami riguardanti i disservizi di Previmedical, a cui la compagnia di assicurazione Rbm affida la gestione delle prestazioni sanitarie previste da diversi Fondi sanitari integrativi. Previmedical è la società che gestisce le prestazioni sanitarie, dai Fondi agli iscritti, sia quando si tratta di autorizzare l’assistenza diretta (nelle strutture mediche convenzionate, quindi senza pagare nulla), sia quando si tratta di valutare le richieste di rimborso delle spese sostenute da chi va da un medico o in una struttura non convenzionata (assistenza indiretta).  Per lo più le segnalazioni provengono dagli aderenti a metaSalute, il fondo che garantisce assistenza sanitaria integrativa ai lavoratori dell’industria metalmeccanica, che Previmedical gestisce dall’autunno del 2017. Il contratto nazionale dei metalmeccanici negoziato dai sindacati rende obbligatoria l’iscrizione al Fondo e prevede un contributo per l’azienda di 13 euro al mese per ciascun lavoratore. 

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Pratiche in lavorazione per mesi

I reclami hanno evidenziato come ci sia una grande confusione sulle prestazioni a cui il lavoratore ha diritto e su come accedervi. Le richieste di autorizzazione per le prestazioni odontoiatriche, quelle più costose, restano “in lavorazione” per mesi, lasciando il paziente in un limbo che non gli permette di accedere alle cure in tempi clinici ragionevoli. Procedure ostiche che, per le cure odontoiatriche, costringono il paziente a compilare lui stesso la scheda con tutti i dettagli di diagnosi e trattamento previsti: così è facile sbagliare e vedersi rifiutare l’assistenza. La nostra socia, Cinzia racconta come per mesi si sia vista respingere tutte le richieste di rimborso senza capire il perché e come fosse impossibile chiedere chiarimenti in merito al call center o all’assistenza via mail. Finché ha “studiato” e capito il meccanismo, ma non tutti hanno la stessa tenacia. Infatti, nella sua azienda solo un lavoratore su quattro usa il Fondo Il che, ci fa pensare, lascia nelle casse della compagnia parecchi soldi.

Da febbraio il sistema di prenotazione con i voucher

Nel frattempo, da febbraio, è stato inaugurato un nuovo sistema di prenotazione: l’assicurato deve chiedere l’emissione di un voucher alla centrale operativa per avere l’assistenza diretta. «Il nuovo sistema - racconta la nostra socia Stefania - rende inutilizzabile l’assistenza diretta per le sedute di fisioterapia, perché bisogna chiedere il voucher per ogni singola seduta anche se è previsto un ciclo continuativo. Un deterrente all’uso del servizio». In alcuni casi, i cittadini raccontano come per giustificare il rifiuto Previmedical sia entrata nel merito della prescrizione del medico, contestando la diagnosi o la prestazione medica prescritta. Un comportamento scorretto, perché la centrale operativa può valutare solo se la prestazione rientri nella copertura, i massimali residui, la competenza del centro medico scelto.

Ripensare il ruolo dei fondi sanitari integrativi rispetto al Servizio sanitario nazionale

Andrea Urbani, direttore della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, nell’ambito dell’indagine conoscitiva apertasi alla Camera dei Deputati per valutare “il ruolo dei fondi sanitari integrativi nel più ampio spettro della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale nel suo complesso” ha dichiarato: “Questi fondi godono di benefici fiscali e contributivi, per cui si arriva a una decontribuzione o defiscalizzazione di 3.600 euro a iscritto. Gli iscritti sono oltre 10,6 milioni di cittadini: 7,5 milioni lavoratori dipendenti e non, 2,1 milioni i familiari. Circa 700.000 pensionati. Un costo per la collettività, legato però alla missione che hanno questi fondi”. O dovrebbero avere. Infatti, la legge stabilisce che coprano per almeno il 20% le prestazioni integrative che non sono incluse nei Lea (nell’assistenza sanitaria minima garantita dal Ssn), come quelle odontoiatriche, l’assistenza ad anziani e non autosufficienti, protesi acustiche, occhiali. Il punto è che la media di prestazioni integrative si aggira intorno al 39% il che significa che il 61% sono prestazioni che si sovrappongono a quelle del Ssn. Una duplicazione che, viene il dubbio, moltiplichi gli sprechi, incrementando solo il business delle assicurazioni. Soldi che si potrebbero usare per potenziare il Ssn, per ridurre le lunghe liste d’attesa: invece vanno a detassare i fondi integrativi stipulati da aziende private a favore dei propri dipendenti e non di tutta la collettività.

Fai sentire la tua voce con noi

Viste le centinaia di reclami ricevuti, nel marzo scorso abbiamo scritto a Marco Vecchietti, direttore generale di Rbm, compagnia di assicurazione sanitaria per cui Previmedical gestisce il servizio, chiedendo un incontro volto a individuare possibili soluzioni per gli assicurati. Nessuna risposta. L’Ivass, l’istituto di vigilanza delle assicurazioni, ha a sua volta individuato questi problemi invitando a mettere in atto le misure per garantire trasparenza ai contratti sulle prestazioni cui il cittadino ha diritto così da eliminare qualsiasi discrezionalità interpretativa e pretestuosi dinieghi da chi li fornisce. Altroconsumo vuole portare la voce dei cittadini che ci scrivono alla Camera dei deputati, al Ministero della Salute e all'Antitrust.