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Cannabis terapeutica: come e dove si produce

01 giugno 2016
Cannabis terapeutica

01 giugno 2016

Siamo andati nell’unico stabilimento farmaceutico italiano autorizzato alla coltivazione di cannabis terapeutica: ecco come funziona la produzione di una sostanza medica di cui spesso si sa poco. Tutte le risposte nel nostro speciale.

Quando si parla di cannabis la prima cosa che viene in mente è droga leggera, stupefacente, divieti. Ma quella che comunemente conosciamo come marjuana può essere anche una sostanza terapeutica e legale, con precise regole di prescrizione e assunzione, come spieghiamo nel nostro articolo. Da quest’anno, inoltre, non sarà più necessario importarla interamente dall’Olanda, come accaduto finora, perché la sua produzione è iniziata anche in Italia, nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, unico luogo autorizzato nel nostro Paese. Siamo andati a vedere come funziona.


È dal 2006 che l’uso medico della cannabis è consentito ma i dubbi, spesso, sono ancora molti. 

Di cosa si tratta e come funziona? 

All’origine della cannabis a uso terapeutico c’è una pianta femmina di canapa indiana, la Cannabis sativa: la parte di interesse terapeutico sono le infiorescenze, che si trovano sulla sommità. Due i principali principi attivi, presenti in quantità diverse a seconda del tipo di pianta, il THC (delta-9- tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo). È in particolare il primo ad agire, con potenziali effetti sui sintomi di malattie anche piuttosto gravi. 

Per quali pazienti? 

Il medico generale o specialista, a sua discrezione e sotto la sua responsabilità, può prescrivere la cannabis per alleviare alcuni sintomi, ma solo nel caso in cui i trattamenti classici non siano stati sufficienti o non vengano tollerati dal paziente. E solo per ridurre questi problemi: movimenti spastici associati a dolore tipici di sclerosi multipla e lesioni del midollo spinale; dolore cronico, soprattutto causato da un danno al sistema nervoso (ad esempio nella sclerosi multipla o nella Sla); nausea e vomito dovuti alla chemioterapia, radioterapia o a terapie per pazienti affetti da Aids; mancanza di appetito in pazienti oncologici o affetti da Aids e nell'anoressia nervosa; eccessiva pressione oculare nel glaucoma, movimenti involontari nella sindrome di Gilles de la Tourette.

Come si assume? 

Due i modi principali: tramite tisana o per inalazione. Nel primo caso si fanno bollire le infiorescenze per 15 minuti e poi si filtra: indicativamente 100 mg ogni 100 ml di acqua, l’equivalente di una tazza (di solito se ne assume una al giorno, due se non ci sono effetti). L’inalazione, invece, avviene tramite un vaporizzatore elettrico in cui si mette la sostanza a scaldare. Ammessi anche gli oli, ma la produzione e la standardizzazione dei principi attivi sono molto difficili.


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