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Tfr in busta paga: scopri come chiederlo e se conviene davvero

05 maggio 2015
trf in busta paga

05 maggio 2015

Stai pensando che ti farebbe comodo ricevere in busta paga una quota mensile del tuo Tfr? Ecco tutto quello che c'è da sapere per potrlo richiedere. Ma prima di procedere è utile far bene i calcoli: potresti rischiare di pagare oggi più tasse, e di avere una pensione più bassa domani.

Da aprile 2015 (e fino al 30 giugno 2018, ovvero fino al termine del periodo di sperimentazione) è possibile scegliere di farsi liquidare ogni mese in busta paga una quota del Tfr (trattamento di fine rapporto) maturato, come parte integrante della retribuzione mensile del lavoratore. Si chiama Qu.I.R, ovvero Quota maturanda del Trattamento di fine rapporto; in pratica ogni lavoratore dipendente del settore privato, in servizio da almeno sei mesi, potrà in ogni momento (fino alla chiusura della finestra di sperimentazione a giugno 2018) decidere se avere la Qu.I.R come parte integrativa della sua retribuzione. Occhio però, che una volta fatta questa scelta, toccherà aspettare fino a giugno 2018 per poter tornare indietro.

Come funziona e come si richiede?

I lavoratori possono richiedere la liquidazione mensile della Qu.I.R. attraverso la sottoscrizione dell’apposito modulo, e consegnandolo direttamente al datore di lavoro. L’erogazione della Qu.I.R. avverrà a partire dal mese successivo rispetto a quello in cui si è fatta richiesta, nelle aziende con più di 50 dipendenti, e tre mesi dopo in quelle con meno di 50 dipendenti. Questo per dare tempo alle piccole imprese di accedere ai prestiti delle banche assistiti dal Fondo di garanzia dello Stato. Tutto ciò sempre fino allo scadere del periodo di prova (30 giugno 2018), oppure, in caso di rapporto di lavoro antecedente a questa data, fino al periodo in cui si verifica la risoluzione del rapporto lavorativo.

Ma conviene davvero? 

Innanzitutto va ricordato che richiedendo l’anticipo del Tfr in busta paga, questo si accumula con il reddito e, di conseguenza, aumenta la tassazione. In effetti, l’incremento del reddito causato dall’integrazione legata al Tfr in busta paga viene tassato con l’aliquota cosiddetta "marginale", cioè quella che interessa la parte più alta del reddito. Più alta è dunque la retribuzione lorda annua, più è probabile che l'aliquota con cui verrà tassato il Tfr in busta paga sia alta. Ad esempio:


 Retribuzione lorda annua  Tfr lordo annuo  Aliquota Tfr netto annuo 
 10.000  691  23  532 
 20.000  1382  27  1009
 40.000  2764  38  1714
 70.000  4837  41  2854
(dati Fondazione Studi Consulenti del Lavoro)

Lasciando le cose come stanno, invece, ovvero senza richiedere l'anticipo del Tfr in busta paga, il trattamento di fine rapporto viene tassato separatamente con la media delle aliquote degli ultimi 5 anni che tiene indirettamente conto delle detrazioni per lavoro e per i carichi familiari. Ad eccezione dei redditi più bassi, per i quali di fatto cambia poco, ciò comporta una tassazione più bassa:


 Retribuzione lorda annua
Tfr lordo annuo  Aliquota   Tfr netto annuo
 10.000  691  23  532 
 20.000  1382  23,4  1059
 40.000  2764  26,9  2020
 70.000  4837  31,8  3298
(dati Fondazione Studi Consulenti del Lavoro)

Inoltre, se il Tfr viene anticipato in busta paga, si rinuncia a quanto si otterrebbe lasciandolo in azienda, dove, invece, si rivaluta con un tasso dell’1,5%, più il 75% dell’inflazione, tassato poi con una imposta sostitutiva del 17% dal 1°gennaio 2015 (prima era l’11%).

A conti fatti quindi, secondo la nostra analisi, se da un lato trovare qualche soldino in più in busta paga potrebbe far comodo (anche se si tratta di un aumento davvero minimo), dall’altro in realtà si rischia di dover sborsare in tasse il medesimo importo (se non addirittura più alto). Infine, ricorda che il Tfr che che prenderesti adesso, non va ad accumularsi a quello che ti spetta quando cesserai di lavorare. Il nostro consiglio quindi è quello di valutare attentamente questa decisione, eventualmente calcolando bene tutti pro e i contro.

Altre cose da sapere  

La richiesta può essere effettuata anche se, in precedenza, attraverso modalità esplicite o tacite, si era scelto di destinare il Tfr maturando alle forme pensionistiche complementari. In questo caso la partecipazione del lavoratore dipendente alla forma pensionistica complementare prosegue sulla base di quelle che erano le forme contributive scelte inizialmente. Inoltre è bene sapere anche che il lavoratore che ha eventualmente disposto il Tfr a garanzia di contratti di prestito o di finanziamento, anche tramite cessione del quinto della retribuzione, è tenuto a farlo presente al datore di lavoro. In questa circostanza, infatti, non sarà possibile percepire la Qu.I.R. fino alla notifica dell’estinzione del credito oggetto del contratto di finanziamento.

Se proprio ti serve un po' di liquidità in più, puoi anche valutare un prestito personale. Mettendo a confronto le varie offerte sul mercato puoi trovare quella più conveniente per te.


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