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Trony chiude i battenti. Ora cosa succede per acquisti e garanzia?

Dopo il fallimento di uno dei soci del gruppo che possiede la catena di elettrodomestici, sono 43 i punti vendita Trony ad aver chiuso i battenti. Vediamo come comportarsi in caso di acquisti e cosa fare se volessimo far valere la garanzia su un prodotto.

28 marzo 2018
Trony

Quella di Trony è solo l'ultima in ordine di tempo, ma la chiusura di grossi gruppi commerciali ormai non è più un'ipotesi così remota. Dopo il fallimento del gruppo DPS, uno dei soci di Grossisti Riuniti Elettrodomestici che possiede la nota catena di elettrodomestici, sono 43 i punti vendita Trony ad aver chiuso i battenti. Come comportarsi in situazioni come queste? Quali sono i nostri diritti se, a fronte di un acquisto, non riceviamo quanto ordinato? E come far valere la garanzia?

Se far valere la garanzia diventa un'impresa

In quanto venditore, normalmente Trony è tenuto per legge a coprire la garanzia sui prodotti per due anni. Ma, in questo caso, essendo di fatto fallita, le cose cambiano. Quando il fallimento è ancora in corso, una strada potrebbe essere quella di tentare di contattare il curatore fallimentare e iscriversi al passivo come creditore. Chiariamo fin da subito che è una soluzione che difficilmente porta risultati concreti: non essendo più possibile ottenere le prestazioni di riparazione o sostituzione del prodotto, il risarcimento del danno verrà saldato - nel caso in cui dovesse avanzare liquidità - solo dopo il pagamento dei creditori cosiddetti privilegiati. Una possibilità meno remota può essere quella di attivare la garanzia del produttore che, per intenderci, è quella solitamente riportata assieme al libretto di istruzioni dei prodotti. Ricordiamo, però, che, al contrario di quella del venditore, questa garanzia non è obbligatoria e non è quasi mai del tutto gratuita.

Richiedi la risoluzione del contratto

Cosa fare se, invece, abbiamo acquistato un prodotto a rate, ma questo non arriva? Un primo passo è sicuramente quello di chiedere al negoziante di adempiere al suo obbligo contrattuale, ipotesi piuttosto remota in caso di fallimento. In questo caso, perciò, non ci resta che contattare la banca o la finanziaria che hanno erogato il prestito e richiedere la risoluzione del contratto: potremmo ricevere il rimborso delle rate pagate e sospendere il pagamento di quelle future.

Come presentare l'insinuazione al passivo

Nel caso in cui, invece, i prodotti acquistati siano stati pagati interamente o parzialmente, ma non sono stati recapitati o sono stati consegnati solo in parte, non resta che procedere con la richiesta di insinuazione al passivo. Ma in cosa consiste? Con questa procedura, in sostanza, l'acquirente chiede che il proprio credito venga ammesso al passivo di un fallimento. Quindi, in pratica, ci si dichiara creditori di un'azienda fallita e, se il curatore fallimentare riesce a recuperare la liquidità necessaria (per esempio dalla vendita di beni di proprietà dell'azienda), il Tribunale, dopo aver valutato se le somme richieste siano effettivamente dovute, le distribuirà ai creditori. Si tratta di una procedura lunga e che non sempre porta ai risultati sperati. Tra le altre cose, bisogna considerare che nella scala di soddisfazione dei crediti viene data priorità a quelli che vengono definiti creditori privilegiati, come al fisco e ai dipendenti, e solo in un secondo momento ai clienti. Le possibilità di ottenere qualcosa, perciò, sono davvero poche.

Il modulo da utilizzare e i documenti da allegare

La richiesta va fatta compilando il modulo di istanza di insinuazione al passivo che deve essere inviato entro il 10 settembre 2018 tramite pec all'indirizzo f207.2018milano@pecfallimenti.it allegando anche la copia del contratto d'acquisto e la copia della fattura, della ricevuta fiscale o di qualsiasi altro documento che attesti l'avvenuto pagamento del prodotto acquistato. L'udienza di verifica avverrà nel Tribunale di Milano il 10 ottobre 2018, vi terremo aggiornati sulle prossime tappe della vicenda.


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