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Conflitti internazionali e consumi, cittadini europei sempre più preoccupati per il costo della vita

Le tensioni globali stanno cambiando il modo in cui gli europei consumano, scelgono e valutano prezzi e prodotti. Tra costo della vita, autonomia economica e nuove alleanze commerciali, le decisioni quotidiane diventano sempre più legate alla geopolitica. E i consumatori chiedono una Europa più forte e indipendente.

Con il contributo esperto di:
articolo di:
31 marzo 2026
bandiera europea banconote e monete

La crisi in Medio Oriente delle ultime settimane – con effetti sul prezzo del petrolio e dell’energia che si propagano anche da noi – arriva in un momento in cui l’Europa è già attraversata da tensioni economiche e geopolitiche. Energia più cara, instabilità internazionale, relazioni commerciali sempre più fragili: tutto sembra contribuire a una sensazione diffusa di incertezza. Eppure, dietro questo scenario complesso, c’è un elemento spesso sottovalutato ma decisivo: il ruolo dei consumatori come attori sempre più consapevoli, capaci di orientare mercati e scelte politiche attraverso i propri comportamenti quotidiani.

È proprio da qui che parte il quadro tracciato dall’indagine di Euroconsumers – l’organizzazione europea di cui fa parte Altroconsumo assieme ai belgi di Test Achats, ai portoghesi di Deco Proteste e agli spagnoli di Ocu – che fotografa le aspettative di quasi 10mila cittadini di dieci Paesi europei in una fase di forte instabilità globale, aggravata proprio dal conflitto in Iran. Il risultato è chiaro: le crisi internazionali entrano nelle case e nelle decisioni di acquisto.

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Crisi globale, impatto percepito e realtà economica

Uno degli elementi più interessanti è il divario tra percezione e realtà. Quando l’indagine è stata condotta, tra il 19 e il 23 febbraio 2026 e quindi proprio nei giorni immediatamente precedenti al primo attacco di Stati Uniti e Israele ai danni dell’Iran del 28 febbraio, molti europei dichiaravano di sentirsi ancora relativamente protetti dagli effetti diretti delle tensioni internazionali. Due terzi degli intervistati affermavano che la situazione globale aveva un impatto limitato sulla propria vita sociale, mentre oltre la metà non percepiva conseguenze significative su salute mentale e qualità della vita.

Ma questa apparente distanza convive con un timore crescente per il futuro. Il 72% degli europei ritiene che il costo della vita continuerà a peggiorare (il caro bollette è sotto gli occhi di tutti), mentre il 69% prevede un deterioramento dello stato generale del mondo. È una contraddizione solo apparente: le crisi internazionali, purtroppo, sono all’ordine del giorno ormai da diversi anni, dal conflitto in Ucraina alla Palestina, passando per il Sudan e tantissimi altri teatri di guerra in tutto il mondo, e le aspettative sono già orientate al peggioramento. Torna all'inizio

Consumatori sempre più “geopolitici”

Il dato più rilevante dell’indagine è che i consumatori europei stanno diventando attori attraverso comportamenti concreti. Il 44% degli intervistati dichiara di aver già ridotto o interrotto l’acquisto di prodotti americani in risposta alle iniziative degli Stati Uniti anche in termini di politica economica, a cominciare dall’imposizione dei dazi sulle merci. In Italia la quota è del 48%, uno dei livelli più alti tra i Paesi analizzati. E questo atteggiamento rappresenta una vera e propria leva economica reale.

Questo cambiamento riflette una trasformazione più ampia: le scelte di consumo che sono state sempre più spesso orientate da logiche di prezzo o qualità, ora sono determinate anche da valori di più ampio respiro.

Allo stesso tempo, però, i consumatori non sono disposti a tutto. Se da un lato il 70% sostiene che l’Unione europea dovrebbe rispondere ai dazi americani con contromisure analoghe, dall’altro emerge una forte resistenza a qualsiasi compromesso sugli elevati standard europei (nemmeno se servisse a evitare dazi o facilitare gli scambi commerciali), soprattutto in ambiti come la sicurezza alimentare e la protezione digitale. Apertura sì, ma non a qualsiasi costo. Torna all'inizio

Più autonomia, meno dipendenza

La crisi internazionale rafforza una richiesta già emersa negli ultimi anni: maggiore autonomia strategica europea. Circa l’80% degli intervistati ritiene che l’Ue debba investire di più nelle proprie tecnologie per ridurre le dipendenze esterne.

Questa spinta riguarda diversi settori chiave. Alimentazione, farmaceutica ed energia rinnovabile sono considerati ambiti prioritari per sviluppare capacità indipendenti. Si tratta, infatti, di settori direttamente collegati alla sicurezza economica e alla stabilità dei prezzi, due aspetti messi sotto pressione proprio dalle crisi geopolitiche.

La guerra in Medio Oriente, con le sue implicazioni energetiche, rende ancora più evidente questa esigenza. Se le fonti di approvvigionamento sono instabili, i prezzi oscillano e le famiglie pagano il conto. Da qui la richiesta di una maggiore capacità europea di controllare le proprie filiere. Torna all'inizio

Commercio internazionale, tra opportunità e timori

Nonostante le tensioni globali, gli europei non vogliono chiudersi. Al contrario, i risultati dell’indagine evidenziano un forte sostegno al commercio internazionale. Il 67% ritiene che gli accordi commerciali offrano accesso a più prodotti e a prezzi migliori, mentre il 77% li considera un’opportunità per le esportazioni delle imprese europee.

Ma anche qui emerge una posizione equilibrata. Se da un lato il commercio è visto come una leva economica e diplomatica, dall’altro resta il timore che possa portare a un abbassamento degli standard di qualità e sicurezza.

In questo contesto, cambia anche la geografia delle priorità. I consumatori europei guardano sempre più verso l’Asia, considerata la principale area con cui rafforzare i rapporti commerciali, mentre gli Stati Uniti scendono nelle preferenze. È un segnale chiaro di un mondo che si sta ridefinendo, anche dal punto di vista dei consumatori. Torna all'inizio

“Made in Europe”, tra valori e portafoglio

Un altro aspetto centrale riguarda il consumo di prodotti europei. Tre intervistati su quattro ritengono che i consumatori dovrebbero privilegiare beni e servizi prodotti nell’Ue, con Italia, Portogallo e Spagna tra i Paesi più favorevoli. Ma quando si passa dalle intenzioni ai comportamenti, emergono le difficoltà.

Solo circa la metà è disposta a pagare di più per prodotti europei. Il resto preferisce scegliere “Made in Europe” solo a parità di prezzo, oppure non lo considera una priorità.

E qui si torna al punto di partenza. In un contesto segnato da crisi internazionali e aumento dei prezzi, le famiglie fanno scelte pragmatiche. Anche quando condividono valori e obiettivi, il prezzo resta una variabile decisiva. Torna all'inizio

Un’Europa rispettata, ma ancora in cerca di forza

L’indagine restituisce infine un’immagine ambivalente dell’Unione europea. Resta riconosciuta come una grande potenza economica (63%) e un’area con alta qualità della vita (68%), ma allo stesso tempo debole sul piano politico e militare e incapace di incidere davvero nello scenario globale.

Solo un intervistato su tre considera l’UE una potenza militare rilevante, mentre molti criticano la gestione delle crisi internazionali, dalla guerra in Ucraina al conflitto a Gaza. E anche le divisioni interne tra Stati membri sono viste come un ostacolo alla credibilità europea.

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Il pragmatismo dell’Italia

Anche in Italia emerge un atteggiamento pragmatico, ma sempre più attento agli equilibri internazionali. Da un lato, prevale il riconoscimento del ruolo dell’Unione europea come area ad alta qualità della vita, indicata dal 61% degli intervistati; dall’altro, resta diffusa la percezione di una debolezza sul piano strategico e militare, con il 46% che non considera l’Ue una vera potenza globale.

Sul fronte economico, gli italiani confermano una forte apertura al commercio internazionale: solo una quota marginale, intorno al 10%, si dichiara contraria all’ingresso di prodotti esteri a prezzi più competitivi, mentre una larga maggioranza sostiene la necessità di nuovi accordi commerciali per ridurre le dipendenze. Allo stesso tempo, però, cresce la richiesta di tutele: tre italiani su cinque si oppongono a un allentamento delle norme sulla sicurezza alimentare, segno che l’apertura dei mercati non deve tradursi in un abbassamento degli standard.

Anche il rapporto con gli Stati Uniti appare meno solido rispetto al passato. Una parte significativa degli intervistati mette in discussione un allineamento automatico con Washington: circa il 40% non lo considera prioritario e quasi la metà ritiene che l’alleanza transatlantica sia ormai compromessa, guardando con maggiore interesse alla possibilità per l’Unione europea di rafforzare relazioni con nuovi partner.

Forte resta inoltre il sostegno al “Made in Europe”, che raccoglie ampio consenso sul piano dei valori, con il 78% degli italiani favorevole a dare priorità ai prodotti europei, ma incontra limiti quando entra in gioco il prezzo: solo il 42% è disposto a pagare di più, segno che il costo della vita continua a essere una variabile decisiva.

Guardando al futuro, infine, emerge un clima di incertezza diffusa. Circa un quarto degli intervistati ritiene possibile una guerra globale nei prossimi anni, mentre quasi tre italiani su quattro prevedono un peggioramento del costo della vita nel 2026. Cresce anche la preoccupazione per la stabilità internazionale e per la sicurezza del continente, in un quadro che riflette timori già presenti prima dell’ultima escalation geopolitica e che oggi appare ancora più marcato. Torna all'inizio
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Federico Cavallo
Responsabile Corporate Affairs & Public Relations
Questa indagine mostra con chiarezza che i consumatori europei abbiano una visione lucida e pragmatica dello scenario globale. Da un lato chiedono un’Europa più forte, capace di difendere i propri interessi e ridurre le dipendenze strategiche; dall’altro non sono disposti a rinunciare a prezzi accessibili e qualità. È un equilibrio complesso, che le istituzioni devono saper interpretare: le scelte in materia di commercio, innovazione e autonomia strategica hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana delle famiglie. Inoltre, nel contesto attuale, le tensioni e i conflitti internazionali, come quelli in Medio Oriente, contribuiscono ad aumentare l’instabilità dei mercati energetici e a incidere sui costi per famiglie e imprese, rendendo ancora più evidente la necessità di politiche capaci di ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la resilienza del sistema. Per questo è fondamentale che la voce dei consumatori entri a pieno titolo nel dibattito geopolitico ed economico europeo.