Guida all'acquisto

Come scegliere il tonno in scatola

16 marzo 2020
tonno

Consumato nelle giuste quantità il tonno sott’olio può essere un’alternativa intelligente per un pasto sano e veloce. Sugli scaffali di supermercati e discount la scelta è ampia. Ma come scegliere il migliore?

Pronto all’utilizzo, facile da preparare, saporito; il tonno sott’olio rappresenta una soluzione rapida e intelligente per consumare un pasto sano, senza doversi scomodare ad accendere i fornelli. Non va dimenticato però che c’è tonno e tonno; a partire dal prezzo, passando per la materia prima, ogni prodotto è diverso dall’altro. Ecco una guida per orientarsi in questo vero e proprio oceano di proposte.

Tonno pinna gialla o tonnetto striato?

Il tonno pinna gialla e il tonnetto striato sono le due specie più presenti nelle conserve di tonno che compaiono sugli scaffali di supermercati e discount italiani. Non si tratta di una scelta facile: sebbene il tonno pinna gialla venga considerato dagli esperti un prodotto di grande pregio, non si può dire che navighi in buone acque ed infatti rientra fra le specie dichiarate “prossime alla minaccia” dall’IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura). Il tonnetto striato è una scelta più sostenibile; i suoi stock ittici godono di maggiore salute e per questo motivo non viene classificata fra le specie a rischio di estinzione. Tuttavia, le sue carni vengono considerate meno appetibili da un punto di vista sensoriale rispetto a quelle del tonno pinne gialle.

Nel nome della sostenibilità

Le informazioni presenti sul packaging della scatoletta di tonno sono un’ulteriore freccia al nostro arco per operare una scelta consapevole. Oltre alla specie, sarebbe bene ricevere chiarezza sulla zona di pesca, che può essere indicata in etichetta come “Zona FAO” o per esteso; esistono infatti zone di pesca “consigliate” (Pacifico occidentale e centrale: FAO 61, 71, 81) e altre “sconsigliate” (Oceano Atlantico: FAO 31, 34, 41, 47; Oceano Indiano: FAO 51, 57), in funzione delle condizioni della popolazione locale dei tonni.

La sostenibilità può essere anche valutata in base al metodo di pesca: fra i metodi di pesca più utilizzati c’è la pesca con reti a circuizione con utilizzo di FAD. I FAD (Fish Aggregating Device) sono oggetti galleggianti costruiti per attirare pesci e altre specie marine: possono variare da semplici zattere di bambù, a grandi piattaforme dotate di sonar e radar e vengono usati per attirare i tonni in un unico punto, per poi prelevarli con ampie reti, chiamate “reti a circuizione”. Questo metodo di pesca, essendo poco selettivo, è responsabile di innumerevoli morti accidentali di altre creature acquatiche, tra le quali giovani tonni, squali, delfini e tartarughe marine. Anche la pesca con palamiti (o palangari) si scontra con il concetto di sostenibilità: i palangari sono cavi di nylon lunghi fino a 100 km con attaccate fino a 3.000 lenze, che terminano con ami. Oltre il 20% delle catture effettuate con questo sistema può essere rappresentato da specie in pericolo come squali e uccelli marini. Esistono però metodi di pesca che tengono in maggiore considerazione la salute dell’ecosistema marino: la pesca a canna e la pesca con reti a circuizione su banchi liberi, senza utilizzo di FAD, sono sistemi di pesca molto selettivi, che riducono al minimo le catture accidentali e limitano l’impatto della pesca sull’ambiente.

Leggere l’etichetta

Se è vero che molte informazioni utili non sempre figurano sulla scatoletta, in quanto a discrezione del produttore, non dobbiamo commettere l’errore di sottovalutare il peso che le informazioni obbligatorie possono avere sulle nostre scelte.

Ad esempio, potrebbe essere utile in fase di acquisto fare caso al peso sgocciolato dichiarato in etichetta e scegliere di conseguenza: fra due prodotti, a parità di peso netto e di prezzo, il peso sgocciolato può rappresentare la chiave per scegliere il prodotto più conveniente.

Anche l’etichetta nutrizionale merita le nostre attenzioni, soprattutto se abbiamo particolari esigenze in termini di dieta. Non tutti i tonni sott’olio sono uguali dal punto di vista nutrizionale; ad esempio, rispetto al tonno tradizionale sgocciolato del suo olio, il tonno con un filo d’olio apporta meno calorie e meno grassi, perché è meno impregnato di olio. Anche il sale va tenuto d’occhio: viene aggiunto dai produttori per insaporire il tonno e non per favorire la sua conservazione, che è invece garantita dalla sterilizzazione delle scatolette. Dato che la quantità di sale può variare parecchio da un prodotto all’altro, potremmo decidere di mettere nel nostro carrello la scatoletta che ne contiene meno, a beneficio della nostra salute.

Tonno in tavola

Per quanto sia buono e salutare, il tonno sott’olio è pur sempre pesce trasformato e, in quanto tale, le linee guida per una sana alimentazione del Crea consigliano un consumo di 50 grammi di prodotto sgocciolato a settimana, ovvero una scatoletta.